Ebola: un'italiana potrebbe essere stata contagiata
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Ebola: un'italiana potrebbe essere stata contagiata

La giovane aveva una febbre forte già prima di imbarcarsi sul volo per la città turca, ma durante il viaggio di cinque ore le sue condizioni di salute si sono aggravate.

Ebola: un'italiana potrebbe essere stata contagiata
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23 Agosto 2014 - 16.45


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Una donna italiana di 23 anni è stata ricoverata ieri a Istanbul con sintomi simili a quelli di ebola. Partita dal Kenya, dopo che le era stata diagnosticata la malaria, la donna si è sentita male in volo e una volta arrivata all’aeroporto Ataturk, è stata trasportata in ospedale.

Si è imbarcata a Kano su un volo della Turkish Airlines per Istanbul. Quando si è sentita male fra i passeggeri si è diffuso il panico e il pilota ha chiesto alla torre di controllo dell’aeroporto Ataturk di mandare una equipe medica all’arrivo.

Fonti mediche turche sostengono che i disturbi manifestati dalla giovane, febbre alta e vomito, potrebbero anche essere attribuiti a una reazione allergica a un farmaco anti-malarico. In ogni caso, per averne certezza ed escludere che si tratti di ebola, si dovrà attendere l’esito delle analisi.

È emergenza – Sale, intanto, il bilancio delle vittime di ebola: tra il 19 e il 20 agosto sono stati segnalati un totale di 142 nuovi casi di malattia da virus Ebola (confermati o sospetti) e 77 decessi in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone. Al 20 agosto, il totale dei decessi è salito a 1.427.

Il parere dell’esperto – “Febbre, vomito e dissenteria sono sintomi comuni a varie malattie”, alla malaria come pure a semplici infezioni batteriche. “Le precauzioni sono giuste”, ma “non possiamo pensare all’Ebola per ogni persona che arriva dall’Africa e presenta una febbre”. Giovanni Rezza, epidemiologo dell’Istituto superiore di sanità, invita a evitare allarmismi dopo il caso della ragazza italiana.

“Per sospettare l’Ebola davanti a sintomi come quelli descritti – precisa Rezza – bisogna che il paziente abbia avuto rapporti con persone malate e capire se compaiono emorragie”. Detto questo, “non significa che non si debbano usare precauzioni” in attesa di accertamenti. L’esperto dell’Iss fa inoltre notare che finora tutti i casi ‘occidentali’ per cui si è sospettato l’Ebola, in persone diverse dagli operatori che effettivamente erano infettati sul posto, alla fine si sono rivelati falsi allarmi.

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