Ricominciano le lezioni in tutte le regioni. Molti avvertono la necessità (considerando anche venti di guerra e inquietudini planetarie) di dare a questo inizio un senso ulteriore. Una vignetta di questi giorni mostra un ragazzino con lo zaino che dice a un adulto: “La scuola riapre”. E l’altro: “Ancora insiste?”. Fortunatamente sì, ancora insiste.
Questo – per quanto imperfetto – baluardo di democrazia non si stanca di ricordarci la necessità di andare avanti: tra le mani, sottoposto alle nostre parole, gesti, azioni, sguardi, c’è il futuro. Che esige rispetto e cura: siamo l’unica istituzione, che deve individuare e provare a rendere irrinunciabili i valori che vorremmo non venissero dimenticati. Ecco perché mi piace segnalarvi due proposte di inizio di anno scolastico.
È di 50 anni fa “I have a dream”, discorso di M. L. King che ha modificato il punto di vista sul principio di uguaglianza, configurato nell’art. 3 della nostra Costituzione.
Abbiamo un sogno? Abbiamo un sogno collettivo, noi che viviamo di e nella scuola, tentando di alimentare con il nostro lavoro l’idea di una società più giusta e solidale, che fornisca a tutti i cittadini le stesse opportunità per esprimere se stessi dignitosamente? Abbiamo ancora il sogno coltivato negli anni, a dispetto del pensiero unico e del neoliberismo che egemonizzava intenzioni, progetti, risorse e azioni? Vogliamo ancora fare della scuola il luogo geometrico di uguaglianza e pari opportunità, accoglienza, crescita attraverso la cultura emancipante? Abbiamo ancora entusiasmi ed energie per costruire l’ipotesi di un mondo più giusto, mediante ciò che realizziamo ogni giorno nelle aule delle nostre scuole?
Quel discorso apriva una nuova fase dell’intera questione “razziale”, sia negli Usa che altrove. A distanza di mezzo secolo i temi di integrazione/inclusione non sono ancora risolti. Recenti episodi dimostrano piuttosto che molto va ancora fatto per superare pregiudizi. L’associazione Gessetti colorati suggerisce ai docenti di aprire l’anno scolastico con il ricordo del 28 agosto 1963, guardando il video del discorso di King, magari nella mattinata del 20.9: il 21 è la Giornata Internazionale della pace. Sul sito è possibile reperire tutti i materiali a disposizione e le modalità di partecipazione all’iniziativa.
Ad un rifiuto di idea “totalitaria” della democrazia richiamano Fabio Bentivoglio e Michele Maggino, che ci invitano a riappropriarci della Costituzione, con uno sguardo intenso e profondo sulla condizione dell’oggi, su uno scenario difficilmente immaginabile solo 4-5 anni: Grillo, la querelle su Berlusconi in un governo “di larghe intese” e altri elementi che dimostrano l’affermarsi di una visione della democrazia di stampo plebiscitario.
“In qualità di docenti della scuola statale italiana proponiamo dunque che a settembre, in tutte le scuole d’Italia, la prima settimana di lezione sia dedicata a illustrare ai giovani studenti il contenuto e il significato della nostra Costituzione. Proponiamo di sensibilizzare i nostri studenti circa l’inaudita gravità di questo frangente storico: devono essere messi in condizione, attraverso la conoscenza e la comprensione critica di quanto sta accadendo, di vigilare e di far sentire la loro voce. Per correttezza procedurale questo progetto dovrà essere approvato dai Collegi docenti di ciascuna scuola provvedendo, con modalità da individuare, alla creazione di una vera e propria rete nazionale di scuole in grado di scambiarsi in merito informazioni e iniziative anche allo scopo di proseguire nei mesi successivi un attento lavoro di vigilanza”.
Per dimostrare che una concezione della democrazia di stampo bonapartista-plebiscitario “è priva di fondamento ed è agli antipodi del dettato costituzionale, è sufficiente la conoscenza dell’articolo 1 della Costituzione. Citiamolo per intero: L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
La democrazia, dunque, principio fondamentale della Costituzione, è definita non soltanto in base a chi esercita la sovranità – il popolo – ma anche e soprattutto in base a come tale sovranità è esercitata, vale a dire entro le forme e con le limitazioni prescritte dalla Costituzione stessa.
Ciò significa il rifiuto di un’idea “totalitaria” di democrazia, secondo cui il consenso popolare, comunque ottenuto, manifestato e indirizzato, legittimerebbe di per sé qualsiasi atto d’imperio. La democrazia è invece intesa dalla Costituzione essenzialmente come rispetto di alcune fondamentali libertà civili e di determinate procedure di formulazione della volontà politica, conformemente a una cultura liberale risalente alla rivoluzione francese. Ne segue che il principio affermato nella prima parte dell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personale e sociali” è inderogabile e non può essere aggirato in alcun modo”.
Ci ricordano Bentivoglio e Maggino anche che “nell’ultimo ventennio la Costituzione è stata violata in modo gravissimo da governi di diverso colore politico. Nel merito, per citare solo i casi più eclatanti: le privatizzazioni selvagge degli anni ’90 hanno violato l’articolo 41; la guerra condotta nel 1999 ha violato l’articolo 11; le leggi sul precariato hanno violato gli articoli 1 e 4; le riforme della scuola hanno violato l’articolo 33; le note leggi per sottrarre alla magistratura l’azione di controllo della legalità hanno prodotto effetti devastanti e violato più di un articolo della Costituzione”.
Oggi la Carta può essere riproposta (analogamente al passato, quando rappresentò un baluardo contro la barbarie e le dittature del Novecento) come barriera “contro la barbarie di una dittatura globale dei cacciatori di profitto e dei loro rappresentanti politici che hanno trascinato l’intero pianeta e l’intera umanità in una crisi che non ha precedenti nella storia”. Bentivoglio e Maggino sono – principalmente, semplicemente e responsabilmente – “docenti della scuola statale italiana”. Non è una qualifica come le altre. È un implicito di identità e responsabilità che proprio i costituenti ci hanno attribuito, con una scelta precisa ed estremamente significativa. Lasciandoci un testimone che dobbiamo onorare, licenziando dalle aule scolastiche cittadini consapevoli.