Migrantes, ricordare tutte le vittime
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Migrantes, ricordare tutte le vittime

L'appello della Fondazione per non dimenticare che l'Olocausto ha contato tra le sue vittime anche tantissimi rom e sinti.

Migrantes, ricordare tutte le vittime
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27 Gennaio 2014 - 11.58


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“Nel Giorno della Memoria, il ricordo va a tutte le vittime del genocidio. Tra di essi vogliamo non dimenticare i Rom e

i Sinti nel 1939 internati in campi di concentramento in Italia, deportati in Germania e Polonia e poi trucidati, vittime

di leggi razziali che hanno dimenticato e tradito l’uguaglianza e la dignità di tutte le persone”. Così la Fondazione

Migrantes, che ha pubblicato un libro di suor Carla Osella sul genocidio Romedito dalla Tau: un viaggio nei luoghi del

genocidio Rom, per non dimenticare.

“Nel 1939 – ricorda Migrantes – iniziarono i rastrellamenti dei Rom della Germania e dell’Austria, poi deportati in

Polonia. Nel 1941 migliaia di Rom serbi furono massacrati. Nel gennaio 1942 la stessa sorte toccò ai Rom della Crimea e

dell’Ucraina. In occasione di esecuzioni di massa degli ebrei, un’ordinanza del Comando tedesco del 16 dicembre 1942,

impose il trasferimento di tutti gli ebrei d’Europa ad Auschwitz, dove trovarono la morte almeno 16 mila Rom”.
La poetessa gitana Bronislawa Wajs, detta Papusza, morta nel 1987 e di cui non si sa l’anno di nascita, ha ricordato così

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nella poesia ‘Lacime di sangue’ il genocidio del popolo Rom: “Oh, caro popolo/Non mi piace ricordare tanta infelicità/Il

mio cuore si gela e piange./Ma devo cantare/I malvagi desiderano la guerra/Sappiano dunque quanto è terribile./ Dio ci

protegga tutti/ dalla grande miseria, dalla grande prova, dalle lacrime di sangue./ Quanto ha sofferto il bimbo ebreo, il

cuore di una madre gitana e il bambino gitano”.

Nel Giorno della Memoria, la Migrantes invita a non dimenticare la guerra, l’olocausto anche dei Rom d’Europa, ma anche a

non dimenticare oggi “un popolo che vive e soffre nelle nostre città, non sempre riconosciuto nella sua storia e nel suo

cammino”. “Anche dalla sofferenza e dalla morte di molti Rom è nata l’Europa – conclude la Fondazione Migrantes -. Oggi

non si può non costruire l’Europa anche con il contributo di questo popolo, spesso ai margini delle nostre città o non

riconosciuto anche per qualità e capacità. Anche oggi, ‘il cuore di una madre gitana’ soffre quando i figli vengono tolti,

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quando i ragazzi non possono frequentare la scuola, quando i giovani non trovano lavoro, quando la famiglia è vittima di

discriminazioni”.

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