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"Froci drogati, spero vi uccida il Covid": lettera minatoria all'Arcigay di Rieti

Il Presidente Domenico Di Cesare ha denunciato il fatto in Questura: "La società cambia, anche se ci vuole tempo, ma voi continuate a essere dei poveracci"

La lettera
La lettera

globalist Modifica articolo

16 Aprile 2021 - 12.48


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“Froci, drogati, speriamo che il Covid vi ammazzi tutti tanto siete solo delinquenti da 2 a 90 anni”. Questi gli insulti contenuti in una lettera recapitata alla sede di Arcigay e Arcilesbica di Rieti. Domenico Di Cesare, presidente dell’associazione, ha denunciato l’episodio in Questura: “Sono il presidente di un’associazione Arcigay (Rieti Lgbt+) e esserlo in una città come Rieti non è facile e proprio per questo mi fa piacere sbattervelo in faccia – denuncia Di Cesare sul suo profilo – Sono appena passato a ritirare questa lettera, che porto subito in questura, e parte del testo lo ometto, troppo schifo. Venendo alla sede Arci, che ci ospita, a ritirare questa lettera, dal parcheggio ho fatto meno di cento metri, e sono bastati per ascoltare davanti al bar cinque uomini maturi (due li conosco) e una voce: “Mesà che ‘llù covid và ‘nfrociti”; li ho sfiorati passando in mezzo la strada, perché comodamente occupavano il marciapiede, tutti con mascherina sotto al mento. Li ho guardati dicendo a voce alta: “gente di merda”. Sono andato via e nessuno ha fiatato. Ecco che ritiro la busta e la apro…” scrive su Facebook. 
“Potrei stare ore a scrivere di mail di preti o presunti tali che ci mandano all’inferno, di insulti e minacce sui social, di cinque ragazzi che il 27 gennaio dopo la manifestazione sull’omocausto in piazza mi hanno detto ‘frocio’, della scritta ‘Arcigay’ strappata sul citofono di Arci e tanto altro che non posso rendere noto – prosegue Di Cesare – La società cambia, anche se ci vuole tempo, ma voi continuate a essere dei poveracci e il dispiacere che provo è quello che vostri figli o nipoti dovranno crescere vicino a persone come voi. Quanto sopra grazie a tanta gente del territorio, anche associazioni, che non ci reputano alla loro altezza, alle decine di amministrazioni del territorio che ci ignorano e neanche rispondono alle nostre richieste fatte con posta certificata e firmate con nome e cognome e non come questi vili anonimi. Prende sempre più piede la voglia di candidarsi alle prossime elezioni: no perditempo”.

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