di Francesco Peloso
La Primavera araba? Si estenda a tutta l’Africa. Le richieste di democrazia coniugate alla domanda di giustizia sociale che ha caratterizzato le rivolte arabe, devono diventare un modello e un esempio per i Paesi e i governi dell’Africa sub-sahariana; allo stesso tempo è una realtà che anche in Occidente le democrazie vivono un momento di declino in cui forme di “populismo oligarchico” sembrano prevalere. In quanto all’Europa e alla crisi economica, non sarà certo affidandosi all’egemonia tedesca, o tedesco-francese, che se ne potrà uscire, c’è bisogno di più integrazione e cooperazione fra Stati mentre cresce l’esigenza di un’autorità finanziaria sovranazionale in grado di agire da regolatore di fronte ai momenti critici. E poi gli indignados di Madrid e i giovani del nord Africa e dei Paesi arabi, dall’Egitto alla Siria, fino al movimento ‘Occupy’ in America per arrivare alle rivolte dei giovani cileni, rappresentano tutti insieme il sintomo diffuso di un disagio dei giovani cui occorre dare risposte vere sul piano del lavoro, della formazione, delle opportunità. Ma più in generale ricostruendo la speranza nel futuro.
I giornalisti affluiti nella Sala stampa vaticana in occasione della consueta presentazione del messaggio per la giornata mondiale delle pace -che si celebra tutti gli anni il primo gennaio- non credevano alle proprie orecchie. Il messaggio del Papa per la ricorrenza di quest’anno s’è intitolato: “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. Ma soprattutto rispondendo ai giornalisti –ma in parte anche nel testo– Il Pontificio consiglio giustizia e pace disintegrava mesi di prudenze e incertezze dei sacri palazzi, e apriva a una serie di svolte sugli scenari globali. Un segnale era già arrivato qualche settimane fa quando dallo stesso dicastero vaticano era stato diffuso un complesso documento sulla crisi economica mondiale caratterizzato dalla richiesta della tobin tax e di nuove regole per la finanza internazionale, si toccava il tema del profilo etico e morale dell’attività economica, si chiedeva la fine della deregulation. Ieri c’è stato il seguito. Protagonisti il cardinale Peter Turkson, del Ghana, presidente di Iustitia et Pax, e monsignor Mario Toso, salesiano, esperto di economia e politica, critico dei sistemi finanziari divoratori della vita degli individui e della storia delle nazioni. In più c’è stato un messaggio papale, curato dal detto Pontificio consiglio, che parla anche di giustizia sociale, di trascendenza, di proteste giovanili.
E’ una controffensiva a tutto campo quella messa in piedi da Iustitia et Pax in questi mesi; il dicastero vaticano si è assunto l’onere di riportare la Chiesa, il Vangelo, dentro le vicende della storia contemporanea. Già il documento sulla finanza internazionale era stato letto come un aiuto della Santa Sede ai giovani del movimento “occupy”, poi qualcuno aveva insinuato che quel testo era stato bocciato dal Papa e dalla Segreteria di Stato; insomma non era abbastanza autorevole e autorizzato. Una raffica di smentite degli stessi responsabili di Iustitia et Pax, oltre che dell’autorevole agenzia stampa cattolica americana Catholic News Service, hanno respinto il tentativo messo in atto da settori della destra conservatrice cattolica, di negare dimensione autentica e forte al nuovo attivismo vaticano.
Dopo quasi sette anni di pontificato vissuti all’insegna di un progetto di recupero e restaurazione della ‘tradizione perduta’, magari all’interno di un’austerità spirituale, morale e di costumi, forse voluta forse dal Papa ma improbabile nella Curia romana, la linea spiritualista-dottrinaria della turris eburnea, mostra la corda. Il tentativo di recupero dei lefebvriani rimane problema irrisolto e momento chiave di questa interpretazione; è il simbolo di una lettura drammatica del nostro tempo e della situazione nella quale si trova la Chiesa, proposta dalla Santa Sede, nella quale si è provato a separare il cattolicesimo dalla storia moderna, incardinandolo in un’impossibile dimensione atemporale con vagheggiamenti mistico-medievali. La carica violenta di antisemitismo e anti-islamismo propugnata ottusamente degli eredi di Marcel Lefebvre, anche alle luce di quanto sta avvenendo in Europa, sta ormai diventando solo un grave impaccio perla Chiesa di Roma, e l’idea originaria di recuperare una mitica unità del corpo ecclesiale è ormai sfilacciata e corrosa.
Ma cosa hanno detto Turkson e Toso? Ciò che i giovani e le popolazioni dei Paesi arabi hanno chiesto ai loro governi nel corso della Primavera araba, cioè più democrazia insieme a maggiore giustizia sociale, dovrebbe essere un esempio per tanti governi africani, sarebbe importante che la Primavera araba si estendesse all’Africa sub sahariana. Così si è espresso oggi il cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace, rispondendo ai giornalisti, nel corso della presentazione del messaggio del Papa per la giornata mondiale della pace che si celebra il prossimo primo gennaio.
“E’ presto per trarre conclusioni su quello che sta avvenendo in Egitto – ha detto il cardinale in riferimento all’affermazione dei partiti di ispirazione islamica – la situazione è ancora in fermento”. In ogni caso le proteste dei giovani in nord Africa, ha aggiunto, “insegnano tanto a molti capi di Stato africani a partire dal concetto che “la giustizia sociale informa la democrazia, è questo che la popolazione deve esigere dai vari governi”. Quanto è avvenuto in “Egitto in Yemen, in Siria” si dovrebbe estendere anche all’Africa “sud Sahariana, in Congo, in Zimbabwe, e via dicendo. I governi devono imparare a rispondere alle esigenze di giustizia”.
In merito al fatto, poi, che l’evoluzione delle proteste in vari Paesi arabi suscita preoccupazione, monsignor Mario Toso, Segretario del Pontificio consiglio giustizia e pace, ha aggiunto che se questo è vero, lo stesso possiamo dire per “i Paesi occidentali dove si registrano problemi legati alla democrazia, la democrazia è un cantiere sempre aperto. Per questo c’è bisogno di educare alla democrazia, resta il fatto che nei giovani c’è un intento fresco nell’aspirazione ai grandi valori”.
In quanto all’Europa…
“Nella soluzione della crisi economica a livello europeo, sembra prevalere l’egemonia tedesca. Ma questi problemi non possono essere risolti con l’intervento di uno o due Paesi, non si sta imboccando la strada giusta”. Queste le parole di monsignor Mario Toso, “C’ è bisogno di maggiore cooperazione – ha aggiunto Toso – di integrazione economica e finanziaria, e di una banca centrale che, almeno livello regionale, sia più forte”. Monsignor Toso ha risposto a chi gli chiedeva se nelle misure messe in pratiche fino adesso a livello europeo non ci fosse un deficit di attenzione ai temi della solidarietà e dell’occupazione.