Un bordello in Argentina chiamato Palacio Berlusconi
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Un bordello in Argentina chiamato Palacio Berlusconi

Incredibile ma vero: a Rosario, un bordello di lusso prende il nome del Silvio Nazionale. Dalla nostra comunità s'alza una formale ma imbarazzata protesta.

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7 Ottobre 2011 - 01.01


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di Tancredi Omodei

Questa volta dobbiamo ammetterlo, tanto di cappello. Silvio Berlusconi ha raggiunto un risultato che nessun altro Presidente del Consiglio aveva mai raggiunto. Tanto di cappello, davvero. Quale? Andiamo a raccontare.
Rosario, in Argentina, è una città di poco più di un milione di abitanti. Molto italiana, perchè agli inizi del’900 in tanti, dal Friuli o dalla Sicilia, arrivarono qui, in capo al mondo, alla ricerca di una vita migliore. Rosario, provincia di Santa Fe, è legata a nomi illustri. Due per tutti: Ernesto Che Guevara e Messi, il piccolo grande mago del pallone del Barcellona.
Cosa succede a Rosario che ci riporta in Italia e al premier del nostro Paese? Una cosa incredibile, tanto incredibile da sembrare un estratto della pagina più pungente del rinato Male di Vauro e Vincino. Ma non è satira, è cronaca.

A Rosario ha aperto i battenti un bordello di lusso. Fin qui, siamo uomini di mondo…il bello è il nome del bordello: si chiama “Palacio Berlusconi”. Si, avete capito bene, Palazzo Berlusconi.

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A portare la notizia in Italia dall’Argentina è “Emigrazione”, agenzia di stampa fondata da Carlo Levi.

Il palazzetto (e l’agenzia di stampa ci offre la foto del prospetto, solo del prospetto, niente interni, del Palacio) è in Calle Sarmiento 1112. Annotate, se avete in programma un viaggio in Sud America, magari per ritrovare cugini e vecchi zii.

L’apertura del Palacio intestato a Silvio Berlusconi naturalmente ha turbato la nostra comunità, magari non tutta. Certamente il signor Antonio Bruzzese, presidente dell’Associazione Insieme Argentina che ha preso carta e penna e ha scritto due lettere di protesta. Una al sindaco di Rosario, che si chiama Rosario Roberto Lifschitz, l’altra al console generale d’Italia, Rosario Miccichè.

Lettera formale, buffamente formale, ma intrisa di sincero sdegno.Merita d’essere riportata di seguito per intero.

“Egregio Signor Sindaco, voglio esporre la mia profonda indignazione per l’esistenza nella città di Rosario di un luogo di dubbia moralità che porta il nome del primo ministro del mio Paese, Silvio Berlusconi, chiamato Palazzo Berlusconi. Un bordello destinato a un pubblico di alto livello economico ( Chissà, forse in segno di rispetto, pensiamo noi…).

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E’molto offensivo – prosegue la lettera di protesta – che sia permesso in questo comune l’utilizzo del nome di una delle massime cariche dello Stato italiano.

Non è mia intenzione – prosegue, prudente, il nostro sdegnato connazionale – giudicare la moralità di Berlusconi, tanto meno uscire in sua difesa perchè il tema trascende la persona e ridicolizza (E qui ha ragione…) il Paese che rappresenta, al di là della sua gestione di governo (Ben detto, bravo!).
“Mi auguro – chiude la lettera – la comprensione di un tema così delicato e una rapida risoluzione in difesa della italianità e le relazioni tra i nostri Paesi”.

Vauro e Vincino, sfido il vostro Male a fare di meglio!

Notizie, lettera di proteste e foto a corredo della notizia non ci offrono dettagli degli interni, del target delle ragazze, del loro abbigliamento. Non ci dicono se all’interno del Palacio c’è una piscina, una adeguata attrezzatura per la lap dance. Se le ragazze vestono tubino nero e scarpe basse. Se tra loro s’aggira qualche parlamentare nazionale o più probabilmente regionale, magari (s)vestita da suora. Non si ha notizie di invitati speciali, magari attempati giornalisti o pingui agenti di spettacolo. Niente. per saperlo bisogna varcare la soglia del Palacio Berlusconi in Calle Sarmiento 1112, a Rosario, in Argentina. Prima o dopo aver visto i luoghi di Che Guevara e Messi, lo lasciamo a voi, se decidete di farvi turisti non per caso. E se il nostro Antonio Bruzzese non riuscisse a vincere la sua patriottica partita col franchising della gnocca.

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