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Se vuoi la pace, non preparare la guerra: il sano realismo pacifista

“Si vis pacem, para bellum (“se vuoi la pace, prepara la guerra”). Un motto latino che va riletto alla luce della guerra in corso. Una guerra che potrebbe non fermarsi all’Ucraina, trascinando dentro anche l’Italia.

Se vuoi la pace, non preparare la guerra: il sano realismo pacifista
Esercito italiano

Umberto De Giovannangeli Modifica articolo

16 Marzo 2022 - 14.17


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Parole che allarmano

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Il capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, generale Luca Goretti, in audizione alle commissioni Difesa di Camera e Senato, riunite in seduta congiunta, ha detto di aver “sostenuto e autorizzato, in coerenza con gli intendimenti governativi, il raddoppioin soli due giornidel numero dei caccia Eurofighter al servizio della Nato nella sorveglianza e sicurezza dei cieli, garantito da un rischieramento già presente in Romania.Noi siamo praticamente al confine – ha sottolineato il generale – a meno di meno di venti miglia dal confine ucraino. Dobbiamo prestare attenzione nella nostra attività di difesa aerea: basta niente per sconfinare e trovarci in guerra. Per questo dico ai miei equipaggi che mai come ora ogni cosa deve essere fatta secondo le regole. Non bisogna mai farsi prendere dalla foga di vedere cosa c’è. Potrebbero esserci tentativi di farci entrare in territorio ucrainoe sarebbe la fine”.

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L’Italia si prepara alla guerra.

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Lo dimostra una circolare del 9 marzo dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano nella quale, alla luce dell’evoluzione del conflitto in Ucraina, le forze armate vengono di fatto messe in stato di allerta e preparate al peggiore degli scenari, quello di un impegno diretto con uomini e mezzi. Il documento, firmato dal generale Bruno Pisciotta, ordina al Comando delle Truppe Alpine, al Comando Militare di Roma, alle forze operative di nord e sud Italia e al comando logistico di “attuare, con effetto immediato, tutte le azioni di competenza” in questi quattro settori: personale, addestramento, impiego e sistemi d’arma.

La circolare, resa pubblica dal Partito della Rifondazione Comunista, ordina di “porre particolare attenzione nel valutare le domande di congedo anticipato, in quanto in un momento caratterizzato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, deve essere effettuato ogni possibile sforzo affinché le capacità pregiate possano essere disponibili”. Lo Stato Maggiore dell’Esercito ordina che “tutte le unità in prontezza devono essere alimentate al 100% con personale (anche medico e sanitario) ready to move”, cioè pronto a muoversi. “Tale linea d’azione rappresenta una priorità”. Per quanto riguarda gli addestramenti dovranno essere orientati al “warfighting”, ovvero a scenari di combattimento su campi di battaglia. Tale aspetto è così rilevante che “viene disposto il rinvio di tutte le esercitazioni che non siano specificatamente indirizzate al mantenimento delle capacità operative”. L’addestramento deve interessare anche i reggimenti di artiglieria”. La circolare dello Stato Maggiore dell’Esercito sottolinea che “gli assetti sanitari costituiscono una capacità essenziale per l’operatività dei reparti” e – in particolar modo – chiede di “accelerare la disponibilità operativa del 52° Reggimento artiglieria terrestre Torino, dando priorità alle batterie semoventi”. Per quanto concerne i sistemi d’arma i massimi esponenti della difesa italiana ordinano di “provvedere affinché siano raggiunti e mantenuti i massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, gli elicotteri e i sistemi d’arma dell’artiglieria”.

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 Prestate ascolto

Domenico Gallo, giurista, già magistrato, è una persona seria e competente. Prima di scrivere si documenta e quando scrive non usa le parole per confondere le idee ma per chiarirle. E sono in pochi a farlo.

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Scrive Gallo su Micromega: “Il Presidente del Consiglio Draghi nelle sue comunicazioni alle Camere, il primo marzo, ha motivato la decisione di inviare armi al governo ucraino, con queste parole: “L’Italia ha risposto all’appello del presidente Zelensky, che aveva chiesto equipaggiamenti, armamenti e veicoli militari per proteggersi dall’aggressione russa. È necessario che il Governo democraticamente eletto sia in grado di resistere all’invasione e difendere l’indipendenza del Paese”. Quindi Draghi ha aggiunto: “La minaccia portata oggi dalla Russia è una spinta a investire nella difesa più di quanto abbiamo mai fatto finora”.


In sostanza la lezione che il governo trae da questi fatti è che bisogna incrementare la corsa agli armamenti. L’unica opzione esistente – secondo Draghi – è: “Scegliere se farlo a livello nazionale oppure europeo”. Lo scenario che si prefigura è quello della costruzione di un’Europa come potenza militare, armata fino ai denti, che costruisce le relazioni con i suoi vicini fondate sull’intimidazione invece che sul dialogo e la cooperazione: insomma la guerra fredda permanente. Quello che non è stato spiegato al Parlamento e all’opinione pubblica è che la legge italiana sulla neutralità (R.D. 1938 n. 1415, All. B, art. 8) vieta di fornire armi ai paesi in guerra. La ragione è semplice: chi fornisce armi ad un paese in guerra partecipa al conflitto e quindi non può essere più considerato neutrale. Con l’invio di uno stock imprecisato e secretato di armamenti e di mezzi bellici, l’Italia abbandona la neutralità e diviene un paese belligerante, sia pure per interposta persona. Insomma, armiamoci e partite! Queste forniture – ha scritto la rivista militare Analisi Difesa – ci rendono a tutti gli effetti “belligeranti” contro la Russia. Si tratta di un atto di ostilità in senso tecnico, che, come tale, è stato percepito dalla Russia. In nota ripresa dalla Tass il ministero degli Esteri russo dichiara: “Coloro che sono coinvolti nella fornitura di armi letali alle forze armate ucraine saranno responsabili delle conseguenze di queste azioni.”

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Come si vede si tratta di una scelta gravida di conseguenze imprevedibili. Dalla doverosa condanna dell’ingiustificabile aggressione russa, siamo passati – sia pure ambiguamente – alla partecipazione al conflitto armato. Quasi senza accorgercene ci hanno calato in testa l’elmetto e arruolato nella guerra contro la Russia. In questo modo si alimenta il conflitto e si rende più impervia la strada per una soluzione negoziata. E quel che è ancora più grave si crea un ulteriore pericolo di escalation della guerra, rendendo più probabile il coinvolgimento della NATO.
E allora togliamoci gli elmetti prima che un colpo fatale ce li sbalzi dalla testa”.

Fin qui Gallo.

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Altro contributo di una persona seria e impegnata da sempre nel movimento pacifista: Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento .

Scrive Valpiana: “Tutti quelli che la definiscono “novecentesca” per rassicurarsi e dire che rimarrà nei confini di una guerra territoriale, ricordo che la guerra novecentesca del 1945 si è conclusa con due bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. E che nella storia se è già successo, può riaccadere.

A tutti quelli che dicono che i pacifisti se ne fregano delle vittime, ricordo che le nostre organizzazioni sono nate proprio per soccorrere le vittime delle guerre e ricostruire la pace, e che con gli interventi civili di pace siamo sempre stati (e abbiamo sempre finanziato) il soccorso alle vittime nei teatri di guerra (da Afghanistan a Iraq, da Siria a Yemen) nel mentre lavoravamo per diminuire il peso della violenza e delle armi.

A tutti quelli che ci dicono che bisogna sostenere l’esercito ucraino con nuove armi sempre più letali, ricordo che l’arma più forte di tutte le resistenze è l’unità, il coraggio e la partecipazione di quella popolazione civile che rimane a difendere con la propria presenza i propri valori (dopo aver messo in salvo con la fuga donne, bambini, anziani), e che i nostri amici pacifisti e nonviolenti, obiettori di coscienza e disertori dall’esercito di Kiev sono rimasti in città ad aiutare le vittime e a resistere senza armi, e ci chiedono aiuto e sostegno internazionale per il cessate il fuoco e le proposte di pace da mettere sul tavolo delle trattative. Noi aiutiamo (anche finanziariamente) questa resistenza civile, che salva l’onore e le vite.

A tutti quelli che ci dicono che il nostro è un pacifismo da divano, ricordo che dal 1948 come obiettori di coscienza siamo andati in carcere con Pietro Pinna e che da allora in poi non abbiamo perso un giorno di lavoro per il disarmo, per la riduzione delle spese militari, per la smilitarizzazione della Nato, per la smilitarizzazione prima dell’Unione Sovietica (siamo andati anche lì a manifestare e farci arrestare) e poi della Russia chiedendo che l’Italia non gli vendesse le armi, e abbiamo lavorato quotidianamente per far crescere il movimento dei resistenti alla guerra. E in tutto questo siamo stati isolati e ignorati dalla gran parte delle forze politiche e dei giornali che oggi si scoprono bellicisti e voglio più armi e più fondi per aumentare ancora i bilanci militari di tutti i paesi d’Europa, felici di correre verso il baratro.

A tutti questi bellicisti da divano, chiedo: dove eravate fino a ieri? Scoprite adesso che il tema della guerra e del militarismo era la prima questione cui dedicare attenzione da almeno 50 anni? E adesso pensate che la soluzione sia proseguire sulla strada folle della preparazione (e attuazione) della guerra? E dunque sareste voi quelli che hanno la vera pietà per le vittime? E noi nonviolenti saremmo i ponzio pilato? Ma non vi vergognate almeno un po’?

A tutti quelli che chiedono a noi “e adesso cosa fareste se foste in Ucraina?” rispondo che questa risposta spetta a chi è oggi in Ucraina, io sono qui, sono nonviolento, sono italiano, sono europeo e a me spetta di fare la mia parte, che sto facendo da almeno 50 anni: lavorare per la pace e il disarmo, soccorrere le vittime della guerra. In questo sto con Papa Francesco, l’unica voce di verità in questa babele di parolai. E voi?”.

Una neutralità attiva.

E’ quello che il fronte pacifista chiede al Governo italiano sul fronte russo-ucraino.

A darne conto, prim’ancora dell’inizio delle ostilità sul campo, era stata Rete Italiana Pace e Disarmo (Ripd).

Neutralità  attiva

Dire “No alla guerra” è necessario ma non sufficiente: occorre prendere posizioneI partiti e le istituzioni se si dichiarano per la pace e contro la guerra devono agire di conseguenza, con coraggio e determinazione aprendo un dibattito sul ruolo e sulla mission dell’Alleanza Atlantica, con una riforma e trasformazione profonda della Nato e sulla necessità di assumere una posizione di neutralità attiva ancorata al diritto internazionale ed alle Nazioni Unite, e dunque impegnandosi ora e subito: Per una reale de-escalation del conflitto; per sostenere la neutralità dell’Ucraina come parte del processo di distensione regionale; per coinvolgere la società civile e la popolazione di tutte le regioni coinvolte nelle decisioni sulle possibili vie di uscita da questa crisi: l’elaborazione di un percorso di pace non può essere affidata alle sole diplomazie governative, ma deve prendere in considerazione l’apporto delle comunità locali; per attivare un programma di cooperazione e di sostegno alla popolazione ucraina al fine di affermare il pieno diritto di autodeterminazione e di integrazione nello spazio (civile) europeo; per attivare un dialogo diretto tra le istituzioni europee, a partire dal Consiglio d’Europa, all’Unione Europea e la Federazione Russa, in una logica di sicurezza condivisa, di cooperazione e di promozione dei diritti umani e della democrazia; per sostenere la convivenza pacifica tra le diverse comunità e popolazioni contrastando nazionalismi, populismi e derive xenofobe che sfociano in nuove forme di fascismo e di autoritarismo: per ribadire l’inviolabilità dei confini riconosciuti internazionalmente e l’illegalità di ogni tipo di annessione e di occupazione militare e civile di territori oggetto di contenzioso giuridico. Al fine di eliminare le motivazioni che stanno alla base di un confronto muscolare pronto a trasformarsi troppo rapidamente in conflitto aperto, occorre dunque lavorare sui seguenti punti specifici: la Russia deve cessare le interferenze e le aggressioni contro i paesi che ritiene essere all’interno della sua “sfera di influenza”, riconoscere i confini ucraini e abbandonare l’idea evocata della “Grande Russia; la NATO non  deve cercare un’ulteriore espansione o impegnarsi in aggressioni; tutte le truppe devono essere ritirate e le forniture di armi, equipaggiamento militare e addestramento devono cessare. La mobilitazione per la guerra dei soldati russi, delle truppe dei membri della NATO e della popolazione ucraina deve finire; il diritto umano all’obiezione di coscienza al servizio militare deve essere garantito, in conformità con l’articolo 18 del Patto internazionale sui diritti civili e politici e i paragrafi 2, 11 del Commento generale № 22 del Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite; la NATO e la Russia devono accordarsi per porre fine alle esercitazioni militari ed evitare incontri militari ravvicinati tra le forze russe e della NATO; tutte le parti coinvolte devono impegnarsi a negoziare un nuovo Trattato sulle forze convenzionali in Europa e smilitarizzare l’Europa attraverso il disarmo, le ispezioni, ecc.; tutte le parti coinvolte non devono impegnarsi in attacchi cibernetici, specialmente contro infrastrutture critiche che colpiscono la vita dei civili; gli Stati e la società civile devono perseguire in buona fede un accordo internazionale che proibisca gli attacchi informatici; tutte le parti interessate devono intraprendere azioni urgenti per prevenire la guerra nucleare, ora più vicina visto il crollo del Trattato sulle forze nucleari a medio raggio, accordandosi per non schierare missili a medio raggio in Europa o nella Russia occidentale; gli Stati Uniti e la Russia hanno anche bisogno di concludere nuovi accordi che raggiungano ulteriori tagli verificabili nelle armi nucleari strategiche e non strategiche e sulle limitazioni delle difese missilistiche a lungo raggio, prima che il nuovo trattato di riduzione delle armi strategiche (New START) scada all’inizio del 2026; gli Stati Uniti devono ritirare le loro armi nucleari di stanza nei paesi membri della NATO e la Russia deve ritirare le sue armi nucleari tattiche dalle basi vicino al suo confine occidentale; la NATO deve rinunciare alle armi nucleari e denuclearizzare la sua dottrina politica così come la Russia e gli Stati Uniti (e tutti gli altri Stati dotati di armi nucleari) devono porre fine ai loro programmi di modernizzazione delle armi nucleari. Gli Stati Uniti, la Russia, l’Ucraina e tutti i membri della NATO devono aderire al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari. 

Tutto questo significa dire “Sì alla pace” e “No alla guerra”.

Da sottoscrivere.

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