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L'ira di Mimmo Lucano: "Non mi inginocchio, piuttosto faccio 13 anni di galera"

L'ex sindaco di Riace a Bologna per un'iniziativa di solidarietà nei suoi confronti

L'ira di Mimmo Lucano: "Non mi inginocchio, piuttosto faccio 13 anni di galera"
Mimmo Lucano

globalist

18 Dicembre 2021 - 17.36


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Parole accorate dopo una condanna che ha lasciato tutti interdetti e le cui motivazioni saranno oggetto di ricorso in appello dopo una lettura che ha lasciato molti sconvolti.

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 “Io non mi inginocchio, piuttosto faccio 13 anni di galera. Non ho paura di andare in carcere per un ideale”. A dirlo è l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, questa mattina a Bologna per un’iniziativa di solidarietà nei suoi confronti. Lucano sul palco commenta le motivazioni della sentenza di condanna a suo carico, pubblicate ieri. 

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“Voglio che sia fatta giustizia fino in fondo- non si arrende l’ex sindaco- il teorema alla base dell’impianto accusatorio è costruito su cose non vere. E non sono state nemmeno concesse le attenuanti generiche”.

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Secondo Lucano, infatti, dietro la condanna c’è un “accanimento sul pensiero politico”. L’accoglienza nella cittadina calabra, del resto, “è stata anche una visione politica”, rivendica l’ex sindaco. 

Per questo “si doveva far saltare Riace e dimostrare che il messaggio politico del sindaco era da distruggere – sostiene Lucano – questo è il vero obiettivo, non è solo una condanna. Ho dimostrato che sinistra è una parola di umanità, mentre la destra è solo fascismo e razzismo. E il mio messaggio politico fa paura”. 

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Da Riace, insomma, “è arrivato il messaggio forte che l’umanità risolve i problemi”, afferma l’ex sindaco, mentre “se la politica decide chi può restare e chi deve andare via, perde la sua mission”. 

Nella condanna viene imputata a Lucano anche l’associazione a delinquere. Ma nelle motivazioni questo reato “non è giustificato- sostiene l’ex sindaco- e se c’è stata l’associazione a delinquere, allora hanno partecipato anche il ministero degli Interni e la Prefettura di Reggio Calabria. Quando conveniva a loro, chiedevano con insistenza perché non sapevano dove collocare le persone. E poi mi hanno condannato”.

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 Lucano è accusato tra l’altro anche di peculato, abuso d’ufficio, danno erariale e turbativa d’asta. Una parte della condanna è legata al fatto di non aver rispettato il limite di sei mesi di permanenza per i migranti.

 Un tetto fissato da “alcuni burocrati che da Roma vogliono imporre linee guida senza conoscere nulla dei territori e dell’accoglienza- si ribella Lucano- sei mesi sono nulla, come può una famiglia che non ha niente ripartire da zero? Ma di questo reato sono consapevole, e lo rifarei”.

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