E’ difficile fare delle stime precise, ma secondo l’Agenzia europea per i controlli delle frontiere sono proprio i cittadini kosovari a formare il 40 per cento dell’intero flusso di clandestini che bussa alle porte dell’Europa: l’effetto “Kosovo” ha assunto dimensioni dirompenti negli ultimi mesi fino a costringere le autorità europee a lanciare un allarme senza precedenti in quella lembo di terra che attraversa la Serbia per raggiungere il primo confine Ue a disposizione, quello dell’Ungheria . Le motivazioni per un improvviso fenomeno di massa sono ancora “in fase di studio” da parte degli esperti, mentre per le famiglie che si mettono in viaggio le sono sotto gi occhi di qualunque abitante.
La famiglia Konushevci fa parte di quelle che sono state per giorni in attesa di un pullman che le portasse verso la meta centro-europea. La stazione degli autobus di Pristina vede un traffico giornaliero di migliaia di persone, e per questo, dice Isa Konushevci, “anche una volta saliti sull’autobus siamo dovuti restare in piedi per tutta la durata del viaggio. Non so di preciso – prosegue Isa – dove andremo a finire e se questo percorso ci porterà mai ad un risultato, ma so che il mio sogno è un posto dove i miei figli possano avere un’istruzione e crescere in modo dignitoso, senza avere bisogno di raccomandazioni per trovare un lavoro o di pagare una bustarella al dottore se si dovessero ammalare”. Molti come Isa non scappano tanto dalla fame quanto dalla totale mancanza di servizi sociali di base, necessari per condurre una vita che definiscono normale.
“Il governo – dice ancora – non ha mai dimostrato di poterci garantire niente di tutto questo, e sinceramente non avrei mai pensato di dovermi ritrovare qui, in queste condizioni, dopo 15 anni dalla fine della guerra”. Il villaggio di Isa conta 2000 abitanti, ed è stato abbandonato, secondo i dati del municipio, da 200 persone negli ultimi 4 mesi. Isa e altri 100 come lui lavoravano nella fabbrica di olio di semi di girasole che dava da mangiare ai cittadini dell’area, ma poi a causa della crisi economica, sono rimasti in 30 a lavorarvi. I kosovari che vanno progressivamente ad ingrossare le fila dei disoccupati decidono sempre più spesso di rischiare un viaggio dove a seguirli sono le intere famiglie. Pochi di loro hanno visto però un lieto fine per il loro percorso, e gli stessi Konushevci sono stati arrestati alcuni giorni dopo la partenza dalla polizia di Subotica, nella Serbia settentrionale.
Gazmend, il fratello di Isa, racconta di come siano stati tutti rilasciati dopo aver pagato una penale alla polizia serba. Gli analisti fanno notare che la disoccupazione non è un fenomeno nato negli ultimi mesi, e si è attestata per circa un decennio su percentuali elevatissime, comprese fra il 40 e il 50 per cento. Il dato diventa paradossale di fronte a quello di una crescita del Pil che si attesta su una media del 4 per cento negli ultimi anni. “La gente qui non muore di fame”, dice Armend Malazogu, proprietario di Frutomania, una piccola impresa che produce succhi di frutta e impiega una settantina di persone. “La gente scappa perché vuole dare ai propri figli una vita migliore, dato che i politici non sono in grado di assicurare servizi sanitari e scolastici di base”. Dopo l’allarme lanciato dalle autorità di Bruxelles, la Serbia ha chiuso l’hotel “Vila Lira” situato a Palic, nel Nord del Paese, che serviva da punto di raccolta illegale per il traffico dei clandestini che da Pristina cercavano di raggiungere l’Ungheria.
In uno dei giorni precedenti alla chiusura, erano circa una settantina i kosovari che stazionavano davanti al complesso alberghiero. Secondo le testimonianze raccolte allora, il costo per un ingresso illegale nell’area Schengen era di 200 euro a persona. Spesso, però, bisognava aggiungere alla cifra anche il danaro passato a qualche agente di frontiera. “Conosciamo diverse persone che sono state truffate dal proprietario della ‘Vila Lira’”, avevano confermato due ragazzi sulla ventina che stazionavano nei dintorni dell’hotel. Entrambi si erano messi in viaggio da Broja, il paese d’origine dell’ex premier e attuale ministro degli Esteri Hashim Thaci.
“Dopo aver preso denaro da tutti, il proprietario dell’albergo spedisce qualcuno di noi alla polizia, così occorre pagare anche gli agenti”. I due giovani stavano cercando di superare il confine “senza l’aiuto di nessun trafficante”, anche se ancora non sapevano come poter riuscire nell’impresa. Secondo i dati della polizia kosovara sono 25 mila i cittadini di Pristina che hanno attraversato illegalmente il confine da settembre a oggi, mentre secondo l’Agenzia kosovara di intelligence sono stati 50 mila. Secondo stime non governative, infine, sono state raggiunte le 100 mila unità. Il fatto di penetrare illegalmente i confini ungheresi non dà però la certezza di “avercela fatta”, come fanno notare le autorità degli Stati europei. L’Ungheria ha ricevuto a gennaio 13 mila richieste d’asilo, e la maggior parte proveniva da cittadini kosovari. L’obiettivo finale per molti di loro è però la Germania, dove è già presente una numerosa diaspora che rispedisce in patria circa 500 euro l’anno per persona, garantendo così un importante contributo in capitale corrente per il Paese balcanico. I dati evidenziano come per ora la speranza in fondo al viaggio resta solo tale: Berlino ha rigettato nel 2014 il 99 per cento delle richieste di asilo pervenute, e a gennaio le approvazioni hanno registrato persino una flessione dello 0,3 per cento.
(Fonte: Balkan insight)