Grecia-Turchia, la pax energetica
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Grecia-Turchia, la pax energetica

Si intensificano le prove di dialogo fra Ankara ed Atene sulla questione cipriota ed in ballo c’è ben più di un problema territoriale: i giacimenti di petrolio sottomarini<br>

Grecia-Turchia, la pax energetica
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13 Gennaio 2015 - 09.24


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La risoluzione di annose questioni territoriali potrebbe passare per l’interesse più pressante del terzo millennio, quello degli approvvigionamenti energetici: Grecia e Turchia riaprono il tavolo delle trattative per cercare di dare finalmente una svolta alla questione cipriota, oggetto di contrasto da quando, nel 1974, una metà dell’isola fu occupata militarmente da Ankara e il territorio venne di fatto diviso in una parte abitata dalla comunità maggioritaria greco-cipriota e in una dove risiedeva la comunità minoritaria, di origini etniche turche. Le operazioni di avvicinamento fra le cancellerie diplomatiche hanno visto una svolta a dicembre, quando il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu, ha scelto una delegazione di 9 fra i suoi più fidati collaboratori per recarsi ad Atene e discutere il tema con la Grecia.

“I due Paesi – ha detto Davutoglu in occasione della visita ad Atene – sono pronti ad aprire una nuova pagina della storia per una migliore cooperazione in molti campi”. Secondo gli esperti l’obiettivo di Ankara è in realtà quello di ribadire una volta per tutte la propria contrarietà ai tentativi di Cipro di sfruttare le risorse sottomarine di petrolio e di gas, prima che venga data una definizione ai confini e una conseguente competenza sulle acque territoriali. La Turchia, dipendente quasi totalmente dalle forniture russe di gas, non sembra infatti accontentarsi del nuovo accordo stretto con Mosca per un nuovo gasdotto alternativo al South Stream che prevede il passaggio attraverso il suo territorio. Un altro progetto, quello del cosiddetto Corridoio Sud che vede come punto di transito la Turchia e come cardine la Trans-Adriatic pipeline (TAP)  verso l’Italia, porta a rendere ancora più interessanti le ricerche di gas e petrolionei fondali marini del Mediterraneo orientale.

Lo stesso Davutoglu, in un’intervista concessa a dicembre al giornale Greco Kathimerini, ha precisato che la Turchia “possiede la più lunga linea costiera nella parte orientale del bacino mediterraneo. Nessuno – ha detto – può pensare di restringere territorialmente il nostro Paese all’interno della baia di Antalya”. Dal canto suo la Grecia, collocata strategicamente fra Italia e Balcani, spera di diventare decisiva nel grande gioco degli approvvigionamenti grazie a dei ricavi per 150 miliardi di dollari nei prossimi 30 anni: nei mesi scorsi il ministero dell’Energia di Atene ha presentato i primi positivi risultati delle ricerche condotte nei suoi fondali marini e nell’entroterra occidentale, ed ora il principale ostacolo potrebbe essere rappresentato da un rallentamento dovuto alle prossime elezioni anticipate.

Anche a Nicosia il crac del settore bancario ha convinto le autorità a puntare tutto su quello che è già stato definito “l’affare dei prossimi decenni”: se le esplorazioni al largo delle coste cipriote proseguono già da tempo per scandagliare le riserve di gas, adesso il governo ha deciso di dare impulso a dei progetti chiave per lo sviluppo  del comparto legato a petrolio e derivati. La terminal station VTT Vasiliko oil, ad esempio, vedrà alla fine dell’anno l’avvio delle operazioni. Si tratta di un progetto del valore di 450 milioni di dollari, circa il 2 per cento del pil cipriota, ed è mirato a rifornire le navi che percorrono le rotte del Mediterraneo. La primavera araba scoppiata nel 2011 e il conflitto siriano hanno reso Cipro ancora più appetibile per gli operatori stranieri, considerando la sua non appartenenza al pur vicino mondo islamico. Secondo la Turchia, i proventi dell’estrazione di gas e petrolio spettano anche ai turco-ciprioti che vivono nel Nord del Paese.

Il 20 ottobre la nave per ricerche petrolifere turca Barbaros è entrata all’interno della Zona economica esclusiva (Zee) della Repubblica di Cipro, esattamente nell’area dove dai primi di settembre la nave-piattaforma del consorzio italo-coreano Eni-Kogas effettua delle trivellazioni. Secondo Dimitrios Triantaphyllou, direttore del Centro studi europei dell’Università Kadr Has, “la battagia attorno alle risorse energetiche sta diventando la sfida più grande per l’andamento delle relazioni bilaterali greco-turche. D’altra parte – dice in un’intervista al ‘Ses Turkey’ – è in qualche modo un’estensione della interminabile diatriba cipriota e l’ennesima dimostrazione dell’incapacità di andare al fondo del problema”. Se nel 1974 la questione poteva essere considerata di carattere meramente territoriale, oggi  per Triantaphyllou “il contesto regionale, in continua evoluzione, vede entrambi i Paesi cercare per sé un ruolo come punto strategico per il transito degli emergenti e dunque come punto strategico regionale in assoluto”.

Gulden Ayman, esperta di relazioni greco-turche presso l’Università di Istanbul, vede invece la nuova corsa all’energia come un’opportunità per una futura distensione delle relazioni nel Mediterraneo orientale. Lo sfruttamento dei fondali marini sarebbe in grado infatti di creare un’interdipendenza fra i Paesi dell’area che costringerebbe a trovare un accordo finora mai raggiunto. “I progetti energetici – osserva per il “Ses Turkey’ – – verrebbero ostacolati dalle continue frizioni territoriali se i ‘problemi d’identità’ dell’area non fossero risolti in maniera duratura. Oltre a ciò, non dobbiamo dimenticare che il vero impulso a istituire nuove relazioni economiche non viene da Ankara, ma da Atene e dalla sua necessità di scongiurare il riaffiorare di una nuova crisi economica”.

Secondo altri esperti la questione energetica rischia di assorbire tutte le forze a discapito di altri settori, come quello della sicurezza, che devono invece sviluppare al più presto nuove forme di collaborazione. Secondo Triantaphyllou del Centro studi europei, la lotta contro lo stato islamico dell’Isis non può prescindere da una condivisione delle informazioni d’intelligence per essere in grado di identificare i sospettati internazionali. In gioco secondo l’esperto c’è anche la sicurezza delle rotte aeree e di terra, oltre che il controllo dei confini marittimi. Ekavi Athanassopoulou, assistente per le relazioni internazionali presso l’Università di Atene, ritiene comunque positivo lo sforzo di Grecia e Turchia verso un maggiore dialogo.  “Le visite di Stato ai massimi livelli mettono in luce un interesse da entrambe le parti a rafforzare i legami. Certamente – conclude – dei contrasti futuri sulla questione energetica potrebbero rappresentare una complicazione nelle relazioni bilaterali, che dobbiamo invece scongiurare nella maniera più assoluta”.

(Fonti:  “Ses Turkey” – Agenzie)
 

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