Una valanga ha spazzato via un gruppo di alpinisti in Nepal, sul Monte Manaslu, l’ottavo picco più alto del mondo situato nella catena dell’Himalaya. Finora sono stati recuperati 11 cadaveri, tra cui quelle di tre francesi, due tedeschi e una guida nepalese, ma mancano all’appello ancora 8 alpinisti. Gli altri due italiani si sono salvati. Dopo l’incidente, avvenuto nelle prime ore del giorno, sono stati spedite nella zona, circa 100 km a nord-ovest di Kathmandu, le squadre di soccorso in elicottero. Il gruppo si trovava a circa 7 mila metri di altitudine quando un improvviso boato è stato seguito dal distaccamento di un’enorme massa di neve e detriti, che ha sorpeso gli escursionisti sul loro cammino, travolgendo i campi base 2 e 3 sul monte Manaslu, l’ottava vetta più alta del mondo.
Agghiacciante il racconto di Silvio Gnaro Mondinelli, che è riuscito a salvarsi miracolosamente insieme a Christian Gobbi. I due sono stati proiettati fuori dalla valanga, dopo essere stati trascinati via per 200 metri circa. “Io e Christian stiamo bene, siamo arrivati al campo base poco fa, ma purtroppo Alberto non ce l’ha fatta. L’abbiamo estratto dalla neve con lo sherpa, e siamo rimasti su ad aspettare per portarlo giù, ma gli elicotteri stanno trasferendo i feriti a valle e ci hanno detto che ci sarebbe voluto tempo. Stasera tardi, o più probabilmente domani mattina, risalgo con l’elicottero per andare a prenderlo. Non riesco a pensarci, era diventato nonno ieri e piangeva di gioia. E’ terribile”.
“Erano le 4.20 – continua l’alpinista – stavo per uscire a fare un bisogno. Si è sentito un rumore assordante e non abbiamo più capito niente. Io ero in tenda con Christian, ci siamo ritrovati travolti e copiti da blocchi di ghiaccio e neve. Dopo 200 metri la valanga ci ha buttato fuori. Abbiamo perso tutto, eravamo senza scarpe. Era buio, non c’era luce, non si vedeva niente”. Ad uccidere invece Magliano sono state probabilmente le bombole di gas che conservava nella sua tenda, posta accanto a quella di Mondinelli. Il peso delle bombole l’ha probabilmente trascinato in basso, senza dargli la possibilità di uscire dal suo rifugio.
“Lui è finito in profondità e non ce l’ha fatta – ha proseguito Mondinelli -. Lo abbiamo tirato fuori ma non c’era più niente da fare”. “E’ difficile dire cosa abbiamo provato, perché è stata una frazione di secondo. Però dopo è stato
tremendo. Io e Christian ci siamo avvolti i piedi con i sacchi a pelo e abbiamo camminato per un tratto così, poi abbiamo recuperato degli scarponi per scendere”. Secondo l’Himalaya Times i morti accertati sarebbero 11 e 8 ancora i dispersi, oltre che un numero ancora imprecisato di feriti. Ma mondinelli nel suo racconto riferisce di aver visto almeno 12 o 13 cadaveri intorno al lui, dopo il passaggio della valanga. “Era così grossa che ha polverizzato anche il campo 2 tra spostamento d’aria e neve. Lì però si sono salvati tutti, ci sono solo due o tre sherpa un po’ malconci ma tutto sommato in buone condizioni”, ha concluso l’alpinista.
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