I dipendenti rubavano il cibo per gli anziani nella casa di riposo
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I dipendenti rubavano il cibo per gli anziani nella casa di riposo

Blitz dei carabinieri nel padovano: agli ospiti della struttura restavano gli avanzi

All'istituto per anziani Casa Breda di Padova rubavano il cibo per gli anziani
All'istituto per anziani Casa Breda di Padova rubavano il cibo per gli anziani
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11 Aprile 2017 - 18.18


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Una storia vergognosa, soprattutto per la totale mancanza di rispetto e sensibilità per i più deboli: all’istituto per anziani Casa Breda di Padova diversi dipendenti intercettavano i vassoi dei pasti appena arrivavano al centro di smistamento e se li portavano via. La cornice del furto ha ancora più dell’incredibile per l’entità delle vittime, tutti ospiti della succursale dell’Istituto Configliachi.
 Gli investigatori dell’Arma hanno installato alcune telecamere all’interno e l’occhio elettronico ha ripreso una ventina di dipendenti. Quindi il blitz. Pare che le cose funzionassero così da tanto tempo. Ai 140 ospiti della struttura di Ponte di Brenta arrivavano gli avanzi. Per ogni ospite la retta giornaliera va da 50 a 70 euro.
Un procedimento penale ancora in corso in Procura per il quale il direttore generale Pierluigi Donà si trincera dietro un rigoroso “no comment” ma la tensione è alle stelle.
La pasta c’era quasi sempre, anche perché portarla a casa sarebbe stato complicato. Scomparivano però i piatti più elaborati: il pollo arrosto, il pesce del venerdì. Oppure quelli sigillati: gli affettati, i formaggi. Non disdegnavano neanche la frutta o l’acqua. A spezzare il silenzio è stato proprio uno dei lavoratori, che ha deciso uscire allo scoperto andando a raccontare tutto ai carabinieri.
I militari si sono subito messi in moto e, fingendo di essere elettricisti, hanno installato le telecamere nei punti nevralgici. Hanno scoperto quindi che il malcostume non riguardava solo due o tre dipendenti ma una ventina, e rubavano persino alcuni addetti alle pulizie. In quell’occasione sono scattate anche le perquisizioni nelle auto dei diretti interessati.
Ma il malaffare dilagante era noto al punto che qualche autista si è messo a scattare le foto al carico prima di consegnarlo, in modo da respingere qualsiasi contestazione. L’inchiesta è stata aperta circa tre mesi fa ed è tuttora pendente. I diretti interessati sono stati tutti raggiunti dagli avvisi di garanzia e si sono dovuti trovare un avvocato. “Non ho nulla da dire, stiamo attendendo anche noi di sapere” ripete il direttore Donà.

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