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Open Arms, quando il pm Patronaggio ordinò lo sbarco viste le terribili condizioni dei migranti

Il 20 agosto Conte rassegnò le dimissioni mentre Salvini invocava pieni poteri. Nello stesso giorno il magistrato salì sulla nave ferma davanti Lampedusa

Richard Gere e Chef Rubio su Open Arms
Richard Gere e Chef Rubio su Open Arms

globalist Modifica articolo

1 Febbraio 2020 - 17.25


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Una storia di questa estate cominciata nei giorni della crisi del governo Conte Uno quando dopo gli editti del Papeete Salvini fece cadere il governo invocando ‘pieni poteri’ e nei giorni nei quali era comunque in carica al Viminale anche se Conte aveva dato le dimissioni.
Infatti proprio il 20 agosto, 2019, nello stesso giorno nel quale dopo giorni di fibrillazioni Conte rassegnò le dimissioni dl Quirinale, il capo della procura di Agrigento, Luigi Patronaggio, era è salito a bordo della Open Arms, ferma da quasi una settimana a largo di Lampedusa dopo il blocco stabilito dal Viminale in cui, ancora per pochi giorni, sedeva Matteo Salvini.
Patronaggio, dopo aver constatato la terribile situazione a bordo, ha quindi deciso di porre sotto sequestro la Open Arms e far sbarcare i migranti a Lampedusa.

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In quei giorni Riochard Gere e Chef Rubio erano sal.iti sulla nave per portare aiuti alimentari e la solidarietà dei molti cittadini democratici.

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Secondo il magistrato, le condizioni sulla nave non permettevano di far aspettare ancora altri giorni prima dell’approdo. Una volta tornato nei suoi uffici di Agrigento però, Patronaggio ha deciso di aprire un’inchiesta sull’accaduto. E, in particolare, come per il caso Diciotti dell’agosto 2018, vedere se ci sono o meno responsabilità sul blocco imposto alla Open Arms.
Da qui dunque, l’inchiesta nei confronti di Salvini. Quest’ultimo, essendo ancora ministro durante i fatti recriminati, deve essere giudicato da un apposito tribunale dei ministri. 
Per questo a novembre l’inchiesta è passata dalla procura di Agrigento a quella di Palermo. Qui il procuratore Francesco Lo Voi ha sposato la stessa linea del collega di Agrigento, prima di passare il fascicolo al competente tribunale dei ministri del capoluogo siciliano.
La svolta delle scorse ore riguarda per l’appunto il giudizio dato sulla vicenda dal tribunale in questione. Secondo il collegio, Matteo Salvini deve andare a processo. I reati a lui contestati sono quelli di sequestro di persona ed omissione di atti d’ufficio. La palla passerà, così come per il caso Diciotti e per il più recente caso Gregoretti, alla giunta per le immunità del Senato.
Secondo i magistrati palermitani, Salvini “ha ignorato l’emergenza sanitaria a bordo della Open Arms”, è questo il passaggio principale scritto nell’ordinanza che a breve verrà trasmessa in Senato. Ed ora dunque, come nei mesi scorsi, occorrerà vedere cosa potrebbe accadere sia a livello giudiziario che politico.

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