Si allunga ogni anno la tragica conta, tra morti e feriti, delle vittime della caccia, con “diversi casi allarmanti in cui si riscontrano coinvolti bambini anche piccoli”. È quanto ha sottolineato Daniela Casprini, presidente dell’Associazione vittime della caccia.
In totale, ha fatto sapere l’associazione, “dalle rassegne stampa osservate dall’1 settembre al 30 novembre, in circa 56 giorni di caccia, ci risultano 62 vittime, tra cui 1 morto e 17 feriti tra la gente comune, ovvero non cacciatori. Tra i cacciatori invece risultano 13 morti e 31 feriti, in ambito venatorio – durante le battute e/o per la pulizia dell’arma – tutte vittime delle armi da caccia e dei cacciatori. Sono esclusi dal conteggio tutti i casi di cadute, infarti o casi di altra natura accidentale diversa dall’utilizzo di armi da fuoco uso caccia”.
“Le regioni con il numero massimo delle vittime provocate da chi esercita attività venatoria sono la Lombardia, il Veneto e al Toscana – evidenzia l’associazione – non a caso regioni, queste, tra quelle con il più alto numero di cacciatori”.
Tra i diversi casi allarmanti, quello del “bimbo di 6 anni ferito assieme alla madre nel giardino di casa da un cacciatore ‘sbadato’ – ha detto- oppure una donna incinta ferita da un cacciatore sulla ciclabile Ceriano Laghetto, come il 12enne ferito mentre passeggiava assieme alla famiglia (tutti casi in Lombardia)”. “Ci sono poi casi davvero eclatanti che non possono lasciare certo indifferenti come il caso degli spari contro una scuola nella provincia di Treviso, con pioggia di pallini sul tetto, le macchine e la ringhiera mentre passava un uomo, tra l’altro. Fuggiti i due cacciatori”.
“Molti, troppi i casi in cui l’attività quotidiana di normali persone viene stravolta da chi spara per cacciare e invece colpisce chi lavora nei campi o raccoglie la frutta nel proprio podere, se non addirittura sta tranquillo nel proprio giardino di casa – ha rilevato Casprini – Sono questi episodi a saltare alle cronache ma quanti non vengono pubblicati o taciuti?”. Non solo. “Gli animali d’affezione nei giardini sono in costante pericolo in ambienti dove si caccia – spaventosi anche questi dati, più difficili da raccogliere perché troppo spesso ignorati dai media – e purtroppo oramai l’attività venatoria viene praticata ovunque, a suon di decreti filovenatori che i politici ancora regalano, in barba a norme di sicurezza e rispetto di allargate sensibilità, ma anche di leggi statali, ai cacciatori” dice la presidente dell’Associazione vittime della caccia.