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Condizionatori mai sotto i 25 gradi: da maggio inizia l'operazione 'termostato' del Governo

L'emendamento al decreto bollette vieterà di tenere i condizionatori negli uffici pubblici al di sotto dei 25 gradi, mentre i riscaldamenti non potranno salire oltre i 21.

Condizionatori mai sotto i 25 gradi: da maggio inizia l'operazione 'termostato' del Governo

globalist Modifica articolo

20 Aprile 2022 - 09.15


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La pace o il condizionatore? La battuta di dubbio gusto del premier Draghi è diventata un tormentone, una frase che però disegnava una strategia ben precisa. Provare ad abbattere i consumi di energia per mitigare l’effetto delle sanzioni alla Russia. Tra i provvedimenti più discussi, proprio quelli relativi ai termostati e ai condizionatori. Un emendamento al decreto Bollette prevede in tutti gli uffici pubblici di tenere i condizionatori a non meno di 27 gradi, con una tolleranza massima di due – dunque 25 gradi. In inverno invece i riscaldamenti dovranno rispettare il limite di 19 gradi, con una tolleranza fino a 21.

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L’obiettivo è ridurre i consumi di metano per 4 miliardi di metri cubi all’anno. Anche perché non sarà possibile coprire da subito e per intero, le forniture russe che al momento forniscono all’Italia il 38% del suo fabbisogno. Bisogna insomma cominciare a razionare i consumi meglio uffici e nelle abitazioni. L’idea del governo è quella di prepararsi all’ipotesi in cui l’Europa dovesse adottare la linea più dura procedendo all’embargo del metano russo. Il premier Draghi sa che non possiamo farci trovare scoperti per l’inverno e dunque chiede di razionare i consumi a partire già da ora. 

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Intanto, per cercare di accaparrarsi nuove forniture di gas dall’Africa, oggi il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, e il collega agli Esteri, Luigi Di Maio, voleranno prima in Angola e poi in Congo. Lì incontreranno i ministri omologhi. In Angola dovrebbe essere firmata una dichiarazione di intenti che, per conto di Eni prevede nuova capacità di liquefazione del gas che sarà realisticamente attorno agli 1,5 miliardi di metri cubi all’anno dal 2023. Eni ha una quota, del 13,6%, di Angola Lng, la cui capacità di liquefazione è pari a 5,25 milioni di tonnellate all’anno. E fa parte di un altro consorzio con un nuovo progetto di estrazione. Eni da tempo lavora in Angola per aumentare i prelievi.

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Ora conta di farlo sviluppando due campi, di Quiluma e Maboqueiro, che avrebbero riserve per 42 miliardi di metri cubi all’anno. Una missone importante, per questo, ad accompagnare Cingolani e Di Maio ci sarà anche l’amministratore delegato Claudio Descalzi. In Congo invece le forniture sarebbero tarate attorno ai 5 miliardi di metri cubi, ma dal secondo trimestre 2023. Ieri mattina il presidente del Consiglio, Mario Draghi, fermo a causa del Covid, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente della Repubblica del Congo, Dénis Sassou N’Guesso. Il governo sta cercando di firmare nuovi contratti nel più breve tempo possibile: il timore infatti è che arrivino prima i clienti asiatici, in testa la Cina, e che quindi vi sia un ulteriore rincaro dei prezzi. 

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