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Covid, Gimbe: "Non è la quinta ondata ma troppi casi al Centrosud"

Diverse le cause di questa aumentata circolazione virale: rilassamento della popolazione e allentamento delle misure, progressiva diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2

Covid, Gimbe: "Non è la quinta ondata ma troppi casi al Centrosud"

globalist

20 Marzo 2022 - 17.39


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Troppe le differenze regionali: minore circolazione virale per i 18,8 milioni di persone di Lombardia, Piemonte e Emilia Romagna, e alta incidenza al Centrosud (in particolare in Umbria, Puglia, Calabria, Marche, Basilicata, Lazio, Abruzzo e Toscana). Lo sostiene il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Dal 13 al 19 marzo +30,2% dei casi e aumento degli attualmente positivi, da poco più di 971mila del 10 marzo a 1.147.519 di sabato 19 marzo e iniziali segnali di impatto sui ricoveri.

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Oltre 477mila casi in una settimana (+30,2%) Secondo l’analisi Gimbe, i nuovi dati aggiornati registrano negli ultimi 7 giorni (13-19 marzo) oltre 477mila casi, rispetto a poco meno di 332mila della settimana precedente (6-12 marzo), con un incremento del 30,2%. Il tasso di positività dei tamponi ha superato il 15% e il numero degli attualmente positivi è risalito da poco più di 971mila del 10 marzo a 1.147.519 il 19 marzo.

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Maggior risalita nelle fasce più giovani “L’incremento – evidenzia Cartabellotta – riguarda tutte le fasce di età con una maggior risalita nelle fasce più giovani: in particolare 10-19 anni e a seguire 0-9 anni. L’aumento dei casi, al momento, non è omogeneo nelle varie Regioni. L’incidenza a 7 giorni per 100mila abitanti è maggiore in quelle del Centrosud: Umbria (1.674), Puglia (1.206), Calabria (1.142), Marche (1.135), Basilicata (1.061), Lazio (995), Abruzzo (971), Toscana (920). Mentre la circolazione virale è minore in Piemonte (409), Lombardia (502), Emilia Romagna (506). Differenze che, inevitabilmente – sottolinea Cartabellotta – rendono il dato nazionale poco generalizzabile”.

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Diverse le cause di questa aumentata circolazione virale: rilassamento della popolazione e allentamento delle misure, progressiva diffusione della più contagiosa variante Omicron BA.2, calo della protezione vaccinale nei confronti dell’infezione, persistenza di basse temperature che costringono ad attività al chiuso. Quindi il rischio di una nuova pressione sugli ospedali.

Risalgono i ricoveri ma ancora nessun segno di sovraccarico “Al momento non si rilevano segni di sovraccarico anche se i posti letto occupati in area medica hanno ripreso lievemente a salire: da 8.234 del 12 marzo a 8.319 del 19 marzo. Quelli in terapia intensiva rimangono stabili da qualche giorno intorno a 470, mentre gli ingressi si sono stabilizzati ai 40-42 al giorno e mostrano segni di risalita. Tutti segnali iniziali d’impatto, seppur limitato – dice Cartabellotta – sugli ospedali dell’incremento dei nuovi casi”.

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La variante Omicron 2 prevale nel Nordovest E a proposito infine della nuova variante, il presidente della Fondazione Gimbe rileva che l’indagine flash dell’Istituto superiore di Sanità rileva, al 7 marzo, una prevalenza di Omicron 2 al 44%. “Tuttavia – dice Cartabellotta – i dati sono di difficile interpretazione perché nelle Regioni del Nordovest, dove il virus circola meno, la prevalenza di Omicron 2 è più elevata (68%), mentre risulta più bassa (32%) al Sud dove si rileva una maggior circolazione virale”.

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