Vescovi siciliani: stop alle tragedie del mare
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Vescovi siciliani: stop alle tragedie del mare

Dopo il naufragio dell'altro giorno, non c’è traccia della barca, non sono stati recuperati altri corpi. E i vescovi siciliani lanciano un appello per salvare i migranti.

Vescovi siciliani: stop alle tragedie del mare
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10 Settembre 2012 - 17.44


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Al largo di Lampedusa e della stessa Porto Empedocle capita sempre più spesso: navighi in quel tratto di mare e vedi galleggiare una scarpa, ultima povera testimonianza di una vita inghiottita dal mare in uno sfortunato e disperato viaggio verso l’Italia. A Lampedusa come a Linosa, se ti immergi per visitare i fondali puoi trovare dollari piegati in quattro nascosti in una scarpa o cuciti addosso da chi non ce l’ha fatta. Resta un indumento, un inutile giubbotto di salvataggio. E poi, a Lampedusa, dopo tanti anni di emergenza, tanti arrivi e altrettanti tragici naufragi, non c’è dove conservare un cadavere ripescato e al cimitero non c’è spazio per seppellire i nuovi morti di quello che ormai è un vero e proprio olocausto. E’ questa la realtà, mentre si registrano nuovi sbarchi di immigrati e mentre proseguono le ricerche dei dispersi del naufragio avvenuto al largo di Lampedusa, nei pressi dell’isolotto di Lampione. Le operazioni procedono senza sosta, ma fino ad ora non hanno dato alcun esito.

Non c’è traccia della barca, non sono stati recuperati altri corpi.
Ad oggi, complessivamente – lo ricordiamo – sono stati recuperati 56 migranti, tra cui una donna incinta, e due cadaveri. Ieri sera, al largo di Lampedusa, i carabinieri hanno intercettato un gommone, con a bordo otto tunisini.

Nelle ultime ore, quarantacinque migranti, che si sono dichiarati tunisini, sono stati avvistati ed agganciati da una motovedetta della guardia costiera di Porto Empedocle mentre con il loro barcone tentavano di approdare nella zona della Scala dei Turchi a Realmonte, nell’agrigentino.
Gli extracomunitari, tutti uomini, sono ospitati nella tensostruttura della Protezione civile nel porto di Porto Empedocle.

Intervengono i vescovi siciliani: “Sotto i nostri occhi distratti, nelle acque del Mediterraneo le tragedie si susseguono senza soluzione
di continuità. I morti chiamano altri morti – scrivono – e quanto avvenuto a Lampedusa, purtroppo, non è frutto del caso”. La nota è del vescovo delegato per le Migrazioni della Conferenza Episcopale Siciliana, monsignor Calogero La Piana. Assieme all’ufficio regionale Migrantes lancia un appello “all’umanità di ciascuno e dell’intera società”. “Per strappare all’ineluttabilità della tragedia il viaggio di tanti migranti – prosegue la nota – ci chiediamo se non sia il caso di attivare corridoi umanitari ed evitare la strage di innocenti che ormai da anni ha trasformato il Mediterraneo in un cimitero”.

“Stati e Organizzazioni internazionali – scrivono i vescovi siciliani – devono collaborare senza cedere a logiche punitive nei confronti dei migranti e individuare e colpire le organizzazioni che sfruttano il bisogno e trasformano la speranza in incubo. La solidarietà e l’accoglienza devono guidare le nostre azioni e la disposizione del nostro animo verso i tanti fratelli che giungono in Europa dopo un viaggio pericoloso ed estenuante”.

“Lampedusa e Linosa nei mesi della Primavera araba – conclude la nota – hanno costruito un patrimonio prezioso di aiuto e reciproca comprensione, che non solo non deve essere disperso, ma che al contrario deve diventare un esempio di convivenza al quale ispirare la nostra azione quotidiana di sostegno ai valori non negoziabili della convivenza e della civiltà”.

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