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Cofferati": "Restituire la legion d'onore è un atto dovuto per chi crede nel rispetto dei diritti umani"

Il gesto di Corrado Augias non è rimasto isolato. L’iniziativa lanciata da Globalist, col sostegno di Amnesty International Italia, sta avendo i primi, importanti riscontri

Cofferati
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Umberto De Giovannangeli

14 Dicembre 2020 - 13.26


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La campagna funziona. Il gesto di Corrado Augias non è rimasto isolato. L’iniziativa lanciata da Globalist, col sostegno di Amnesty International Italia, sta avendo i primi, importanti riscontri: assieme ad Augias, anche Sergio Cofferati, Luciana Castellina e Giovanna Melandri hanno deciso di restituire la Legion d’onore per protestare contro l’assegnazione di questa onoreficenza da parte del presidente francese Emmanuel Macron al suo omologo egiziano, il presidente-carceriere Abdel Fattah al-Sisi. Una vita nel sindacato, nella Cgil, della quale è stato segretario generale dal giugno 1994 al settembre 2002. E poi una esperienza da primo cittadino di una città importante come Bologna, di cui è stato sindaco dal giugno 2004 al giugno 2009. E poi europarlamentare dal giugno 2009 al 1° luglio 2019. In sintesi, Sergio Cofferati. A Globalist , Cofferati motiva in esclusiva le ragioni della sua scelta.

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Cosa ti ha spinto a decidere di ridare indietro la Legion d’onore?

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Alla luce dei risultati dell’ottimo lavoro della Procura di Roma, le pressioni sull’Egitto perché faccia quello che ha pervicacemente rifiutato di fare fino a qui, devono avere due fronti distinti ma convergenti: uno è l’Europa, e l’altro è il nostro Paese. In Europa, come pure avevamo tentato di fare quando ero parlamentare europeo, affrontando più volte l’argomento senza ottenere risultati, bisogna agire tutti insieme. Se la Francia fa quello che ha fatto nei giorni scorsi, con Macron che consegna la Legion d’onore ad al-Sisi e lo fa in segreto sostanzialmente, cosa che conferma la gravità del fatto ancor prima del merito, bisogna che si metta la Francia sotto accusa per costringerla a tornare a condividere una linea positiva. Che strumenti abbiamo noi? Disconoscere i singoli rapporti con la Francia, quelli che hanno fatto anche la gioia delle singole persone, perché un riconoscimento come quello della Legion d’onore è sempre stato nella storia recente un grande riconoscimento. Devi metterlo a disposizione, gli devi dire guarda che o non sono disponibile a condividere con te questo riconoscimento se tu nel frattempo lo dai anche a persone che nella loro attività, politica, culturale, qualunque essa sia e in questo caso è politica e democrazia, hanno atteggiamenti e opinioni esattamente opposti a quelli che hai riconosciuto premiando me. In Europa bisogna arrivare a proporre, tutti insieme, un’azione di pressione nei confronti dell’Egitto, e per essere tutti insieme bisogna riportare nel gruppo quelli che si sono discostati. In questo caso parliamo di un Paese, la Francia, che ha mantenuto una serie di rapporti politici, diplomatici ed economici con un Paese retto da un regime che non rispetta gli standard minimi dei diritti umani. Quelli politici e diplomatici hanno prodotto risultati vergognosi, quelli economici sono cresciuti a dismisura. Spero che crescano le adesioni alla campagna che meritoriamente Globalist ha lanciato, me lo auguro davvero di tutto cuore. Poi c’è l’impegno che deve mettere in campo il Governo italiano, che non può avere un atteggiamento passivo. Io resto dell’idea, come avevo peraltro sostenuto quando fecero ritornare il nostro ambasciatore in Egitto, che quella fu una scelta sbagliata e i fatti successivi lo hanno confermato ancora di più. Perché non è che da quando è ritornato l’ambasciatore là, abbiamo avuto dall’Egitto qualche informazione, qualche atteggiamento diverso. No, le cose sono rimaste come erano prima o addirittura peggiorate perché hanno negato l’evidenza. Ma premere perché il Governo faccia la sua parte non significa delegare ad altri gesti e responsabilità che attengono i comportamenti individuali. In questo senso, un atto politico che riveste una sua importanza, piccola o grande che sia, è di restituire un attestato che ha la sua storia e il suo valore come la Legion d’onore.

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Guardando ai rapporti tra l’Europa e i Paesi della sponda Sud del Mediterraneo, non hai l’impressione che quello che noi, come Europa, cerchiamo siano dei gendarmi delle nostre frontiere esterne, che l’ossessione che muove l’Europa sia sempre e solo quella di frenare, non importa come, una inesistente “invasione” di migranti? E dunque Erdogan, al Sisi…

Secondo me sono due le cose che si sono purtroppo consolidate. Una è quella che dici: il controllo dall’altra parte della frontiera. Invece di gestire democraticamente il problema dell’immigrazione, lo deleghiamo, o accettiamo che intervengano persone che con la democrazia hanno poco a che spartire. E, in secondo luogo, non meno importante del primo, è di considerare quella Sponda soltanto come un acquirente delle nostre merci. Cose che andando insieme, producono effetti devastanti. Altro che aiutarli a casa loro. Quella “casa” continuiamo a depredarla. 

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