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Per capire la strage di Capaci occorre fare luce sul fallito attentato all'Addaura

Qualche appartenennte a certi organi istituzionali tradì Falcone, ha ricostruito il giudice Morvillo. La giornata al mare era stata decisa solo la sera prima, Falcone non era mai andato a fare lì il bagno.

Il fallito attentato all'Addaura
Il fallito attentato all'Addaura

globalist

22 Maggio 2022 - 12.01


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E’ il 23 maggio, e si ricorda la strage di Capaci. 27 anni dopo ancora tanti perchè senza risposta.E per capire quel che è accaduto quel 23 maggio,vale andare ancora più indietro, al giorno di un fallito attentato a Falcone, quello dell’Addaura. Per il fallito attentato all’Addaura del 21 giugno 1989 contro il giudice Giovanni Falcone, infatti, “è pacifico che qualche appartenente a certi organi istituzionali lo abbia tradito. Perché è un attentato che presupponeva che Falcone andasse al mare quel giorno. E da quando aveva preso la casa al mare Falcone non era mai sceso su quella scogliera”. La denuncia è stata fatta negli anni passati da Alfredo Morvillo, allora procuratore di Trapani e fratello di Francesca, moglie di Giovanni Falcone morta con lui nella strage di Capaci, punta il dito su un passaggio cruciale della strategia stragista di quegli anni in Sicilia. Mafia e non solo, pensando a quelle “menti raffinatissime” che Falcone stesso avrebbe indicato subito dopo quel fallito attentato. Della giornata al mare all’Addaura si parlò soltanto la sera prima nel corso di una cena. Chi poté ascoltare di quell’appuntamento? Come? Furono fatti accertamenti per capire se la sera di quella decisione c’era qualche orecchio del “Grande fratello” ad ascoltare e riferire a “certi organi istituzionali” pronti a tradire? Morvillo ha ricordato questo passaggio nella recente manifestazione organizzata dall’Anm davanti al tribunale di Palermo per il “non compleanno” del cognato.
Secondo Morvillo “sono stati fatti tanti passi avanti ma, purtroppo, chi stenta ancora a venirci appresso è la politica. Certa politica, certe facce, sono ancora una palla al piede. Sono cambiate molte cose nella nostra società, ma ancora non possiamo cantare vittoria, perché nonostante si siano verificate tante condizioni chi non sta al passo purtroppo è una parte del potere. E’ innegabile – accusa – che ci sono ancora resistenze a eliminare dal mondo certi personaggi condannati o con giudizi in corso che continuano a occupare la vita politica ancora si stenta ad affrontare quest’ultimo baluardo. Si è fatto tantissimo sulla repressione purtroppo questo coinvolgimento della politica stenta ancora a decollare”
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