Fascismo sanitario o deriva tecnoscientifica? Meglio la democrazia

L’opinione democratica e il pensiero libero sono alle corde, costretti fra due opposti pericoli cercando qualcuno salverà il Paese dalla pandemia.

Militari impegnati per i controlli durante il coronavirus

Militari impegnati per i controlli durante il coronavirus

Antonio Rinaldis 8 aprile 2020

La primavera si preannuncia, sempre più prepotente, nella luce che arriva fino a sera, nella forza del calore che si fionda giù dal cielo, e sulla scena della politica spettri antichi avanzano con attori e sembianze inquietanti.

L’opinione democratica e il pensiero libero sono alle corde, costretti fra due opposti pericoli, il fascismo sanitario in versione mistico-religiosa e la tentazione del governo dei tecnoscienziati che salverà il Paese dalla pandemia.
Sono due gravi minacce che mettono in pericolo le istituzioni democratiche. Da una parte c’è il modello Orban, che utilizza l’emergenza del virus per portare a compimento il disegno autoritario, la neutralizzazione del Parlamento, il rafforzamento dell’esecutivo e del Presidente del Consiglio, il controllo della stampa, la limitazione dei diritti dei cittadini, in sintesi la nascita di uno stato d’assedio permanente. E tutto ciò in Ungheria, nel centro di un’Europa che dovrebbe impedire che risorgano tentazioni autoritarie. In Italia il fascismo sanitario assume risvolti mistico religiosi, attraverso le proposte deliranti di Salvini che vuole riempire le Chiese in occasione della Pasqua, riprese dalla Meloni e la via Crucis organizzata da Forza Nuova in totale dispregio delle norme sul distanziamento sociale. Il fascismo è un fantasma che riappare nei momenti di crisi delle istituzioni democratiche, rappresenta la risposta regressiva, violenta e totalitaria alle difficoltà che un sistema dove vale la divisone dei poteri incontra in occasione di gravi emergenze. In questo momento si nutre anche di ansie religiose, ricercando il consenso attraverso la superstizione.


L’altro fantasma che inquieta le nostre giornate piene di vuoto è la deriva tecnoscientifica, la tentazione di affidare ai tecnici, in questo caso agli esperti di medicina la gestione della crisi, con la sostanziale esautorazione della politica, ritenuta incapace di vera governance per mancanza di adeguate conoscenze. Questo modello ha tuttavia una falla enorme, che è apparsa in tutta la sua ampiezza, nel momento in cui è emerso che non esiste un sapere scientifico unico e che al contrario le opinioni dei cosiddetti esperti sono in palese contraddizione, come anche le decisioni sulle misure che devono attuare.
Come sosteneva Karl Popper la democrazia non è il sistema perfetto, ma è il meno imperfetto, perché è quello che accetta di essere messo in discussione, quindi di fronte al desiderio di affidarsi a decisionisti infallibili, è opportuno affidarsi alla fragilità della prassi democratica, dove sono ancora possibili dialogo e dissenso.