Narducci su Calciopoli: il polverone di Moggi non ha pagato
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Narducci su Calciopoli: il polverone di Moggi non ha pagato

Il magistrato che ha condotto l'inchiesta si dichiara soddisfatto per la sentenza. Ora gli imbrogli sul campionato sono una verità giudiziaria.

Narducci su Calciopoli: il polverone di Moggi non ha pagato
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9 Novembre 2011 - 23.30


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Una sentenza che «premia un lavoro enorme condotto tra mille avversità» e che «spazza via la più grande operazione di mistificazione mai condotta in questo paese attorno a un processo».
Giuseppe Narducci, l’ex pm di Napoli che aveva seguito all’inizio lo scandalo di Calciopoli, si dice soddisfatto delle sentenze di condanna di primo grado emesse dal Tribunale di Napoli.
«Sono più che soddisfatto per come è andato a finire il processo – ha detto Narducci intervenuto a All Sport News – Speciale Calciopoli – è un risultato notevolissimo. La sentenza riconosce l’assoluta verità probatoria raggiunta dalle nostre attività investigative e accoglie in pieno la nostra impostazione, stabilendo che quella che operò in quel periodo fu un’associazione per delinquere e che quello era un calcio malato e corrotto. Alla fine hanno contato i fatti che noi abbiamo dimostrato, respingendo qualsiasi operazione che cercava di allontanare la verità. L’atteggiamento della difesa di Luciano Moggi non ha pagato, si è rivelato inconsistente: è un atteggiamento di chi non è teso a dimostrare la propria innocenza o estraneità, ma piuttosto a dire che c’erano anche altri a fare quelle cose: operazione buona solo dal punto di vista mediatico. Anche altri dirigenti hanno avuto colloqui con la classe arbitrale e non sono stati trattati allo stesso modo? Quelle intercettazioni non avevano lo stesso valore probatorio dei colloqui che hanno riguardato gli attuali imputati e la sentenza ci ha dato ragione anche in questo».

Certamente la sentenza è importante e, dal mio punto di vista, va salutata con soddisfazione da tutti gli amanti dello sport. Ma se anche, come era possibile, l’esito processuale fosse stato diverso, le cose non sarebbero cambiate. Quello che è stato “Calciopoli” era sotto gli occhi di tutti. E non mi riferisco solo a coloro che hanno letto gli atti processuali. Ma anche ai tanti che hanno visto per anni arbitraggi scandalosi, partite falsate e scudetti vinti da chi era più protetto. Il resto sono chiacchiere. Come vana si è rivelata la strategia di Moggi di alzare una enorme cortina fumogena e di cercare di mettere mediaticamente sotto accusa chi aveva fatto le indagini. Storia vecchia: colpevoli non sono gli zozzoni, ma chi vuol fare pulizia; non sono gli stragisti ma chi indaga sulle stragi; non sono i piduisti ma chi indaga sulla p2, non sono i “bisignani” ma chi cerca di fare luca su quel sistema (chiedere al sindaco di Napoli maggiori spiegazioni). Narducci, mediaticamente, è passato per colpevole (di chissà cosa poi…) così come i carabinieri che hanno fatto le indagini. In questi mesi di martellamento mediatico ne ho lette di tutti i colori, dietrologie prive di fondamento, ricostruzioni a vanvera, che però colpivano la fantasia dei disinformati e facevano riallineare alcuni giornali e opinionisti, molto sensibili a seguire il vento e a cambiare carro, non fosse mai che quello di Moggi diventasse quello del vincitore.
A Pino Narducci e a chi ha indagato su Calciopoli abbiamo detto grazie prima, lo diciamo adesso e lo diremo domani, qualsiasi sia la decisione della Cassazione. Quanto ai depistatori, ai disinformatori e agli associati a delinquere, li abbiamo combattuti prima, li combattiamo oggi e li combatteremo domani. Per questo viene anche naturale stare ben lontani dal “moggiame”, sportivo, politico o affaristico che sia.
G. Cip
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