Barack Obama ha lanciato un ennesimo avvertimento a Putin[/b] , lanciandolo da una riunione del “G7” che si svolgeva a 2.000 chilometri di distanza da Mosca ed affermando che di questi tempi non si può andare in giro a violare la “integrità territoriale” e “sovranità” di altri Paesi.
“Putin – har ipetuto – continua a distruggere l’economia del suo Paese ed a provocare l’isolamento della Russia rincorrendo il desiderio sbagliato di ricreare i fasti dell’impero sovietico. Oppure riconosce che la grandezza della Russia non dipende dalle violazioni dell’integrità territoriale degli altri Paesi? “. Ecco una dichiarazione po ‘strana, poiché scarseggiano alquanto le prove del rispetto di Obama per la sovranità degli altri Paesi.
Qualcuno potrebbe pensare, per esempio, che sotto Obama l’apparato militare degli Stati Uniti non abbia occupato l’Iraq e in Afghanistan e bombardato la Libia (così come i droni hanno bombardato altri gruppi, sia pure con il consenso dei loro governi nozionali.) E forse non c’è bisogno di ricordare il fatto che gli Usa provocano la fine dei governi e scelgono i loro sostituti all’estero su base regolare, com’è accaduto per ultimo in Ucraina.
In altri termini, non v’è alcuna prova del fatto che Obama, gli Stati Uniti o l’Occidente difendano il concetto di “integrità territoriale” degli altri Paesi, ed anche sotto questa presidenza gli Stati Uniti hanno continuato a fare pressione sui governi stranieri e le organizzazioni internazionali per accettare lo smembramento della Serbia orchestrato sotto Clinton e Bush.
L’ipocrisia di Washington e dei suoi partner minori che hanno reciso il Kosovo dalla Serbia, ma condannano la Russia per l’integrazione della Crimea , è una cosa che non sfuggirà a molti. Tuttavia, pochi sono a conoscenza della reale entità del cinismo occidentale e della mancanza di principi in materia. Gli opportunismi occidentali sulla integrità territoriale non sono cominciati con il Kosovo e Crimea ma molto prima, ed hanno accompagnato l’intera dissoluzione della Jugoslavia.
Nel 1991 la Slovenia e la Croazia , repubbliche della Jugoslavia, dichiararono unilateralmente l’indipendenza dallo Stato federale. Il governo centrale jugoslavo (allora guidato dal croato Ante Marković) si oppose, sostenendo che i due Paesi non avevano seguito la procedura corretta ed il loro tentativo di allontanarsi dalla federazione era illegale.
In effetti, la Costituzione jugoslava parlava chiaro: proprio come i confini delle repubbliche costituenti non potevano essere modificati senza il loro consenso, anche i confini della federazione non potevano essere modificati senza il consenso di tutte le repubbliche. Così, mentre la legge in Jugoslavia teoricamente consentiva la secessione di una repubblica costituente, questo avrebbe richiesto il consenso di tutte le altre repubbliche, che Slovenia e Croazia non avevano ottenuto.
Invece di rispettare l’integrità territoriale della Jugoslavia e la sua sovranità, allora l’Ovest sostenne l’indipendenza di Slovenia e Croazia. L’Unione europea offrì loro sostegno morale e diplomatico e la Germania, che fu la più attiva sulla questione, fornì segretamente anche un supporto di “intelligence”. E tutto questo era cominciato ben prima che i due Paesi dichiarassero l’indipendenza.
Fino a quel momento, gli Stati occidentali avevano sostenuto che i confini internazionali erano inviolabili, e avevano confermato questo concetto negli Accordi di Helsinki, ma poi si inventarono un motivo per cui la Jugoslavia andava considerata “un’eccezione” : l’Unione europea stabilì che la Jugoslavia era già “in un processo di disintegrazione “e le regole normali, pertanto non si applicavano.
L’anno successivo, sempre con l’incoraggiamento e il sostegno occidentale (stavolta principalmente americano, piuttosto che tedesco) anche la Bosnia-Erzegovina dichiarò la propria indipendenza, e si trattava della terza repubblica costituente iugoslava .La Slovenia era omogenea a livello nazionale, mentre nei confini di Croazia e Bosnia-Erzegovina viveva una grande popolazione serba che avrebbe voluto rimanere in Jugoslavia. Rapidamente, prese il controllo delle aree in cui viveva e proclamò le proprie entità politiche sperando di poter rimanere una parte di un unico Stato con i serbi di Serbia. L’Occidente non avrebbe dovuto avere niente da ridire su questo e invece combattè le entità serbe con le unghie e con i denti.
Secondo gli Stati occidentali, dunque, l’ integrità territoriale della Jugoslavia non aveva bisogno di essere rispettata, mentre quella di queste nuove e controverse repubbliche nate solo cinque minuti prima come soggetti di diritto internazionale, doveva essere assoluta . La Croazia poteva secedere dalla Jugoslavia, ma i serbi di Crozia non potevano decidere una contro-secessione per rimanere parte della Jugoslavia. La Bosnia-Erzegovina poteva secedere , ma i serbi di Bosnia e Erzegovina non potevano tentar di rimanere sotto Belgrado.
Sebbene la UE avesse respinto l’idea che per Slovenia e Croazia fosse necessario il consenso delle altre repubbliche jugoslave per separarsi legalmente, come richiesto dalla Costituzione, rimase però dell’idea che i confini non potessero essere modificati senza un mutuo consenso. Anche se avevano sostenuto la secessione di Slovenia, Croazia e Bosnia, gli Stati occidentali si opposero ai progetti secessioniste dei serbi croati e bosniaci. Li hanno combattuti diplomaticamente, hanno intrapreso un massiccio sforzo di propaganda, hanno ottenuto condanne dalle Nazioni Unite, hanno istituito un regime di sanzioni contro Belgrado per sostenere questa visione, hanno fornito armi alle forze musulmane e croate, hanno installato” forze di pace” non completamente imparziali nel conflitto, e infine sono intervenuti direttamente contro di essa con l’ operazione “Deliberate Force” della NATO.
Il successivo “ flip-flop” occidentale sull’integrità territoriale nella ex Jugoslavia si è verificato con il Kosovo.Anche se l’Occidente aveva precedentemente insistito sul fatto che l’integrità territoriale di quelle che erano state le repubbliche della Jugoslavia era assoluta, in quel caso trovò un nuovo motivo (il cattivo comportamento dei serbi) per non applicare più questo principio al caso del Kosovo.
Se fino a quel momento avevano contribuito a prevenire la secessione delle popolazioni serbe da Croazia e Bosnia, quando si è parlato di Belgrado, gli Stati Uniti hanno sostenuto l’indipendenza degli albanesi del Kosovo, ridisegnando così i confini di una ex repubblica jugoslava costituente come invece avevano negato negli altri casi.
Naturalmente, siccome gli Stati Uniti sponsorizzano l’indipendenza del Kosovo hanno più volte avvertito i serbi della regione (che nlla sua parte settentrionale formano una solida maggioranza) contro qualsiasi pensiero di contro-secessione.
Cerchiamo quindi di ricapitolare la posizione dell’ Occidente:
• Prima ha affermato di sostenere la sovranità e l’integrità territoriale degli altri Paesi e l’inviolabilità delle frontiere in Europa
• Tuttavia, questo non si estendeva alla sovranità e l’integrità territoriale della Jugoslavia federale, che si è potuta calpestare a volontà
• In ogni caso, anche se l’integrità territoriale della Jugoslavia federale sé non valeva nulla, l’integrità territoriale delle sue repubbliche costituenti restava fondamentale
• Anche se l’integrità territoriale delle repubbliche jugoslave di Slovenia, Croazia e Bosnia-Erzegovina è rimasta fondamentale, l’integrità territoriale della Serbia non lo è stata
• Sloveni, croati e bosniaci musulmani potevano lasciare la Jugoslavia, ma i serbi non potevano lasciare Croazia e Bosnia
• Anche se i serbi non potevano lasciare Croazia e Bosnia, gli albanesi del Kosovo potevano secedere dalla Serbia
• Anche se però gli albanesi del Kosovo potevano secedere dalla Serbia, i serbi del Kosovo non potevano separarsi da un Paese a guida albanese
• Infine, anche se il Kosovo ha potuto unilateralmente secedere dalla Serbia sotto il controllo militare della NATO, la Crimea non poteva unilateralmente secedere dall’ Ucraina sotto controllo militare russo
Che al mondo siano risparmiati fame, peste e principi occidentali.
Russia Insider, Marko Marjanović