L'accusa: Galan ha 50 milioni all'estero
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L'accusa: Galan ha 50 milioni all'estero

Gli inquirenti lo hanno accusato ma l'ex governatore del Veneto, ha detto di essere completamente estraneo alla vicenda.

L'accusa: Galan ha 50 milioni all'estero
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23 Giugno 2014 - 17.14


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Nelle carte dell’inchiesta Mose si parla di «cospicue operazioni commerciali nel Sud Est asiatico» nell’ordine di 50 milioni di dollari, trovate in documenti in possesso del prestanome Paolo Venuti, per le quali emergerebbe «la riconducibilità alla famiglia Galan». Lo affermano i pm nella richiesta al gip degli arresti del 4 giugno scorso.

Secondo quanto riferito dal pm Ancillotto, ci sono delle intercettazioni ambientali che riguardano dialoghi tra il commercialista di Galan, Paolo Venuti – anch’egli indagato – e sua moglie. Dal dialogo tra Venuti e la donna si capisce che il commercialista fungeva da prestanome per Galan e che proprio per conto del parlamentare di Forza Italia del denaro sarebbe stato portato all’estero e che, proprio mentre esplodeva l’inchiesta, Venuti avrebbe detto alla moglie che solo l’ex governatore del Veneto avrebbe potuto decidere il da farsi.

Nel corso del riesame il legale di Venuti, Emanuele Fragasso, ha minimizzato l’intercettazione ricordando che il commercialista era amico da sempre di Galan (quindi i fondi potrebbero essere antecedenti la vicenda Mose) e che tutta la contabilità della famiglia dell’ex governatore era in mano al commercialista. Fragasso ha anche sottolineato che nella vicenda Venuti-Galan “ci sono aspetti paradossali, perché quando il commercialista si occupa di un altro cliente, che non è Galan, viene perquisito proprio per delle carte che fanno riferimento a investimenti all’estero, documenti risultati in regola che però nell’inchiesta diventano di Galan”.

L’autodifesa di Galan: accuse false

L’ex governatore veneto ha illustrato la sua memoria difensiva, elaborata insieme agli avvocati di fiducia, Antonio Franchini e Niccolò Ghedini, depositata alla giunta per le autorizzazioni a procedere che deve decidere sul suo arresto.

«Sono stato investito da un ciclone umano – ha esordito – e mediatico, giudiziario che mai avrei pensato. Io non ho le colpe che mi vengono attribuite. Sulle mie condizioni patrimoniali e sulla casa sono state dette fesserie colossali. Non esiste una parola sul fatto che io abbia avuto soldi. «Sulla vicenda della mia casa ho sentito molte fesserie. Altro che restauro milionario, altro che balle. L’ho comprata già restaurata da un dnetista di Pantelleria. Gli infissi sono esattamente gli stessi, il restauro riguarda il terzo piano e la suddivisione in sette stanze della parte dell’agriturismo. Ho speso 700 mila euro, ma quante balle…».

«Finalmente dopo 20 giorni posso parlare. Finora non ho parlato con nessuno per rispetto nei confronti della magistratura: volevo che i magistrati fossero i primi a ascoltare. Non hanno voluto farlo e ora io sono qui. Nel frattempo non è che non abbiate scritto le peggiori infamie. Io so che il politico è un mostro, ma mi aspettavo più rispetto nei confronti miei e della mia famiglia. Sono stato investito da un ciclone umano, mediatico, giudiziario quale mai avrei pensato. Mia moglie non faceva la cubista, non ha neppure il fisico anche se è una bellissima donna a cui voglio bene. Quando mi ha conosciuto lavorava nel volontariato ed è stato licenziata. Almeno questo. Io sono e sono sempre stato sostenitore del Mose. È un’opera di ingegneria fra le più avanzate. E quindi che bisogno c’è di convincere uno che è già convinto?»

Un capitolo a parte lo dedica alla sua ex segretaria, Claudia Minutillo: «Volevo assumere mia cugina, ma Minutillo – racconta Galan – era stata appena licenziata da Paolo Scarpa Bonazza Buora, molto influente all’epoca in quanto coordinatore regionale di Forza Italia, che la mise in mezzo ad una strada e lei con grande abilità si ingraziò tutti andando a lavorare al gruppo regionale. Essendo una gran lavoratrice si fece assumere. L’ho mandata via più di otto anni fa per l’antipatia che aveva con mia moglie. Sì, ma la verità è che era antipatica a tutti, nessuno la sopportava. Ed era la segretaria più lussuosamente e costosamente vestita dell’emisfero boreale… Quando ho saputo che indossava un cappotto da 16 mila euro, allora qualche dubbio mi è venuto…».

«La firma apposta per prelevare i 50mila euro dal conto corrente a San Marino «è falsa, come attestano due perizie da me richieste, non ho nulla da nascondere, nulla di segreto e cifrato, non c’è assolutamente nulla». Piergiorgio Baita, il manager veneziano che accusa Giancarlo Galan nell’ambito dell’inchiesta sul Mose «è un uomo di intelligenza elevatissima – rileva Galan – ma di un cinismo feroce, uno davvero capace di tutto». Lo dice lo stesso Galan in conferenza stampa alla Camera. «Ed ha un limite preciso: la presunzione. Si ritiene troppo più intelligente di chiunque altro. Ora è tornato a lavorare, nello stesso settore, fa l’uomo copertina in alcune interviste settimanali, ha patteggiato per quei reati. Si direbbe un fenomeno, un fenomeno del male… »

In 160 mila pagine» di inchiesta «non c’è uno che dica che mi ha messo in mano mille euro. Certo che mi sono fatto un’idea: qualcuno quei soldi se li è presi. Qual era il meccanismo? Baita fa una fattura falsa a San Marino, la Minutillo parte e gli porta i soldi, come facevo ad accorgermene? Nessuno, comunque, dice che mi ha dato una lira», aggiunge.
«Non mi sento perseguitato dai magistrati né tradito dagli amici. Io non mi sento perseguitato da nessuno: ritengo che i magistrati siano stati indotti in errore da una falsa rappresentazione preparata dalla Guardia di finanza su basi presuntive e non documentali. Io sento che la Guardia di Finanza ha fatto un lavoro modesto e scadente tale da indurre in errore. Nel procedimento penale si è manifestato nei confronti di chi scrive un ‘fumus persecutionis’
evidentissimo».

Galan ne ha anche per Mazzacurati: «L’ingegnere sostiene che il Consorzio Venezia Nuova mi avrebbe corrisposto ben un milione di euro all’anno dal 2005 al 2011. Un’accusa fantasiosa e infamante. È semplicemente assurdo». Il deputato di Fi aggiunge che «da diverse fonti processuali emerge che molti denari consegnati a Mazzacurati servivano a scopi personali dello stesso, per milioni di euro. Il che – sottolinea Galan – fa pensare che costui abbia usato la fantasiosa storia del milione di euro all’anno quale ‘copertura’ di proprie ingenti appropriazioni».

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