È stato un missile. No, è stata una bomba. Non esistono prove dell’abbattimento del Dc9 dell’Itavia che il 27 giugno del 1980 sparì dai tracciati radar, col suo carico di 81 innocenti i cui corpi, senza vita e straziati, vennero fotografati la mattina dopo dai giornali italiani nel mare siciliano. La vigilia delle commemorazioni della strage di Ustica, in programma lunedì a Bologna, è scandita in queste ore da polemiche roventi. Un esponente del governo Berlusconi, il sottosegretario con delega a “famiglia, droga e servizio civile” Carlo Giovanardi, contro il Comune della città felsinea e contro l’Associazione dei familiari delle vittime. La loro ricostruzione dei fatti, dice, è falsa. La presidente del Comitato dei parenti, senatrice Daria Bonfietti, ha accettato di rispondere alle nostre domande, per fare chiarezza su quanto si è appurato sino a oggi e sui prossimi passaggi di un’inchiesta non ancora ultimata, a 31 anni da quegli eventi.
Che clima si è creato dopo le polemiche col sottosegretario Carlo Giovanardi?
Guardi, preferisco non riparlarne.
Almeno potrebbe aiutarci a fare chiarezza sullo stato dell’arte delle indagini?
Comincerei dicendo che lunedì celebreremo il 31esimo anniversario della strage di Ustica. Ricorderemo gli 81 morti a Bologna, con le istituzioni cittadine, sin dalle 11 in Comune col sindaco Merola e con le autorità civili e militari. Assieme ai familiari delle vittime saremo al Museo che, oltre al relitto, ospita l’opera di Christian Boltanski. Vogliamo che quel luogo rappresenti il futuro della memoria dei nostri cari. Le iniziative proseguiranno sino al 10 di agosto. Ecco il programma.
E a proposito dell’accertamento della verità?
Noi vogliamo continuare a parlare col linguaggio della dignità. Sappiamo già dal 1999, primo settembre per la precisione, che il giudice Rosario Priore a conclusione della sua inchiesta – con la sentenza ordinanza che ha scritto – ci ha consegnato le cause di quanto accaduto. Ha scritto “incidente occorso a seguito di un’azione militare di intercettamento”, “guerra di fatto, non dichiarata, nei cieli”. Da quel momento in poi nessuno ha dato la minima spiegazione. Nessuno fra i giudici che ha processato singole persone per la strage di Ustica ha rivisto le cause della tragedia. Non vi è stata alcuna revisione a quella sentenza ordinanza, niente più perizie.
Il Comitato dei parenti delle vittime la ritiene una conclusione sufficiente?
La consideriamo una verità dimezzata, ma si tratta pur sempre di una verità importantissima. Tenga conto che nel 1986, quando dopo molti anni sono riuscita ad avere la forza di riavvicinarmi a questa tragedia che mi ha sconvolto la vita, semplicemente… non vi era nulla. I magistrati stavano archiviando ogni ipotesi di reato, all’orizzonte c’era ben altro che un accertamento puntuale dei fatti.
Cosa si diceva all’epoca?
Si usavano formule come “esistono le tragiche ovvietà”, “gli aerei cadono”. A dirlo era l’ex Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga. L’intera vicenda era in una coltre di rimozione e di silenzio.
Cosa chiedete, adesso?
Si tratta di andare avanti. Mancano gli autori dell’abbattimento di un aereo civile in tempo di pace.
Recentemente il giornalista Andrea Purgatori ha mostrato in televisione i tracciati radar di quella notte, e il pubblico ha avuto un sussulto.
Si tratta dei tracciati radar del 27 giugno 1980. Si badi bene: non sono una novità ma la loro decrittazione, fornita dalla Nato al giudice Priore. Una carta che non era mai stata resa pubblica. Fu il governo Prodi a impegnarsi su questo fronte: solo per questo i magistrati italiani ebbero la possibilità di avere i colloqui con gli esperti Nato che diedero loro queste pagine importantissime. Cosa se ne evince? Che nei nostri cieli quella notte c’erano altri aerei, 21 per la precisione, di cui tre o quattro non identificati. Solo così Rosario Priore ha potuto concludere in quel modo la sua sentenza ordinanza. Non sono documenti inediti ma, certo, il renderli pubblici ha avuto un’eco enorme.
Cosa vi amareggia di più?
Molte cose. Perché nessuno ha pagato dazio per quell’atto indicibile, stante che non doveva essere abbattuto un aereo civile sul quale viaggiavano 81 persone?
Tornando all’ex presidente Cossiga, una volta terminati con l’assoluzione tutti i processi ai militari italiani, cambiò clamorosamente versione. Per anni aveva ribadito di non saper niente, che nessuno gli aveva detto nulla. Ebbene, nel 2007 Cossiga ha cominciato a dire un’altra verità: ha iniziato a parlare dell’abbattimento del Dc9 da parte di aerei militari, ha raccontato di aver appreso che Gheddafi stava viaggiando sulla rotta Tripoli-Varsavia ma che, avvertito, decise di tornare indietro…
Una conferma delle tesi del giudice Priore?
Che un missile abbia colpito il Dc9 dell’Itavia, che sfiorandolo abbia spostato la portanza dell’aereo facendolo precipitare non è ancora chiaro. Un fatto certo è che i magistrati hanno riaperto le indagini. Sono state fatte molte rogatorie nei confronti di Francia, Usa, Libia, Germania, Belgio. A tutt’oggi non hanno ricevuto nessuna risposta.
In questo momento sentite forte la presenza dello Stato italiano al vostro fianco?No. Siamo tutti sconvolti per la non accettazione delle nostre regole per quanto attiene il terrorista Battisti. Ma altrettanti momenti di costernazione e indignazione l’Italia dovrebbe essere in grado di esprimerli anche per le non risposte su Ustica. Invece nessuno s’è alterato. Allora io dico: non oltraggiamoci a intermittenza, pretendiamo un sussulto di dignità nazionale ogni qual volta ci vengono negate le risposte dovute.
Mi permetta di tornare sulle polemiche di questi giorni, ma il sottosegretario Giovanardi cita un’altra verità, evoca la possibilità di querele se si diffondono volantini e materiale che accreditino la versione che il Dc9 venne abbattuto da un missile…
Querele? Non ne ho idea. Il buon Giovanardi a questo proposito ha rivolto all’Avvocatura dello Stato la richiesta di prendere provvedimenti contro il Comune di Bologna. Voleva che l’Avvocatura ci sgridasse. Ebbene, la risposta è stata: non c’è motivo per sgridarci.
Il sottosegretario dice di più. Afferma che la realtà dei fatti sarebbe molto lontana dal racconto che voi fate.
Sì, Giovanardi – collegandosi all’assoluzione dei generali – conclude che, di conseguenza, non c’è stato neanche l’abbattimento del Dc 9. Per suffragare questa menzogna tira in ballo uno dei periti di Priore, uno fra i moltissimi che lavorarono con lui fra il ‘90 e il ‘99: il professor Misiti della Sapienza. In effetti quel professore nel 1994 ha consegnato al giudice uno studio in cui c’era scritto che era stata una bomba. Peccato che il sottosegretario dimentichi di dire che proprio Priore e gli altri magistrati impegnati sul caso valutarono quella perizia affetta da tali e tanti vizi da essere ritenuta inutilizzabile. Per tale ragione l’inchiesta andò oltre.
Seguimmo quel passaggio con grande attenzione. Assistemmo a uno balletto difficilmente commentabile sulla versione della bomba: è mezzo chilo, è tre etti, è stata messa nella toilette del velivolo. Poi venne ritrovata intatta l’asse del water del bagno e sorse spontanea la domanda: com’è possibile? Un ordigno distrugge un intero aereo, lo devasta e lo fa precipitare… e a pochi centimetri da dove sarebbe stato piazzato rimane intatta un’asse del water? Sono state effettuate moltissime perizie fotografiche, chimiche, esplosivistiche: andavo univocamente nella direzione di una esplosione esterna. Questa è la verità giudiziaria, non la mia.
In conclusione voi non siete, mi passi il termine, “affezionati” alla teoria del missile che abbattè il velicolo dell’Itavia?
A noi interessa avere giustizia. Esistono prove e dimostrazioni scientifiche che fu un pipistrello, un meteorite? Ce le forniscano. In caso contrario continuerò a combattere perché venga fatta luce su quanto accadde quella notte. Lo devo a mio fratello e agli altri 80 innocenti morti nei cieli di Ustica il 27 giugno del 1980, 31 anni or sono. In un paese civile perseguire la verità non è reato. Leggo commenti assurdi in cui mi accusano di “stare dalla parte delle alle sentenze” quasi fosse una colpa. Ebbene sì, ho questo… “grave limite”: sto alle conclusioni delle indagini della magistratura. Ma, più in generale, ho l’impressione che molti fra quelli che a destra parlano non abbiano proprio letto le carte, le 5400 pagine dell’indagine sulla base delle quali si può affrontare questa vicenda drammatica della storia recente d’Italia con cognizione di causa.