Marcello dall’Utri sarà estradato la prossima settimana, forse già giovedì. Il Consiglio dei ministri del Libano non discuterà del caso, basterà il decreto amministrativo che sarà firmato lunedì dal premier e dal presidente della Repubblica.
La latitanza dell’ex azzurro ormai ha le ore contate. Dopo l’ok del procuratore generale della Cassazione, Samir Hammoud, l’avvallo del ministro della Giustizia Rizk e la decisione dell’esecutivo di non intervenire, sarà il Presidente della Repubblica a decidere, ma il risultato non dovrebbe cambiare.
I legali non demordono. Il difensore di Dell’Utri, l’avvocato Akram Azoury ha già annunciato che, in caso di estrazione concessa, procederà con un appello amministrativo.
L’ex senatore forzista è stato è stato condannato a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. La settimana scorsa la Cassazione ha infatti confermato la sentenza dalla Corte di Appello di Palermo il 25 marzo 2013.
Dell’Utri era stato arrestato lo scorso 12 aprile dai servizi segreti libanesi in un albergo di Beirut. Ora si trova agli arresti nella camera Vip dell’ospedale Al Ayat di Beirut. I giudici hanno dichiarato che i contatti tra cosa nostra e Marcello Dell’Utri “non si sono mai interrotti e si sono protratti senza soluzione di continuità” dal 1974, anno del “patto di protezione” siglato con la mafia palermitana per tutelare Silvio Berlusconi, fino al 1992.