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L'appello ai grandi elettori: "Ecco perché chiediamo un pacifista al Quirinale"

Campagna promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, Sbilanciamoci! per la creazione di un dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta

L'appello ai grandi elettori: "Ecco perché chiediamo un pacifista al Quirinale"
La bandiera della pace

Umberto De Giovannangeli

23 Gennaio 2022 - 20.02


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Un “pacifista” al Quirinale. Un sogno. Ma che può avere varie subordinate praticabile. A indicarne una “Un’altra difesa è possibile”. E’ la Campagna promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Tavolo interventi civili di pace, Conferenza nazionale degli Enti di Servizio Civile, Forum Nazionale Servizio Civile, Sbilanciamoci! per la creazione di un dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta.

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Appello ai Grandi Elettori

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Alla vigilia di uno dei compiti più alti e delicati della vita politica ed istituzionale del paese, l’elezione del Presidente della Repubblica italiana, la Campagna “Un’altra difesa è possibile” ha deciso di intervenire nel dibattito con una lettera aperta indirizzata ai Grandi Elettori che nei prossimi giorni inizieranno la serie di votazioni in Parlamento.

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La missiva non ha lo scopo di “dare suggerimenti o indicare nomi”, come evidenziato dalle Reti promotrici, ma intende “richiamare l’attenzione su un aspetto finora trascurato: quello della difesa non armata e nonviolenta e della mancanza di un luogo istituzionale che la coordini e la promuova”.

Nella propria lettera la Campagna ricorda anzitutto di essere promotrice con una Petizione a Camera e Senato, di una proposta di Legge – già all’attenzione delle competenti Commissioni Affari costituzionali e Difesa –  che istituisce il Dipartimento per la Difesa civile non armata e nonviolenta, strumento istituzionale necessario per il riconoscimento della parità costituzionale tra difesa militare e difesa civile. “Occorre una pari dignità con pari legittimità – sottolineano le organizzazioni firmatarie – perché la difesa della Patria, cioè l’integrità della nostra comunità oggi minacciata dalla pandemia, dalla crisi climatica e dalle armi nucleari, è affidata dalla Costituzione ai cittadini ed è un sacro dovere che riguarda ciascuno di noi”.

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Per questo motivo “Un’altra difesa è possibile” si rivolge a coloro che hanno il compito di eleggere il prossimo Capo dello Stato che tra le sue funzioni “ha il comando delle Forze armate, presiede il Consiglio supremo di difesa costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra deliberato dalle Camere”. E dunque poiché il riconoscimento giuridico e la parificazione tra difesa armata e difesa nonviolenta è già stato fatto proprio dal nostro ordinamento si deve correttamente intendere che il Presidente della Repubblica “ha il comando delle Forze armate e disarmate, presiede il Consiglio supremo di difesa armata e nonviolenta costituito secondo la legge, dichiara lo stato di guerra o di resistenza nonviolenta deliberato dalle Camere”. 

La nostra Repubblica è nata da uno strumento nonviolento quale il Referendum popolare e la Costituzione su cui si basa ripudia la guerra e vuole la pace: occorre dunque che salga al Quirinale un Presidente attento a questi principi, un Capo delle Forze Armate e della Forze Disarmate che sappia riconoscere e sostenere la pari dignità di chi difende i valori costituzionali senza ricorrere alle armi. Dal Quirinale potrebbe venire un riequilibrio dei poteri della difesa, ricordando il motto che fu proprio di un Presidente del passato: “Svuotare gli arsenali, riempire i granai”, un programma ancora tutto da attuare.

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Negli ultimi anni l’intera comunità nazionale ha difeso, con costi e impegno altissimi,la salute individuale e la sanità pubblica. Non c’è bene superiore del diritto alla vita, tutto il resto viene dopo. Eppure il bilancio della difesa è assorbito esclusivamente dalla spesa militare (quasi 26 miliardi di euro nel 2022 con un incremento del 20% in tre annimentre alla difesa civile non armata e nonviolenta non arrivano nemmeno le briciole. Una situazione che ci impegneremo a cambiare”.

Fin qui il comunicato-appello.

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Spese crescono

A darne conto è il documentato report di Enrico Piovesana sul sito di Osservatorio Milex.

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Scrive Piovesana: “Il nuovo anno per il Ministero della Difesa inizia come era finito quello passato: con una valanga di programmi di riarmo inviati dal Ministro Guerini al Parlamento per un’approvazione rapida e scontata. Si tratta di programmi targati ancora “Smd 2021”, annata che a questo punto straccia ogni record storico con ben 31 richieste presentate per un valore complessivo finanziato di oltre 15 miliardi di euro (e in proiezione un onere complessivo di oltre 30 miliardi di euro).

Tra gli otto ulteriori programmi trasmessi l’11 gennaio alle Commissioni Difesa di Camera e Senato spiccano quelli per i due nuovi cacciatorpedinieri lanciamissili classe Orizzonte da circa 1,2 miliardi l’uno che saranno prodotti da Fincantieri. Fanno riferimento alla Marina anche il programma per la nave supporto per le operazioni subacquee degli incursori del Comsubin da 35 milioni, una trentina di blindati anfibi 8×8 da sbarco di Iveco e Oto Melara da 10 milioni l’uno e altrettanti gommoni armati da sbarco dal prezzo unitario di quasi un milione e mezzo.

Un’altra trentina di gommoni sono destinati alle forze da sbarco dell’Esercito, cui sono destinati anche una prima tranche (45 mezzi) dei 300 nuovi blindati Orso 2 6×6 in versione “posto di comando e supporto logistico”, prodotti da Iveco e dalla tedesca Krauss Maffei Wegmann al costo di quasi 8 milioni ciascuno.

All’Aeronautica sono destinate invece cinque nuove batterie missilistiche antiaeree Camm-Er da quasi 50 milioni l’uno per la base di Rivolto in Friuli (prodotte da Mbda Italia e Uk, Avio e Leonardo), i nuovi sensori digitaliper i radar della rete Nato di difesa aerea (100 milioni) e l’avamposto di comando aereo per le missioni all’estero (in continuo sviluppo capacitivo: complessivamente costerà 365 milioni di euro).

Queste novità aggiornano il quadro complessivo dei programmi di armamento presentati dalla Difesa nel 2021. 

I programmi riferiti all’Aeronautica sono stati 10 per un controvalore di 6,8 miliardi di euro (onere complessivo previsto 12,5 miliardi) con il progetto dell’EuroDrone MALE (1,9 miliardi) e della ricerca e sviluppo per il cacciabombardiere Tempest (2 miliardi) a prendersi la maggior parte delle risorse. 

La Marina Militare si è vista assegnare 9 programmi dal costo totale di 3,9 miliardi di euro (onere complessivo previsto 5,5 miliardi) in particolare per i due nuove cacciatorpediniere (2,35 miliardi) e i radar missilistici per le fregate Orizzonte (500 milioni). 

All’Esercito sono destinati 5 programmi per circa 1,4 miliardi di euro di costo (ma con proiezione di onere complessivo per ben 8,2 miliardi) in particolare per l’avamposto di comando (500 milioni) e per i blindati Lince 2 (385 milioni) e Orso 2 (348 milioni). I progetti Interforze sono 4 con ben 3 miliardi di euro di controvalore (3,7 miliardi di onere complessivo) soprattutto per le batterie missilistiche anti-aeree da 2,3 miliardi. 

Ai Carabinieri destinati 2 programmi di armamento da 323 milioni di euro complessivi (638 milioni in proiezione) e un piccolo programma da 46 milioni per i gommoni armati da sbarco è ascritto congiuntamente ad Esercito e Marina.

L’alto numero di richieste avanzato dal Ministero della Difesa a partire dalla metà del 2021 ha incontrato ogni volta il favore del Parlamento che, a parte il caso dei primi due programmi inviati alle Commissioni ad inizio agosto, ha sempre provveduto ad approvarle all’unanimità (parere positivo delle Commissioni Bilancio prima del voto finale delle Commissioni Difesa) nel giro di una quarantina di giorni. 

Alla data odierna la Commissione Difesa della Camera dei Deputati ha già approvato 18 programmi, con ultima votazione avvenuta nella seduta del 28 dicembre 2021 a riguardo del sistema integrato per il comando e controllo per le operazioni aeree, del rinnovamento delle unità navali ausiliarie della Marina militare e della implementazione di suite operative «multi-missione multisensore» su piattaforma condivisa Gulfstream G-550. Solo su quest’ultimo programma il parere votato unanimemente ha previsto una “osservazione” da parte della Commissione, ma solo per chiedere che “sia svolta dal Governo (..) ogni attività utile per valorizzare la partecipazione dell’industria nazionale (…) ricorrendo a strumenti contrattuali differenziati in relazione ai diversi Paesi coinvolti nel programma al fine di massimizzare il ritorno industriale, sia di tipo diretto che di tipo indiretto”. 

La Commissione Difesa del Senato ha invece già approvato 23 programmi d’armamento sui 31 totali, gli ultimi cinque nella recente seduta dell’11 gennaio 2022. Tutte senza un solo voto contrario e con la Presidente Roberta Pinotti che si è più volte compiaciuta nel rilevare l’esito unanime della votazione. I pareri hanno riguardato il potenziamento e ammodernamento del Joint Force Air Component Command (Jfacc) nazionale, il munizionamento per cannoni e lanciatori per razzi di contromisura elettromagnetica navali, il programma Multi Data Link (Mdl) della Difesa nell’ambito del più ampio progetto Defence Information Infrastructure (Dii), le scorte di munizionamento Vulcano nella versione guidata e di unità portatili di controllo del fuoco per obici da 155 mm dell’Esercito Italiano e l’area addestrativa galleggiante per il Gruppo Operativo Incursori”.

Quel silenzio complice

Cinquanta premi Nobel e scienziati di ogni Paese – tra gli altri Carlo Rubbia e Giorgio Parisi – hanno rivolto un appello, in modo semplice e diretto, ai governi del mondo per una riduzione concordata della spesa militare del 2 per cento ogni anno, per cinque anni. Domenico Gallo, su MicroMega.net, ha  giustamente rimarcato sia l’importanza politica del documento sia il fatto che la politica non si sia sentita minimamente interrogata: “Questa notizia semplicemente è sparita dai radar della politica. Nessuno dei leader politici italiani, adusi a una presenza attiva nel teatrino politico italiano, in questi giorni particolarmente impegnati in un vacuo chiacchiericcio sul Quirinale, ha reputato di spendere una sola parola sulla proposta dei cinquanta premi Nobel, nemmeno per dire: non sono d’accordo”.

Un silenzio che il nuovo inquilino del Quirinale sarebbe bene che rompesse. 

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