Servono sicurezza sanitaria e sociale: altro che l'inganno dei decreti Salvini

L’indebolimento del sistema sanitario pubblico ci ha resi più deboli nei confronti del virus. Così come la progressiva precarizzazione del mondo del lavoro ha travolto milioni di lavoratori, privi di tutele.

Il Covid e la povertà

Il Covid e la povertà

Vincenzo Sorrentino 17 giugno 2020

Siamo stati per anni bombardati da una retorica pubblica che ha dipinto il migrante come la principale minaccia per la nostra società. Una minaccia per i nostri posti di lavoro, per la tranquillità delle nostre città, e non di rado per la nostra salute. Occorre, si è detto, chiudere i confini. Persino il soccorso è stato criminalizzato. I decreti sicurezza sono figli di questa retorica, che purtroppo, quando non è meramente strumentale, esprime una vera e propria visione del mondo.


Ed ecco che improvvisamente un nemico invisibile e sconosciuto, il Covid-19, si è rivelato un pericolo tale da stravolgere le nostre vite, facendoci restare chiusi in casa per settimane, seminando decine di migliaia di morti solo in Italia e provocando una crisi economica gravissima. Eravamo tutti concentrati a difenderci dall’invasione dei nuovi barbari e ci siamo distratti. Non ci siamo accorti che, mentre innalzavamo muri contro bambini, donne e uomini che chiedevano solo giustizia e pietà, demolivamo le barriere di protezione nei confronti di un virus. Le pandemie ci sono sempre state. Sono cose che possono capitare, si dirà. Non è colpa di nessuno. In un certo senso è vero. Lasciamo pure perdere tutte le teorie complottiste che le paranoie diffuse hanno vomitato nei social, e talvolta anche in contesti intellettualmente più qualificati. Sta di fatto che, di fronte alla diffusione del virus, ci siamo trovati vulnerabili. E non solo per l’ineliminabile finitudine della nostra condizione umana, ma anche per alcune condizioni che sono state determinate dalle scelte politiche degli ultimi decenni, non solo in Italia naturalmente.


L’indebolimento del sistema sanitario pubblico ci ha resi più deboli nei confronti del virus. Così come la progressiva precarizzazione del mondo del lavoro ha travolto milioni di lavoratori, privi di qualunque tutela. Sono entrambi frutto di anni di egemonia neoliberista. Ci siamo scoperti fragili, sotto il profilo della sicurezza sanitaria e della sicurezza sociale, di fronte a un evento che ha provocato danni infinitamente maggiori dei presunti danni delle cosiddette “invasioni” migratorie.


Ciò che è successo dovrebbe portarci a rivedere drasticamente le nostre gerarchie in relazione al tema sicurezza. Dovrebbe farci capire che con i migranti che fuggivano da violenze e povertà siamo stati inutilmente disumani. Che gli stessi che pretendevano di difenderci da minacce inesistenti, ci esponevano a minacce reali. Che diventiamo più sicuri non blindando i nostri confini, ma rinforzando il tessuto delle nostre relazioni sociali, attraverso i diritti e dunque le tutele. Concentrati a sorvegliare le mura della nostra città, non ci siamo accorti di quanto fosse peggiorata la vita al suo interno, rendendoci tutti più deboli.


I fatti, non le ideologie, dovrebbero finalmente farci vedere come la retorica della sicurezza dei “porti chiusi” sia stata un grande inganno. Che i pericoli erano e restano altri. Dovrebbero portare ad un’inversione di rotta in merito alla tutela dello Stato sociale e dei diritti dei lavoratori. Perché è su questo piano che il nostro paese si è mostrato debole, e dunque insicuro. E invece ecco che ritornano vecchie ricette di stampo neoliberista. Le stesse che ci hanno resi fragili di fronte all’attacco del Covid-19. C’è da augurarsi che non prendano, ancora una volta, il sopravvento.


Risultano altrettanto sconcertanti le resistenze, anche all’interno della maggioranza di governo, di fronte all’ipotesi di modificare i decreti sicurezza dell’era Salvini. Decreti frutto di un castello retorico e ideologico che la crisi del coronavirus ha fatto crollare, mostrando quanto fosse ingigantito l’allarme creato sulla presunta minaccia epocale costituita dai migranti. È auspicabile che quei decreti vengano non soltanto ritoccati, come qualcuno opportunisticamente intende fare, ma cancellati, perché esprimono una visione della sicurezza che non ha retto alla prova dei fatti. Dobbiamo interrogarci su quale sicurezza intendiamo perseguire, rivedendo la gerarchia delle minacce dalle quali difenderci. È la realtà che ci chiede di farlo. Ma la realtà, purtroppo lo sappiamo, ha vita dura contro i pregiudizi.