Esiste ancora la stampa libera? È mai esistita?
A giudicare dalla scelta opinabile delle parole pubblicate su certe testate e pronunciate su certi canali televisivi, si sarebbe tentati di dire di no.
Proprio oggi mi è capitato di sentire una lettrice di un importante telegiornale nazionale dire che Donald Trump “ha avvisato” gli amici – si fa per dire – della NATO che, se non avessero accolto la sua richiesta di inviare navi nel Golfo di Ormuz a tutela delle petroliere alleate, ci sarebbero state pesanti ripercussioni. Vi pare che sia stato un “avviso” o, piuttosto, una “minaccia”, per non dire un “ricatto”?
È lo stesso stile narrativo utilizzato da Israele quando definisce operazione speciale difensiva ogni forma di attacco violento ai danni della popolazione civile di Gaza o del Libano. Curioso che sia sostanzialmente la stessa formula tanto cara a Putin, che ha ribattezzato “operazione militare speciale” l’invasione dell’Ucraina. E che dire dei miliziani di qualsiasi ex-colonia che, incapaci di ottenerne la liberazione attraverso canali politici e azioni pacifich, combattono e vengono tacciati di terrorismo? Ce ne sono parecchi proprio nel Medio Oriente, guarda caso. Quello di Israele è uno stato. Quello iraniano è un regime. La sicurezza del popolo di Israele è un diritto. Quella della popolazione palestinese? Tranquilli, in questo caso non è stato usato un termine fuorviante: non è stato usato nessun termine. Come se non fosse una questione sul tavolo. Parlarne con serietà sarebbe politicamente scorretto. Il che, di per sé, è un ossimoro. Perché se una cosa è politicamente scorretta, in soldoni significa che è sbagliata.
E la lotta sui termini usati dai media è sempre più sfumata. In realtà, la questione si fa via via più macroscopica e, dunque, meriterebbe di essere affrontata in fretta e con impegno, ma, per tornare a bomba – e perdonatemi l’accostamento improvvido – alle parole iniziali, il dubbio che la stampa libera (e, soprattutto, seria) non esista si sta facendo certezza.
Ciò che, viceversa, non lascia spazio ad alcun dibattito è l’enorme quantità di denaro che quotidianamente viene investita nella cosiddetta Intelligenza Artificiale. Mettendo da parte qualsiasi tentazione luddista, – che, ammetto, è forte – non si capisce perché i governi non trovino un accordo sul controllo di quello che potrebbe davvero essere lo strumento finale di distruzione dell’umanità. Se una cosa risulta pericolosa più che utile, di discussioni sulla necessità di regolamentarla più in fretta possibile non dovrebbero neppure essercene. Dovrebbe vigere un sano consenso a 360 gradi. L’Intelligenza Artificiale rischia realmente di essere ciò che la bomba atomica non è stata: un ordigno autenticamente catastrofico a partire dal controllo che già esercita sul mondo e che, malgrado la corsa globale e senza confini a impossessarsene, manifesta fin d’ora uno sbilanciamento competitivo angosciante: gli USA sono stati i primi a possedere l’ordigno nucleare e a testarne gli effetti devastanti sull’umanità e sono abbondantemente in testa nello sviluppo di sistemi bellici guidati da super-intelligenze cibernetiche. Sono anche i capintesta nella corsa al controllo sui media e sulla circolazione delle informazioni autentiche come pure delle “fake news”.
Ma la cosa che preoccupa più di tutte, nella società dei social media e della rete sempre più onni-fagocitante, è la sfacciataggine con cui i signori dell’IA dichiarano l’apertura dei loro feudi di un nuovo oscurantismo imminente e immaginabile di stampo medievale. Elon Musk, Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Bill Gates, Larry Ellison, ma, soprattutto, Peter Thiel – già, tutti statunitensi – sanno di essere i nuovi padroni del mondo. O meglio, pensano di esserlo. Un tempo nemmeno troppo lontano, avrebbero avuto un certo imbarazzo a sbandierare la loro ciber-nobiltà di fronte al mondo. Oggi non hanno il minimo freno a farlo. Il pudore è scomparso insieme alla verità. Sono due vittime collaterali che viaggiano affiancate. Ma è l’umanità, con la sua “intelligenza reale”, a rischiare il collasso. Donald Trump, più che il nuovo Messia di questo arrembante rinascimento evangelico catastrofico, mi pare il Battista che predica in un deserto più popolato di quanto si voglia far credere. È l’araldo brutto delle oscenità che i personaggi citati in precedenza vogliono farci digerire con il sorriso. Insomma, la pastiglietta al gusto di arancia per i bimbetti debitamente anestetizzati. E non è l’unico araldo. Ne servono parecchi ovunque perché il mondo metabolizzi questa picchiata verso l’autodistruzione. Benjamin Netanyahu, Vladimir Putin, Mohammed bin Salman e chi più ne ha più ne metta.
Una visione eccessivamente pessimistica? A rafforzarla dovrebbero bastare le parole di Peter Thiel – fondatore di PayPal e CEO di Palantir, colosso informatico che sta investendo miliardi di dollari nella guerra a guida artificiale, a partire dalla capacità più che arbitraria di targettizzare figure umane scomode per eliminarle non si sa quanto chirurgicamente – che pare non avere remore a tacciare di inutilità la democrazia: «Non credo più che libertà e democrazia siano compatibili». Difficile immaginare che la sua mente illuminata ci abbia mai creduto. Ogni cosa, a suo dire, va controllata. Non più dall’alto. Non serve. Il controllo sarà osmotico, elettronicamente naturale, discreto. Evviva! Rallegriamoci: un mondo di bellezza ci divorerà felicemente, strappandoci progressivamente ogni lembo di vita. Altro che robot che si sostituiscono agli esseri umani. Gli esseri umani non serviranno più.
Devo dire che fatico a immaginare l’attrattiva di un mondo in cui scrittori, musicisti, medici, avvocati, giornalisti, eccetera finiranno di essere utili. E non mi si venga a dire che tali categorie – che sono solo una modestissima porzione di quelle destinate a scomparire – verranno rimpiazzate da professionalità di nuova formazione e necessità. Mi verrebbe da proporre di eliminare per primi i politici. In fondo, se si guarda all’intelligenza media – almeno a giudicare dalle parole e azioni che la classe politica internazionale mette in campo – non credo che un iPhone o un laptop possano fare tanto peggio.