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La sopravvissuta ad Auschwitz Tatiana Bucci: "Offesa dai no-vax che usano la stella di David"

La testimone della Shoah: " "I no vax non conoscono il significato di quel simbolo. La stella di David significò la privazione vera della libertà, per noi ebrei. Mi offende profondamente che la indossino".

La sopravvissuta ad Auschwitz Tatiana Bucci: "Offesa dai no-vax che usano la stella di David"
Andra e Tatiana Bucci

globalist

25 Gennaio 2022 - 16.42


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Parole chiare contro I no-vax.

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 “I no vax non conoscono il significato di quel simbolo. La stella di David significò la privazione vera della libertà, per noi ebrei. Mi offende profondamente che la indossino”.

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Così Tatiana Bucci, sopravvissuta da bambina allo sterminio di Auschwitz-Birkenau insieme alla sorella Andra, parla di chi ha indossato la stella di David nelle piazze “no vax”, in un’intervista in occasione della Giornata della Memoria.

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 “Non possiamo permetterci di smettere” di raccontare cosa fu la Shoah. Lo sottolineano, in un’intervista rilasciata a ‘Repubblica’ in occasione della Giornata della Memoria, le sorelle Andra e Tatiana Bucci, sopravvissute da bambine allo sterminio di Auschwitz-Birkenau. Il 2 febbraio prossimo riceveranno la Croce federale al merito dall’ambasciatore tedesco Viktor Elbling. “È una grande cosa. È il segno che la Germania continua a fare i conti con il suo passato. Contrariamente all’Italia”.

“La morte – dice Tatiana – era quotidiana, noi giocavamo accanto ai morti, anzi, con i morti, li vedevamo tutti i giorni e non ci spaventavano. La vita a Birkenau era la morte. E le guardiane delle baracche, le blockowe , ci spiegavano che saremmo usciti dal campo soltanto attraverso le ciminiere, che quello era il destino di noi ebrei. Bruciare nei forni”. Loro scamparono alla morte perché una “blockowa” le avvertì di non farsi ingannare dai medici. 

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“Sì – racconta Andra – ci aveva preso in simpatia, non sappiamo perché. E ci avvertì che i medici avrebbero fatto una cosa molto crudele. Avevano bisogno di dieci maschi e dieci femmine. Mandarono un ufficiale che ci mise tutti in fila, fuori dalla baracca. Poi urlò “chi vuole andare dalla mamma alzi la mano”. Noi eravamo state avvertite che chi avrebbe alzato la mano sarebbe stato portato via, che era condannato a morte.

Rimanemmo immobili come statue. Ma nostro cugino Sergio, nonostante lo avessimo avvertito che era una trappola, alzò la mano. La voglia di rivedere la mamma fu più forte di qualsiasi paura. Lo portarono via.

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Lo vedemmo l’ultima volta salutarci insieme agli altri bambini mentre saliva sulla ‘rampa’ e nei vagoni. Era sereno, contento, convinto di rivedere la mamma. Invece lo portarono ad Amburgo, dove andò incontro a una morte terribile”.

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