Uno dei migranti sopravvissuti al naufragio: "meglio morire che tornare in Libia"

Le uniche persone hanno raccontato le violenze e gli abusi alle quali sono stati sottoposti

Migranti sulla Sea Watch

Migranti sulla Sea Watch

globalist 19 gennaio 2019

Solo chi ha conosciuto l'orrore può dire cose del genere e preferire affidarsi all'incertezza del mare che restare nelle mani di criminali e torturatori.
"Meglio morire che tornare in Libia". E' il racconto dei tre sopravvissuti del naufragio al largo di Tripoli avvenuto ieri e costato la vita, secondo quanto riferito proprio da loro stessi, ad altre 117 persone. Sotto shock, in ipotermia e traumatizzati, i superstiti sono stati accolti a Lampedusa. Hanno raccontato delle "violenze e gli abusi" cui sono stati sottoposti in Libia. "Siamo rimasti tre ore in mare, sperando che qualcuno si accorgesse di noi", hanno detto ai soccorritori.


L'agenzia dell'Onu per i rifugiati: impedire viaggi disperati
L'Unhcr esprime "sgomento" alla notizia della morte di rifugiati e migranti nel Mediterraneo. "Allo stesso tempo, - dice in una nota - sono necessari sforzi ancora maggiori per impedire che rifugiati e migranti intraprendano viaggi disperati in primo luogo. Sono necessarie più vie sicure e legali di accesso alle procedure d'asilo in Europa per quanti fuggono da guerre e persecuzioni, in modo che nessuno sia costretto a credere che non esista altra possibilità se non quella di affidarsi a trafficanti senza scrupoli".
"Secondo recenti notizie diffuse dalle Ong, - si legge ancora nella nota - circa 53 persone sono morte nel mare di Alborán, nel Mediterraneo occidentale. E' stato riferito che un sopravvissuto, dopo essere rimasto in balia delle onde per oltre 24 ore, è stato soccorso da un peschereccio di passaggio e sta ricevendo cure mediche in Marocco. Per diversi giorni navi di soccorso marocchine e spagnole hanno effettuato le operazioni di ricerca dell'imbarcazione e dei sopravvissuti, senza risultati. La Marina Militare italiana ha riportato, inoltre, di un ulteriore naufragio nel Mediterraneo centrale.
Tre sopravvissuti, portati a Lampedusa per ricevere assistenza medica, hanno riferito che altre 117 persone, attualmente date per morte o disperse, erano partite con loro dalla Libia. L'Unhcr, come scrive, non ha potuto verificare in modo indipendente il bilancio delle vittime per entrambi i naufragi.


"Non si può permettere che la tragedia in corso nel Mediterraneo continui - ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati - . Non possiamo chiudere gli occhi di fronte all'elevato numero di persone che stanno perdendo la vita alle porte dell'Europa. Nessuno sforzo deve essere risparmiato, o precluso, per salvare le vite di quanti sono in pericolo in mare".
Nel 2018, 2.262 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l'Europa lungo le rotte del Mediterraneo. L'Unhcr è "preoccupata che le azioni degli Stati dissuadano sempre più le Ong dall'effettuare operazioni di ricerca e soccorso, e lancia un appello affinché siano revocate immediatamente".