Commercio di armi, valutazioni del dopo
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Commercio di armi, valutazioni del dopo

L’approvazione da parte dell’Assemblea dell'Onu dell'Arms Trade Treaty è un passo in avanti importante. La valutazione di un giurista. [Emilio Emmolo]

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8 Aprile 2013 - 14.47


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di Emilio Emmolo

I fatti noti. 54 paesi hanno votato a favore, mentre 23 (tra cui Russia, Cina, Cuba, India, Pakistan, Indonesia, Arabia Saudita, Kuwait) si sono astenuti e 3 (Corea del Nord, Iran e Siria, che già avevano fatto fallire la conferenza di marzo col loro voto contrario) hanno votato contro. Era necessaria la maggioranza di due terzi dei Paesi membri che è stata ampiamente superata. L’area degli Stati che hanno votato contro o si sono comunque astenuti è geograficamente inquadrabile dal medio oriente all’Asia. E’ l’area dove si acquistano più armi ed anche quella dove si stanno imponendo Paesi esportatori che potremmo definire emergenti: Cina e India. La Russia esporta il 24% del totale a livello internazionale. India, Corea del Sud, Pakistan, Cina e Singapore, insieme, sono destinatari del 30% dei trasferimenti totali.
Il volume delle importazioni dell’Asia è aumentato nel 2007-2011 del 24% rispetto al quinquennio 2002-2006; in particolare l’India ha registrato in questo periodo un aumento del 38%, ritagliandosi il ruolo di primo destinatario dei trasferimenti d’armi al mondo. Nel Sud-est asiatico si è registrato un aumento del 185% negli ultimi cinque anni.

La prima volta. È un avvenimento storico: nel diritto internazionale pattizzio non vi erano norme sui trasferimenti di armi convenzionali. Pertanto, è un primo nucleo di norme che finalmente vede la luce a livello globale. Ma perché comporti obblighi sul commercio di armi è necessario che sia prima recepito nelle legislazioni nazionali dei singoli Stati. E’ comunque un indice anche del riconoscimento che a livello internazionale si è dato del problema dei trasferimenti incontrollati di armamenti. E inoltre non è affatto secondario ricordare il ruolo decisivo che hanno avuto le reti e le campagne nazionali e internazionali (IANSA e Control Arms) che da oltre 15 anni molte ONG, associazioni e istituti di ricerca hanno portato avanti.

Gli Usa di Obama. Certamente l’aspetto più importante del percorso del Trattato è il deciso e netto cambio degli Stati Uniti. Mentre Bush aveva sempre osteggiato la proposta di trattato, Barak Obama ha segnato una svolta prima approvando la decisione di convocare una conferenza. Ma al momento decisivo, a due mesi dalle elezioni presidenziali nel 2013, anche il testo debole prodotto dalla prima conferenza aveva indotto l’amministrazione Usa a chiedere più tempo per valutare le implicazioni del trattato, mentre sul fronte interno la National Rifle Association (NRA) raccoglieva le firme di 51 senatori (la maggioranza), repubblicani e democratici, contro il Trattato. Sotto il pretesto della difesa del secondo emendamento, che da un punto di vista giuridico non sarebbe messo in discussione in alcun modo dagli obblighi che sarebbero scaturiti a livello nazionale. La strage del New Jersie sarebbe avvenuta dopo qualche mese. Il deciso cambiamento dell’opinione pubblica statunitesnse e la maggiore libertà del Presidente Obama al suo secondo e ultimo mandato sono stati il fattore decisivo per l’approvazione del Trattato. Un Trattato senza gli Stati Uniti, infatti, non avrebbe avuto alcun senso.

Sono molte ancora le lacune che la bozza di Trattato non è riuscita a colmare, malgrado il testo abbia fatto passi in avanti. Un esempio del compromesso è che la parola “guerra” o “conflitto” non appare una sola volta nel testo. Si ricorre a giri di parole ed eufemismi: minaccia alla pace, violazioni dei trattati etc. ma non c’è un divieto chiaro come quello previsto dalla legge italiana 185 del 1990 che dice che non si possono esportare armi a Paesi in stato di conflitto armato e in contrasto con la previsione dell’articolo 11 della Costituzione che sancisce che “l’Italia ripudia la guerra”.


I limiti.
Il limite principale del Trattato da un punto di vista tecnico è il campo di applicazione limitato ai principali sistemi d’arma (carri armati, veicolo corazzati da combattimento, sistemi di artiglieria di grosso calibro, aerei da combattimento, elicotteri d’attacco, navi da guerra e sottomarini, missili e missili lanciatori) più le armi leggere e di piccolo calibro.
Sono state introdotte una serie di forme di controllo sulle munizioni e sulle componenti di armi, mentre restano fuori sia le armi da fuoco che non hanno un esclusivo uso militare e tutte le armi elettroniche, radar, satelliti ecc.(ovvero quelle più importanti nelle guerre moderne), sia i trasferimenti di armi all’interno di accordi governativi e programmi di assistenza e cooperazione militare. Sarebbe stato proprio sulle coproduzioni che si sarebbero dovuti introdurre i controlli. Infatti, quando le armi vengono coprodotte da più Stati e i componenti provengono da più Paesi sono necessari controlli internazionali. È il settore in cui le sfide della globalizzazione avrebbero richiesto una risposta in termini di diritto internazionale.

Infatti è agevole in un contesto di coproduzione scegliere lo Stato con la legislazione più permissiva per effettuare le esportazioni finali a Paesi terzi. Rimane infine assai debole la trasparenza dei trasferimenti che mira più a tutelare la riserva commerciale dell’industria bellica e, in sostanza, le previsioni della bozza di trattato non vanno molto oltre quanto già in vigore per l’inadeguato Registro Onu sulle armi convenzionali in vigore da oltre vent’anni.

I più virtuosi. È probabile che il Trattato entri in vigore presto, ma c’è da aspettarsi che i primi Paesi a ratificarlo siano quelli che hanno già legislazioni sui trasferimenti di armi più rigorose e insieme a questi lo ratificheranno molti Stati che non hanno esportazioni significative e non hanno al contempo di importazioni significative. Ma questo non vuol dire che l’impatto del Trattato sarà necessariamente limitato nel breve periodo. Se resterà alta l’attenzione che il Trattato ha richiamato sul problema dell’accumulazione incontrollata di armi e dei trasferimenti irresponsabili sia a livello governativa sia nell’opinione pubblica è possibile attendersi risultati concerti.

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