L'appannato Alemanno rivive sui dolori del centrosinistra
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L'appannato Alemanno rivive sui dolori del centrosinistra

"La strada del Campodoglio è in salita" tormentone della giornata dopo il forfait di Riccardi. Alemanno: "Io denigrato, ma mi ricandido".

L'appannato Alemanno rivive sui dolori del centrosinistra
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5 Ottobre 2012 - 21.59


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Dopo tanti bocconi amari ingoiati, è anche ovvio che Gianni Alemanno, il sindaco di Roma, voglia prendersi una rivincita. La candidatura alla Regione del sicuro sfidante (e sicuro vincente) al Campidoglio Nicola Zingaretti causa collasso della giunta Polverini è stato un insperato vento di possibile rivincita. “Zingaretti fugge, mentre io resto qui” ha detto Alemanno oggi. E meglio è andata quando anche il candidato-sostituto in pectore del centrosinistra, il ministro della Solidarietà Andrea Riccardi ha detto: “No grazie, resto dove sono”. Apriti cielo: sono state quattro ore di compiacimento per il centrodestra tanto malconcio a Roma dopo quattro anni di governo: “Tutti criticano il sindaco Alemanno ma, a
distanza di due giorni, il centrosinistra registra la seconda
fuga: dopo Zingaretti, oggi e’ Riccardi a sfilarsi dalla corsa
per le comunali. Anche per il ministro, la scalinata del
Campidoglio risulta quantomeno impervia e faticosa”, ha detto
il consigliere Pdl di Roma Capitale, Maurizio Berruti. “Alemanno eviti battute, con tutti i danni che ha fatto a Roma”, la secca replica di Zingaretti.

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Il nodo primarie

Ma in realtà Riccardi non è fuggito dal Campdoglio, dove invece avrebbe seduto molto comodamente conoscendo a menadito la capitale, che ha seguito nella veste di presidente di Sant’Egidio, una delle più potenti realtà romane, ma – ça va sans dire – dalle primarie, questione destinata a scombussolare tutti i piani del Pd, a livello nazionale come a quello locale. Prima di dire “no grazie”, infatti, il ministro avrebbe avvertito il segretario del Pd Pierluigi Bersani e avrebbe anche messo in fila le ragioni del suo no: “Non c’è unità sul mio nome”, avrebbe detto. Citando sia le parole del leader del Pd di Roma, Marco Miccoli, che aveva fatto presente come nella capitale sia già stata fissata la data delle primarie (20 gennaio). Sia per il no esplicito di Sel che, attarverso un intervento del segretario Massimo Smeriglio sul manifesto, aveva definito la candidatura di Riccardi “il Monti dopo Monti”. Saputo del no di Riccardi, Smeriglio ha commentato su Twitter: “Le primarie sono impegnative per tutti”.

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Caccia al candidato

E a questo punto è caccia al candidato. Torna a salire in quota il segretario regionale del Pd Enrico Gasbarra – ex presidente della provincia – che però ha sempre detto di voler matenere una posizione di regia politica. Segue il nome di Rosy Bindi, che certo piacerebbe a molti anche se forse considerata un po’ troppo toscana. Sempre verde il nome di Giovanna Melandri, che non manca mai quando si parla di elezioni a Roma ma che non si è mai concretizzato in nulla. Altri parlano di Roberto Morassut, una “vecchia volpe” del campidoglio. E si osserva un’insolita attività di Davide Sassoli, europarlamentare che tweettato tutti il giorno, prima per dire che il nome di Riccardi andava benissimo, altrimenti primarie. E, informato del niet del ministro, ha detto: “E adesso primarie”. Ovviamente si cancida. Come si candiderà anche il leader di Sel Smeriglio. Ma anche i Popolari vogliono essere della partita, anche se – a ragion veduta – è il turno a Roma di un democratico, visto che la scorsa tornata elettorale è stata guidata da Rutelli. La sicura elezione di Zingaretti ala regione, però, potrebbe cambiare le carte in tavola.

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