Sergio Zavoli e gli intrighi di San Marino: il mio ricordo del grande giornalista

Delle tante cose belle e grandi che ha fatto nella sua lunga vita di giornalista televisivo, scrittore, poeta, politico, altri hanno scritto e scriveranno. A me piace ricordarlo per quella sua generosità

Sergio Zavoli

Sergio Zavoli

Claudio Visani 6 agosto 2020
Era il 25 ottobre del 2012, un giovedì pomeriggio, quando nella Sala del Giudizio del Museo della Città di Rimini presentai per la prima volta il libro "Gli intrighi di una Repubblica". E' la storia semi sconosciuta di quando San Marino fu - dal 1945 al 1957 - l'enclave e il simbolo del comunismo in Occidente. Con i socialcomunisti che governavano e continuavano imperterriti a vincere tutte le elezioni, anche dopo la vittoria della Dc in Italia del 1948. Tanto che per cancellare l'onta di quella macchia rossa che disturbava l'immagine del "mondo libero", fu infine organizzato negli Stati Uniti, dalla Cia con la supervisione di Nixon e in collaborazione col Governo Italiano guidato dal democristiano di Predappio, Adone Zoli, un vero e proprio colpo di Stato.
Fu Sergio Zavoli a incoraggiarmi a scrivere quel libro. Ero andato da lui in cerca di informazioni perchè sapevo che conosceva bene San Marino, vi era sfollato con la famiglia durante la guerra, sentiva un debito di riconoscenza verso la più antica Repubblica del mondo, ed era stato anche presidente della Tivù di Stato del Titano. Ricordo che quando gli parlai del progetto, la prima cosa che mi disse fu: "Finalmente qualcuno che ha voglia di raccontare questa storia. Ti aiuto io a cercare i personaggi che l'hanno vissuta e sanno tutto. Tu intanto potresti cominciare a scrivere di quella volta che il governo socialcomunista per resistere allo strangolamento economico sistematico con cui l'Italia provava a farlo cadere, decise di aprire un Casinò. E l'iniziativa ebbe talmente successo che per impedire a tutta la Riviera di andare sul Monte a giocare, il Governo Italiano mandò i blindati a chiudere i confini".
Una vicenda incredibile - pensate, i comunisti che aprono la sala da gioco per far entrare soldi nelle casse esangui dello Stato, i democristiani e la chiesa che gridano al demonio rovina famiglie e fanno il diavolo a quattro per farla chiudere - che non conoscevo e che mi diede la spinta decisiva a scrivere il libro. Così come fu fondamentale il contatto che Zavoli mi diede di Giovanni Michelotti, per un quarto di secolo il vice di Torriani e il deus-ex-machina del Giro d'Italia, un grande personaggio che negli anni della "guerra fredda" tra san Marino e l'Italia si trovava dall'altra parte della barricata, era emigrato in America ed era stato incaricato dalla Dc di riportare a votare i sanmarinesi americani per sconfiggere i rossi alle elezioni del 1955. Lui organizzò un charter per portarli a votare, ma anche quella volta rivinsero i socialcomunisti e dopo non c'era più nessuno che pagava il viaggio di ritorno a Michelotti e ai suoi amici democristiani.
Il libro andò bene, fece parecchio rumore. Ma quella storia incredibile meriterebbe ancora oggi almeno un film.
Quando finii il lavoro, lo mandai a Sergio e gli chiesi se era disposto a scrivermi la prefazione. Lo fece con una passione e una cura che mi stupì, volendo rivedere anche le virgole, e tre volte, il suo testo. Poi accettò con entusiasmo l'invito alla presentazione di Rimini (con il sindaco Gnassi e l'amico e collega Onide Donati), e qualche mese dopo, il 12 aprile 2013, a quella di San Marino, nel Teatro Titano. Venne poi una terza volta a Brisighella, qualche tempo dopo. Bellissime presentazioni, con le sale piene, con lui che incantava le platee con quel suo modo unico e affascinante di raccontare.
A San Marino fece una cosa che mi intenerì. Lui aveva girato un bellissimo video su San Marino. Si intitola il Monte e racconta la storia e i riti della Repubblica, ma anche la generosità dei sanmarinesi durante la guerra, quando il Titano - che rimase neutrale nel conflitto - accolse centomila sfollati da Rimini e dalla Riviera. Gli sfollati dormivano nelle gallerie della splendida ferrovia Rimini-San Martino che oggi purtroppo non c'è più, e al mattino presto qualcuno passava a portare il pane caldo che i fornai della Repubblica preparavano per loto. C'erano anche le immagini di quella vita da sfollati nei tunnel nel video di Zavoli, che però durava un'ora e mezzo e non si poteva proiettare per intero alla presentazione di un libro. Ebbene, quando glielo feci presente, invece di esserne contrariato, mi disse di non preoccuparmi, si accordò con la Tivù di Stato e il giorno della presentazione si mise lì, alla moviola, con un montatore, per un'ora almeno, a fare di quel video una versione più corta, adatta per essere proiettata alla presentazione del libro. Poi me la lasciò. La conservo come una reliquia.
Negli ultimi anni ogni tanto ci sentivamo. Un paio di volte lo sono andato a trovare al Senato. Era, sempre, di una gentilezza e di una signorilità squisita. Delle tante cose belle e grandi che ha fatto nella sua lunga vita di giornalista televisivo, scrittore, poeta, politico, altri hanno scritto e scriveranno. A me piace ricordarlo per quella sua generosità. Grazie di cuore caro Sergio. Ti voglio bene. Ciao.