'Ndrangheta: infiltrazioni anche in Emilia Romagna
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'Ndrangheta: infiltrazioni anche in Emilia Romagna

Gli uomini della Direzione Investigativa Anti Mafia sono intervenuti in provincia di Reggio Emilia, Perugia e Crotone.

Gli uomini della Dia
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24 Settembre 2014 - 11.20


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Infiltrazioni della ‘ndrangheta in Emilia sono state scoperte dal personale della D.I.A. di Firenze e di Bologna, coadiuvato dai Carabinieri di Reggio Emilia, che sta effettuando, nelle province di Reggio Emilia, Perugia e Crotone, sequestri di beni riconducibili a imprenditori edili calabresi da anni operanti in Emilia.

Il sequestro, del valore di circa 5 milioni di euro, riguarda, in particolare, beni riconducibili ai fratelli Sarcone, tutti imprenditori edili originari di Cutro (Crotone) ma da anni stabilitisi in Emilia, ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta calabrese e precisamente alla cosca Grande Aracri di Cutro, particolarmente attiva nelle estorsioni ai danni di imprenditori operanti in vari settori dell’economia locale.

Il sequestro è stato disposto in via d’urgenza dal Presidente del Tribunale di Reggio Emilia, su richiesta del Direttore della Dia Arturo De Felice, dopo che gli investigatori del Centro Operativo di Firenze avevano rilevato, da parte di familiari di uno dei fratelli Sarcone, ripetuti tentativi di sottrarre al sequestro ingenti somme di denaro.

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Tra i beni posti ai sigilli, circa 40 immobili (terreni e fabbricati) numerosi autoveicoli, intestati a persone fisiche e giuridiche, quote societarie e consistenti disponibilità finanziarie, evidentemente sproporzionate rispetto all’attività lecita svolta. “L’operazione – ha precisato la Dia – si colloca nell’ambito di un procedimento di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali avviato a seguito di una richiesta formulata dal Direttore della Dia all’esito di una accurata analisi delle infiltrazioni della criminalità organizzata di origine calabrese nei settori imprenditoriali dell’Emilia Romagna”.

Da qui sono partite le indagini sulla posizione dei quattro fratelli, uno dei quali già condannato, con sentenza di primo grado emessa nel 2013, ad una pena di otto anni ed otto mesi per il delitto di associazione di tipo mafioso, essendo stato accertato il suo ruolo di vertice nella cosca Grande Aracri.

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