L'allarme di Gimbe: in una settimana aumentano i ricoveri e le terapie intensive, ecco i numeri

I nuovi positivi sono oltre 26mila, la metà tra Lombardia (26,5%), Lazio (12,3%) ed Emilia-Romagna (11,4%)

Terapie intensive

Terapie intensive

globalist 3 settembre 2020

Aumentano i ricoverati negli ospedali per Covid e i pazienti in terapia intensiva. Nell’ultima settimana, dal 26 agosto al 1 settembre, è salito il numero dei nuovi casi di positivi, ma soprattutto delle persone contagiate da Sars Cov2 ospedalizzate con sintomi (+30%) - quasi raddoppiato - e di quelle ricoverate in terapia intensiva (+62%), un fronte sul quale si è registrata una vera e propria impennata (da 66 agli attuali 107). Leggero incremento - da 40 a 46 - anche nel numero dei morti. A registrarlo, nel consueto monitoraggio settimanale, la Fondazione Gimbe, presieduta da Nino Cartabellotta.


Cifre alla mano, i nuovi positivi sono oltre 26mila, la metà tra Lombardia (26,5%), Lazio (12,3%) ed Emilia-Romagna (11,4%), mentre nuovi casi settimanali sono balzati da 1.408 a 9.015Per Cartabellotta tutti “segnali che vanno nella direzione di una ripresa dell’epidemia nel nostro Paese, sia in termini epidemiologici che di manifestazioni cliniche, proprio alla vigilia del momento cruciale della riapertura delle scuole”.


Laumento progressivo dei focolai provoca una crescita esponenziale dei nuovi casi, prevalentemente autoctoni, in parte da rientro di vacanzieri e, in misura nettamente minore, di importazione da stranieri, è la valutazione della Fondazione indipendente. Da 1.408 registrati nella settimana compresa trail 15 e il 21 luglio i nuovi casi nell’ultima settimana sono passati a 9.015, con un incremento del rapporto positivi/casi testati schizzato dallo 0,8% al 2,3%”. “Limpennata della curva dei contagi si riflette in maniera sempre più evidente sullaumento dei pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva ”, fa notare Cartabellotta, ribadendo la necessità di “mantenere la guardia molto alta nelle prossime settimane”.


Quanto alle Regioni, solo in tre si registra una esigua riduzione (-111), mentre nelle rimanenti si attesta un aumento complessivo di 2.588 nuovi casi, con un range che varia dai 700 della Lombardia ai 2 del Molise. Dei 26.754 casi attivi al 1 settembre, il 50,2% si concentra in Lombardia (7.082), Lazio (3.285) ed Emilia-Romagna (3.061). Un ulteriore 41,9% si distribuisce tra Veneto (2.460), Campania (2.292), Toscana (1.581), Piemonte (1.464), Sicilia (1.152), Puglia (860), Sardegna (837), Liguria (560). I rimanenti 2.120 casi (7,9%) si collocano nelle restanti 8 Regioni e 2 Province autonome con il range che varia dai 30 della Valle d’Aosta ai 406 dellAbruzzo.


Numeri in ascesa, dunque, davanti ai quali “non possono essere più tollerati comportamenti individuali irresponsabili, esempi scellerati di cattivi maestri, né tantomeno correnti antiscientiste e manifestazioni di piazza che, sotto il falso scudo della libertà, mettono a repentaglio la salute della popolazione”, sottolinea il presidente della Fondazione di Bologna, richiamando le Istituzioni “affinché vigilino e sanzionino ogni forma di attentato” alla salute pubblica” e la popolazione “a rispettare tutti i comportamenti raccomandati”. Alle autorità sanitarie, infine, in vista dell’autunno e dell’avvio della cosiddetta stagione influenzale “il compito di potenziare l’attività di testing, sorveglianza e comunicazione pubblica, oltre che - conclude Cartabellotta - accelerare la messa a punto di un piano adeguato per gestire la difficile convivenza” tra coronavirus e influenza stagionale”.