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La truffa dell'hotel di Rimini: erano più di 30 i conti correnti su cui i malcapitati accreditavano i bonifici

La truffa ha mandato all’aria le ferie di centinaia di turisti, prosciugandone i risparmi, con più di 500 prenotazioni accettate a fronte di una disponibilità di 40 camere.

La truffa dell'hotel di Rimini: erano più di 30 i conti correnti su cui i malcapitati accreditavano i bonifici
L'hotel Gobbi

globalist

18 Agosto 2022 - 12.05


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Sono più di trenta i conti correnti, sparsi qua e là in Italia e nel resto del mondo, da quelli offshore in Irlanda agli ultimi scoperti in Lituania, dove venivano bonificati saldi e caparre destinati all’hotel Gobbi di Rimini prima che sparisse nel nulla.

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Aumentano sempre più i dettagli che emergono attorno al caso della struttura romagnola, protagonista della truffa che ha mandato all’aria le ferie di centinaia di turisti, prosciugandone i risparmi, con più di 500 prenotazioni accettate a fronte di una disponibilità di 40 camere.

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Un buco da oltre 800 mila euro per la società intestata al torinese Marco Giordano. «Il mio cliente è solo una pedina. – assicura il suo legale, Massimiliano Orrù del Foro di Rimini – È stato manovrato da soggetti che lo hanno convinto ad aprire decine di conti all’estero, ma lui non ha mai visto una lira. È una persona così ingenua che chiunque se lo trovasse davanti capirebbe all’istante di avere di fronte solo un personaggio di facciata. Aspetto di conoscere le contestazioni a suo carico».

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Lui, Giordano, operaio alla Stellantis, non si presenta al lavoro da quattro mesi: ovvero da quando, nel maggio scorso, è diventato il legale rappresentante di un’impresa individuale che tuttavia risultava piuttosto affollata. Sono diverse le figure che hanno orbitato attorno all’hotel Gobbi: c’è Giuseppe Sorrenti, presunto braccio destro di Giordano, che è stato accusato da diversi messaggi su WhatsApp inviati in contemporanea dall’account ufficiale del Gobbi ai turisti truffati, e che a sua volta — come riportato dal Corriere di Romagna — tira in ballo due sedicenti truffatori già noti per un raggiro analogo compiuto l’anno scorso in un hotel di Cattolica.

Tra gli indagati c’è inoltre Aya El Imrani, 25enne marocchina, contabile e receptionist, a cui andavano intestati i bonifici sui conti italiani e irlandesi: sempre sulla app di messaggistica si difendeva dagli strali dei turisti sostenendo di «essere stata messa in mezzo in una grossa truffa da parte di chi ha fatto mettere tutto a mio nome e poi è scappato con i soldi». E infine compare Andrea Meli, gestore e tuttofare dell’ultima ora, colui che sul gruppo Facebook dei truffati (più di 800 membri) tentava di rasserenare gli animi ripetendo di essere stato «l’unico a metterci la faccia»: e che però «si negava al telefono e chiedeva nuovi pagamenti in contanti perché doveva comprare il cibo per rifornire le cucine».

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«A me hanno spillato 1.190 euro – dichiara Maria Marseglia, di Milano – volevano il pagamento anticipato entro 24 ore e ci sono cascata». E ancora: «Mia mamma è invalida, e mi aveva chiesto di passare qualche giorno al mare. – tuona il pavese Nicola Buonaluce – All’inizio mi è stato chiesto di versare la metà del saldo su un conto lituano, presso la Revolut Bank Uab. Mi sono insospettito e ho contattato la struttura. La signora El Imrani mi ha chiesto di intestare a lei un bonifico di 500 euro su un altro conto, aggiungendo che “il vecchio Gobbi non c’è più”». A quel punto la beffa è servita: «Non ricevendo riscontri ho richiamato la struttura. Un uomo mi ha detto che il pagamento era da rifare. Ho contattato i carabinieri, che mi hanno spiegato il raggiro. Per pura curiosità ho telefonato un’altra volta: mi ha risposto una terza persona, che mi ha assicurato che le camere c’erano. Bastava pagare di nuovo». Un giallo. Alla Procura di Rimini spetta dunque il compito di distinguere tra protagonisti e comparse.

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