«Non è un no alla denuncia ma un’attenzione verso le vittime e risponde a ciò che i genitori ritengono meglio per il bene dei propri figli. Per noi l’obbligo morale è ben più forte dell’obbligo giuridico, e impegna la Chiesa a fare tutto il possibile per le vittime». Fanno già discutere le parole del presidente della Cei Bagnasco, parlando di pedofilia da parte di religiosi e commentando [url”le linee guida del Vaticano in materia di pedofilia e religiosi”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=56248&typeb=0[/url].
Secondo le nuove disposizioni della Conferenza episcopale italiana i vescovi non sono «pubblici ufficiali» e dunque [url”non sono obbligati a denunciare all’autorità giudiziaria casi di abusi sessuali”]http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=56231&typeb=0&No-all-obbligo-di-denunciare-i-pedofili-bufera-sulla-Cei[/url] nei confronti dei minori che sono di loro conoscenza. «Questa questione – ha aggiunto Bagnasco – rientra in un contesto più ampio, in cui il punto fondamentale è la cooperazione con l’autorità giudiziaria. Il Vaticano prescrive di rispettare le leggi nazionali, e sappiamo che la legge italiana non riconosce questo dovere» di denuncia. Però, «ciò che è più importante è il rispetto delle vittime e dei loro familiari, che non è detto vogliano presentare denuncia, per ragioni personali. Bisogna essere molto attenti affinché noi sacerdoti, noi vescovi, non andiamo a mancare gravemente di rispetto alla privacy, alla discrezione alla riservatezza e anche ai drammi di eventuali vittime che non vogliano essere “messe in piazza”, brutalmente parlando».
Bagnasco ha concluso dicendo che «questo è un aspetto su cui dobbiamo riflettere. Noi pastori abbiamo molto riflettuto, e questa ragione ci è parsa importantissima. A seconda di quello che può essere la posizione dei familiari delle vittime si può decidere nei casi concreti».