Parma nei giorni del Coronavirus: una città stretta in uno stato d’assedio virtuale
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Parma nei giorni del Coronavirus: una città stretta in uno stato d’assedio virtuale

Un altro giorno di bar e negozi semi-vuori, disdette che piovono dall'estero e perfino l'edicola vende di meno

Parma, il mercato della ghiaia
Parma, il mercato della ghiaia
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Marco Buttafuoco Modifica articolo

26 Febbraio 2020 - 18.43


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Verso le tredici il cielo su Parma è diventato livido, come quello che precede un temporale, mentre si levava un vento forte e freddo. “ Ecco – mi ha detto il mio edicolante – ora siamo proprio in un film distopico; la tempesta che arriva in una città deserta. Stamattina ho venduto molte meno copie del solito, come se non bastasse la crisi che colpisce la nostra categoria”.


E’stato l’ultimo tassello di un quadro piuttosto desolante e definito fin da quando sono uscito di casa, per sbrigare alcune commissioni e accompagnare mia moglie al suo meeting settimanale con le amiche in un bar del centro. Parma non si è fermata: i negozi e gli uffici sono aperti, tuttavia chi può non esce di casa, se lo fa cerca di rientrare al più presto.

Il traffico è ancora scarso. 
“Abbiamo lavorato molto sopra i nostri standard, sia lunedì sia martedì- mi racconta il fruttivendolo, che ha il negozio nella zona del centro storico dove si tiene il mercato bisettimanale-, ma abbiamo visto pochissimi clienti. Abbiamo dovuto correre come matti per recapitare le spese, tutte molto consistenti a domicilio. Da stamattina qualcuno è tornato a far spesa di persona ma oggi è giorno di mercato. Di solito il mercoledì e il sabato mattina qui si cammina con difficoltà, data la folla. Guardi com’è oggi”.

Ad affollarsi ai banchi degli ambulanti ci sono in effetti, poche persone. 
Incontro un’amica che lavora in un bed and breakfast del centro. “Sono piovute disdette. Avevamo davanti ad un periodo di tutto esaurito, date due fiere internazionali. Lunedì mattina ha telefonato un cliente dagli Usa che aveva prenotato una stanza nel periodo del Mercante in Fiera (una grande esposizione di oggetti di modernariato). La stampa nord americana riferisce che in Italia c’è un’epidemia. Naturalmente non è vero, ma l’allarme c’è, anche se non motivato. Siamo rimasti vuoti nel giro di poche ore. Per fortuna il Mercante e una grossa fiera dell’automazione sono state postdatate a giugno e tutti hanno spostato la prenotazione. Doveva essere un anno d’oro, l’anno di Parma 2020, ora è tutto incerto.”
Anche se le palestre sono state escluse dalla lista dei posti da evitare, sono ugualmente poco frequentate. Nella mia scambio due chiacchiere con un giovane imprenditore della meccanica di precisione che esporta il 95% del prodotto. Ovviamente è preoccupatissimo. Teme che l’immagine terribile che l’Italia ha nel mondo possa danneggiare il suo business. In una realtà come quella di Parma industriale, agro alimentare e negli ultimi anni anche turistica si rischiano molti posti di lavoro. Molte centinaia, solo nel settore alberghiero. 
Un ultimo piccolo, ma non tanto, segnale.

Nel bar dove era mia moglie, con le amiche verso mezzogiorno e mezzo il banco delle brioches e dei tramezzini era ancora pieno. Il proprietario le ha detto che il lavoro è calato di circa il 75%. Sembra che anche il rito di mezza mattina dell’espresso con pastarella sia ritenuto un pericolo. Quella che era una psicosi un po’ pittoresca si sta trasmutando in una sorta di paralisi, una penitenza di massa, del tutto ingiustificata, in un danno tangibile per l’economia.


Certo, i casi di Coronavirus ci sono. Nelle conversazioni cittadine tiene banco il caso dei sessanta ballerini di una scuola di danze latine che si sono recati sere fa in una discoteca di Codogno. Sono andati quasi tutti con un bus noleggiato, per evitare la guida a notte tarda e le possibili nebbie padane e sono finiti tutti in quarantena. Uno è anche in ospedale, ma il primario di infettivologia annuncia, con soddisfazione che il sessantatreenne reagisce normalmente alla tachipirina. Niente di grave, quindi. Stamattina è anche deceduto, in rianimazione, un paziente di settant’anni proveniente da Piacenza. La sua salute era molto malferma anche prima di contrarre il virus. Insomma, non c’è niente, a oggi, che faccia pensare a un tracollo della situazione. 
Si vive così, a Parma, in una sorta di stato d’assedio virtuale.

Le notizie buone della giornata sono due; la prima è che il forte vento ha spazzato le polveri sottili che rendono stagnante da mesi l’aria della città e di tutta la pianura padana, provocando disturbi reali alle prime vie aeree. Magari, finita, l’ emergenza Covid19 sarà opportuno porre con forza un problema che sta diventando serio. La seconda nota positiva è che i parchi sono pieni di studenti delle scuole chiuse. Giocano a calcio e a basket, corrono, si allenano. Fanno allegria.

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