Il Papa: le stragi di migranti sono un crimine contro l'umanità
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Il Papa: le stragi di migranti sono un crimine contro l'umanità

Bergoglio dedica l'Angelus ai migranti morti durante i loro terribili viaggi. Il Pontefice ha condannato i soprusi e la mancanza di cooperazione internazionale.

Nella foto, Papa Francesco
Nella foto, Papa Francesco
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30 Agosto 2015 - 12.48


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Francesco, durante l’Angelus, ha dedicato il suo pensiero alle stragi di migranti nel Mediterraneo «durante i loro terribili viaggi» e condannato «i soprusi e la mancanza di cooperazione internazionale». «Purtroppo anche nei giorni scorsi numerosi migranti hanno perso la vita nei loro terribili viaggi – ha detto Papa Francesco ai fedeli -. Per tutti questi fratelli e sorelle, prego e invito a pregare. In particolare, mi unisco al Cardinale Schönborn, che oggi è qui presente, e a tutta la Chiesa in Austria nella preghiera per le settantuno vittime, tra cui quattro bambini, trovate in un camion sull’autostrada Budapest-Vienna. Affidiamo ciascuna di esse alla misericordia di Dio; e a lui chiediamo di aiutarci a cooperare con efficacia per impedire questi crimini, che offendono l’intera famiglia umana».

Francesco ha poi raccontato della disputa tra Gesù e alcuni farisei e scribi e «il valore della “tradizione degli antichi” che Gesù, rifacendosi al profeta Isaia, definisce “precetti di uomini” e che non deve mai prendere il posto del “comandamento di Dio”». Ha continuato Francesco: «Le antiche prescrizioni in questione comprendevano non solo i precetti di Dio rivelati a Mosè, ma una serie di dettami che specificavano le indicazioni della legge mosaica. Gli interlocutori applicavano tali norme in modo assai scrupoloso e le presentavano come espressione di autentica religiosità. Pertanto, rimproverano a Gesù e ai suoi discepoli la trasgressione di esse, in particolare di quelle riferite alla purificazione esteriore del corpo. La risposta di Gesù ha la forza di un pronunciamento profetico: trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini. Sono parole che ci riempiono di ammirazione per il nostro Maestro: sentiamo che in lui c’è la verità e che la sua sapienza ci libera dai pregiudizi». E Bergoglio ha quindi ammonito i fedeli: «Ma attenzione! Con queste parole, Gesù vuole mettere in guardia anche noi, oggi, dal ritenere che l’osservanza esteriore della legge sia sufficiente per essere dei buoni cristiani. Come allora per i farisei, esiste anche per noi il pericolo di considerarci a posto o migliori degli altri per il solo fatto di osservare delle regole, delle usanze, anche se non amiamo il prossimo, siamo duri di cuore e orgogliosi. L’osservanza letterale dei precetti è qualcosa di sterile se non cambia il cuore e non si traduce in atteggiamenti concreti».

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Dopo la liturgia dell’Angelus il Papa ha voluto ricordare che sabato, ad Harissa, in Libano, «è stato proclamato Beato il Vescovo siro-cattolico Flaviano Michele Melki, martire. Nel contesto di una tremenda persecuzione contro i cristiani, egli fu difensore instancabile dei diritti del suo popolo, esortando tutti a rimanere saldi nella fede. Anche oggi, in Medio Oriente e in altre parti del mondo, i cristiani sono perseguitati. La beatificazione di questo Vescovo martire infonda in loro consolazione, coraggio e speranza. Ma sia anche di stimolo ai legislatori e ai governanti perché ovunque sia assicurata la libertà religiosa; e alla comunità internazionale perché si ponga fine alle violenze e ai soprusi».

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