Liliana Segre sulla pandemia e il ritorno a scuola: "Giovani tocca a voi, prendete in mano la vostra vita"
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Liliana Segre sulla pandemia e il ritorno a scuola: "Giovani tocca a voi, prendete in mano la vostra vita"

Lo dice la senatrice a vita Liliana Segre in un'intervista al 'Corriere della sera' dal titolo "Dopo Auschwitz mi salvarono l'amore e lo studio".

Liliana Segre
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30 Agosto 2020 - 09.41


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“Cari ragazzi, tocca a voi. Prendete per mano i vostri genitori, i vostri professori. In questo momento d’incertezza prendete per mano l’Italia. Io provo ancora speranza”. Lo dice la senatrice a vita Liliana Segre in un’intervista al ‘Corriere della sera’ dal titolo “Dopo Auschwitz mi salvarono l’amore e lo studio”.
Il capogruppo Pd a Palazzo Madama, Andrea Marcucci, con un posto su Facebook, commenta: “Toccante e bellissima intervista a Liliana Segre, la senatrice a vita di 90 anni, superstite alla Shoah. Il suo incitamento a ripartire e’ un segnale di speranza per tutti”. La senatrice il 10 settembre spegnera’ 90 candeline e nell’intervista al Corriere ammonisce: “Antisemitismo e razzismo ci sono sempre. Semplicemente in alcuni momenti e’ piu’ facile che riemergano. Certo, se torna la paura dell’altro, demonizzato come untore nella sana Europa, e ci si abitua a pensare che ci sono uomini forti a cui affidarsi, allora molto tranquilli non possiamo stare. Ci sono state citta’ che hanno fatto barricate per poche decine di disgraziati arrivati dal mare”.
Riprenderanno i lavori della sua Commissione contro l’odio? “Si sono fermati per il Covid- risponde- Sono consapevole che sto per compiere 90 anni e sono meno forte fisicamente, ma ci credo moltissimo. Mi faro’ aiutare da persone che hanno meno anni e piu’ energia, ma sono pronta a guidare la Commissione e spero che si ricominci presto”.
Come ha passato i mesi del lockdown? “Sono stata a casa mia a Milano- racconta Segre- È stata molto dura, mi mancavano i miei figli e i miei nipoti, mi percepivo meno forte e affiorava di tanto in tanto la paura di morire da sola. La citta’ fuori era deserta, arrivavano solo le sirene delle ambulanze. Quante ne abbiamo sentite in Lombardia! Nella mia mente evocavano altre sirene, quelle dei bombardamenti, prima che mi deportassero, quando dovevamo correre nei rifugi. A quel tempo gli sciacalli entravano nelle case che restavano vuote e anche adesso, in forme diverse, sono riapparsi: a fare affari mentre in televisione vedevamo tutte quelle bare. Questo mi ha rattristato, incupito, mi sono chiusa per un po’, ma ora va meglio. Non mi hanno sommerso allora, non ci sono riusciti oggi. Io provo ancora speranza”.

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