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Bimba ferita a una mano: non convince l'ipotesi del raid punitivo

La bambina era in macchina con i genitori nei pressi del cimitero di Capua quando è stata ferita. Fermato un uomo di 32 anni

Auto dei carabinieri
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globalist

9 Agosto 2016 - 16.50


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Per il ferimento di una bimba di 3 anni nel Casertano a colpi di pistola l’unico indiziato è un uomo di 32 anni, Biagio Capasso, nei cui confronti è stato eseguito un decreto di fermo del pm. Secondo i carabinieri è stato lui a far fuoco contro l’auto dove si trovava la piccola e a colpirla. Le indagini proseguono per verificare se Capasso abbia agito da solo o se invece c’erano dei complici.
Dopo essere stata curata all’ospedale di Santa Maria Capua Vetere, la bimba non è in pericolo di vita ma è viva solo per una fortunata casualità: il proiettile che si è conficcato nella mano della piccola, hanno accertato gli esperti balistici dell’Arma, ha perforato il portellone posteriore della vettura, il sedile posteriore e in ben due punti il seggiolino dove la bimba dormiva. Il caso ha voluto che i genitori avessero disposto il seggiolino perpendicolarmente al senso di marcia, e non con lo schienale appoggiato al sedile; ciò, secondo gli inquirenti, avrebbe salvato la piccola che altrimenti sarebbe stata colpita in organi vitali.

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Sulla vicenda ci sono, poi, ancora alcuni punti da chiarire. Gli inquirenti hanno ascoltato parecchi testimoni e visionato le immagini delle telecamere di videosorveglianza accertando che la lite, così come raccontato dal padre e della madre della vittima, c’era effettivamente stata; i due hanno spiegato che il diverbio sarebbe avvenuto per futili motivi, ma tale versione non avrebbe convinto carabinieri e pm.

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Il 32enne fermato – gli sono stati contestati il tentato omicidio e il porto illegale di arma da fuoco – ha precedenti per reati di droga; la circostanza che gli aggressori abbiano inseguito la famiglia dopo la lite fino ad esplodere colpi di pistola, manifestando una reazione molto violenta, quasi una sorta di raid punitivo, ha spinto gli inquirenti a indagare proprio nel mondo della droga, per appurare se l’acceso diverbio poi degenerato possa essere scoppiato per motivi di carattere illecito.

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