“Da che mondo è mondo i rom e gli ebrei sono stati sempre usati come capri espiatori su cui riversare il malcontento dell’opinione pubblica soprattutto nei periodi di crisi economica: le leggi razziali non esistono più nella legislazione ma sono rimaste nelle menti dei nostalgici e periodicamente riappaiono sotto diverse forme”.
Si conclude con le parole preoccupate di Alexian Santino Spinelli, una delle figure più conosciute fra i rom italiani, il rapporto “Vietato l’ingresso”, realizzato dall’Associazione 21 luglio e presentato in vista della Giornata della memoria del prossimo 27 gennaio. Un volume di 120 pagine che indaga il passato e il presente dell’esclusione sociale e che per farlo alimenta e promuove un dialogo fra la comunità ebraica e la comunità rom della capitale: il tutto con il supporto di 21 personaggi, perlopiù rom o ebrei, che vengono chiamati con altrettante interviste a fornire la loro percezione ed interpretazione della situazione attuale.
Il lavoro nasce da un ben preciso fatto di cronaca, datato marzo 2014: sulla vetrina di una panetteria del quartiere Tuscolano, nella periferia sud-orientale di Roma, compare un cartello scritto a mano: “E’ severamente vietato l’ingresso agli zingari, anche davanti al negozio”. L’Associazione 21 luglio, omettendo nome, indirizzo e ogni altra informazione utile a identificare il negoziante, decide di far circolare la notizia e la rende pubblica accompagnandola ad un comunicato stampa di condanna. Ma soprattutto affianca alla foto del cartello incriminato due altri cartelli che nella Germania del 1938 e nel Sudafrica del 1953 impedivano l’ingresso ad ebrei e neri. La notizia circolerà parecchio nei giorni successivi e molti sono i commenti che sui giornali e sul web vengono lasciati. E l’analisi di queste reazioni dimostra e illustra il netto rifiuto di accettare il paragone fra la condizione degli ebrei o dei neri nel secolo scorso e la condizione della comunità rom nell’Italia di oggi.
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