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A Mosca non c'è più l'Eco: diario degli ultimi giorni della radio chiusa dalla censura di Putin

Irina Vorobieva ha scritto il diario degli ultimi giorni dell'Eco di Mosca, radio coraggiosa, che per la libertà di stampa ha pagato un prezzo altissimo nella Russia di Putin.

A Mosca non c'è più l'Eco: diario degli ultimi giorni della radio chiusa dalla censura di Putin
La redazione de l'Eco di Mosca

Onofrio Dispenza

27 Marzo 2022 - 16.12


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“Mercoledì 22 marzo è stato l’ultimo giorno, non torneremo più in redazione”. E ‘toccato ad Irina Vorobieva scrivere il diario degli ultimi giorni dell’Eco di Mosca, radio coraggiosa, che per la libertà di stampa ha pagato un prezzo altissimo nella Russia di Putin. Lo zar in guerra ne ha decretato la fine. La speranza è che, caduto lo zar, la radio torni a parlare ad una Russia diversa, libera.

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Adesso è tempo di chiudere, sono i giorni più bui della Russia dopo la tragedia della seconda guerra mondiale. In Ucraina i soldati sono costretti ad uccidere e muoiono. In patria, chi protesta, anche soltanto con un foglio bianco in mano, viene arrestato e processato.

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Ad Irina, i colleghi hanno chiesto di tenere una rubrica, un diario degli ultimi giorni, le sensazioni prima di chiudersi la porta alle spalle.

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Difficile trovare le parole, scrive Irina ad inizio di questo suo diario:”Perché quando vedi gli studi vuoti, il corridoio vuoto senza la famosa galleria fotografica alle pareti, quando vedi “solo uffici”, ti ritrovi in uno spazio gelido, prigioniera del ghiaccio.

Ventisei anni di vita, più di un quarto di secolo di lavoro, di impegno difficile, di rischi collettivi e personali.

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Tutto è iniziato in un piccolo ufficio su Nikolskaya. Pochi anni dopo, la redazione si trasferisce a Novy Arbat, in una stanza che era sostanzialmente un lungo corridoio con stanze ai due lati, di diverse dimensioni. “Quando sono venuta a lavorare qui, nel 2007, sono rimasta sorpresa, la redazione mi è apparsa come una serie di alveari, con tutti al lavoro, senza mai fermarsi…Quando ci siamo trasferiti in una nuova, enorme redazione, ricordo, era estate. Decidemmo di darci un certo tono nell’abbigliamento, camicia, giacca…Poi, un giorno rientrò in redazione Vladimir Varfolomeev, tornava dalle vacanze… Abbronzato, in pantaloncini, sandali… Korzun lo guardò e disse “Phew”, Uffa… E si riprese a vivere e a lavorare senza rigidi codici di abbigliamento,

La galleria fotografica del corridoio è stata rimossa, tutte le foto digitalizzate, salvate…”.

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“Girando per le stanze della radio, la cosa che colpiva era la gran quantità di dizionari. Dizionari in ogni stanza, su ogni davanzale, pure in giardino,si nel giardino” E poi, quella scritta:” Tutto ciò che viene detto in studio può entrare in YouTube, in Internet – ricorda – tutto!”

“Ci sono ancora i vecchi telefoni, uno è rosso, e si credeva che solo Alexey Venediktov conoscesse il numero di quel telefono. Noi sapevamo soltanto che quando quel telefono squillava, dovevamo rispondere. Le sue chiamate dovevano essere prese al volo, sempre”.

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“C’era sempre un casino, nessuno aveva il proprio computer. Arrivavi, ne prendevi uno e lavoravi. Le stanze, il corridoio riempito della voce di noi tutti, sembrava che si fosse davanti alla tv a tifare per la propria squadra ai Mondiali… Tutto sempre assieme: lavorare, mangiare, rincorrere le notizie, litigare su condizionatore si, condizionatore no. E poi, tanti libri, un numero inimmaginabile di libri. I principali centri di distribuzione di libri erano due scaffali: quello di Venediktov e quello di Buntman. Capitava che gli ospiti delle trasmissioni, dopo la messa in onda, restassero in redazione, a guardare, a leggere, a discutere con noi. Tutti qui erano i benvenuti”.

Queste e tanti altri aneddoti nel diario di Irina che ricostruisce gli ultimi giorni di Eco: “Questa settimana abbiamo preso tutte le nostre cose e lasciato l’ufficio di “Ekho Moskvy” al 14 ° piano del grattacielo di Novy Arbat. Nel corso di questi 26 anni, ogni giorno sono accadute storie che si sono fissate per sempre nella nostra memoria comune”. Mercoledì 22 marzo è stato l’ultimo giorno. L’augurio è che, presto, si possa risentire l’Eco di Mosca.

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