Gli arresti [url”di stamane”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=58804&typeb=0&Tangenti-Mose-arrestato-il-sindaco-di-Venezia[/url] seguiti all’indagine sul caso Venezia potrebbero scatenare un cataclisma non solo in terra veneta ma in tutto il Paese. Se [url”a fare rumore”]http://www.gazzettino.it/NORDEST/VENEZIA/venezia_tangenti_mose_sindaco_orsoni_chisso_galan_arresti/notizie/725961.shtml[/url] c’è il coinvolgimento del sindaco della città lagunare, il democratico Giorgio Orsoni, non meno clamorosa è la richiesta di custodia cautelare in carcere per il senatore azzurro Giancarlo Galan, ex governatore del Veneto (in foto). In scia lo stesso provvedimento è stato chiesto ed ottenuto per [url”Renato Chisso”]http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2014/4-giugno-2014/inchiesta-mose-arrestati-chisso-orsoni-marchese-manette-altri-35-223330453429.shtml[/url], pezzo da novanta della galassia azzurra veneta e potentissimo assessore regionale alle infrastrutture. La sua posizione è delicatissima perché attraverso il suo referato passano tutti gli atti relativi ad ogni singola opera di pertinenza della regione. E fa ancora più clamore la richiesta dei domiciliari per Lia Sartori, europarlamentare azzurro che non è stato riconfermato al voto di fine maggio, la quale presto potrebbe essere privata della libertà personale. Sartori per di più da anni è indicata come la vera mente del cosiddetto sistema Galan.
Sul fronte del centrosinistra fa scalpore l’arresto del consigliere regionale Giampietro Marchese, influente esponente del gruppo Pd a palazzo Ferro Fini. L’azione dei magistrati però si concentra anche sugli alti funzionari poiché nel ciclone giudiziario sono finiti due membri della magistratura alle acque ovvero Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva.
Un capitolo a parte, che da mesi ha gettato una luce inquietante sull’inchiesta riguarda il coinvolgimento di alcuni soggetti legati ai servizi segreti e di un funzionario di Polizia. I quali avrebbero dovuto informare la cupola degli appalti di eventuali accertamenti da parte degli inquirenti. In questo contesto va valutato anche un altro arresto eccellente, quello dell’ex vicecomandante nazionale della GdF (da poco a riposo), il generale Emilio Spaziante. Il nome del quale è finito in una lunga inchiesta giornalistica de ilfattoquotidiano.it datata [url”20 settembre 2013″]http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/26/dal-porto-di-ostia-a-unipol-passando-per-mps-tutti-affari-di-studio-tremonti/717865/[/url]. Servizio dedicato allo scandalo del porto di Ostia fra le righe del quale si legge anche il nome dell’ex ministro azzurro dell’Economia Giulio Tremonti.
Sul piano complessivo le notizie uscite stamane sui media nazionali non solo mettono in luce un ginepraio di interessi trasversali tanto opachi quanto di altissimo livello che spaziano da Fi al Pd, sino alla alta burocrazia regionale passando per il mondo delle coop rosse. Tra gli arrestati infatti c’è anche Giuseppe Fasiol altissimo dirigente delle infrastrutture regionali venete nonché vicecommissario alla Superstrada Pedemontana Veneta (Spv), un’altra opera colossale del valore di 2,3 miliardi a fronte dei cinque attualmente previsti per il Mose: per vero non sono emersi, al momento, collegamenti d’indagine tra la vicenda del [url”sistema anti-acqua alta”]http://it.wikipedia.org/wiki/Mos%EF%BF%BD[/url] e la Pedemontana; anche se in procura filtrano voci di un fascicolo da poco nato anche sul fronte della Spv.
Ma c’è un altro elemento che in queste ore sta scuotendo la politica veneta. Il pool di magistrati che sta indagando su ipotesi di reato che vanno dalla corruzione, alla concussione sino al riciclaggio è costituito dai pm Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonino. Quest’ultima, e la cosa non è sfuggita a diversi addetti ai lavori, è in forza alla Dda ovvero all’antimafia veneziana: il che getta una luce «ancora più sinistra», riferiscono alcuni investigatori che chiedono l’anonimato, sull’intera partita.
Oltretutto non va dimenticato il crescendo con cui i magistrati lagunari si sono avvicinati al sistema veneto: in primis c’è l’arresto di Lino Brentan, area Pd, [url”nel febbraio del 2012″]http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2012/01/31/news/arrestato-lino-brentan-ex-ad-dell-autostrada-venezia-padova-1.3127908[/url]. Esattamente dodici mesi dopo tocca a Piergiorgio Baita, presidente della Mantovani, impresa politicamente vicinissima a Galan. Nel luglio del 2013 finisce agli arresti anche Giovanni Mazzacurati, dominus del sistema Mose, un grand commis in quota Pd. E le indagini procedono inesorabili visto che pochi giorni fa, è la fine di maggio, viene coinvolto dal ciclone Venezia anche l’ex ministro all’ambiente nonché ex ministro alle infrastrutture Altero Matteoli, un ex di An. Se al tutto si somma il recente arresto del veneziano Corrado Clini (altissimo dirigente del ministero dell’ambiente e ministro proprio all’ecologia durante il governo Monti) per una vicenda però legata a tutt’altro scandalo, allora il quadro sulla città che fu di Marco Polo assume una tinta molto simile a quella della tangentopoli veneta degli anni ’90, quando a dominare erano i De Michelis, i Bernini e i Prandini. E quando nel Veneziano era il Pc a dettare la linea politica sulle grandi opere.
Sullo sfondo però rimane un altro tassello. Tra gli arrestati c’è anche Roberto Meneguzzo, punta di diamante di Palladio Finanziaria, società di Vicenza al centro di un roveto di intrecci finanziari di livello nazionale. Meneguzzo alla fine del 2012 era finito in una [url”querelle giornalistica”]http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/generali-alla-guerra-meneguzzo-replica-al-corriere-con-una-querela-tra-palladio-e-il-48360.htm[/url] con Massimo Mucchetti, firma economica più prestigiosa del Corsera e oggi è senatore del Pd: oggetto del contendere? Le manovre attorno al gruppo Generali. Sempre Meneguzzo però aveva anche attirato [url”l’attenzione dei media veneti”]http://www.vicenzapiu.com/leggi/affaire-mose-spuntano-le-liason-tra-letta-meneguzzo-e-sartori[/url] proprio per le sue liason con Lia Sartori. Per di più nello stesso periodo, ovvero il luglio 2013, il quotidiano telematico Vicenzapiu.com aveva dato [url”la notizia”]http://www.vicenzapiu.com/leggi/a31-sud-il-cognato-di-galan-nellinchiesta-dellantimafia-veneziana[/url] del coinvolgimento del cognato di Galan in una inchiesta dell’antimafia veneziana. Inchiesta incentrata sui veleni che sarebbero stati sepolti lungo il tracciato della Vicenza Badia Polesine, meglio nota come A31 sud o autostrada Valdastico sud. La notizia all’epoca non fu ripresa da alcuna testata.
Ad ogni modo il cosiddetto sistema Veneto era stato delineato, tra gli altri, dallo scrittore Renzo Mazzaro nel libro I padroni del Veneto. Ma anche dagli esposti dell’europarlamentare uscente l’azzurro Sergio Berlato. Il quale pur non riconfermato, è da anni strenuo avversario di Galan e Sartori proprio sul piano della politica degli appalti: a cominciare dal modello della finanza di progetto. Un modello, usato sia nelle infrastrutture che nella sanità, che pochi giorni fa era stato messo in discussione da un altro big di [url”Forza Italia”]http://taepile.blogspot.it/2014/05/project-financing-le-rivelazioni-di-teso.html[/url]. Ovvero dal consigliere regionale veneto Moreno Teso.