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L'Unita fa novant'anni, la Storia di tutti

Il giornale fondato da Antonio Gramsci festeggia se stesso il 12 febbraio. Popolare e colto, sempre dalla parte dei lavoratori. [Fabio Luppino]

L'Unita fa novant'anni, la Storia di tutti

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11 Febbraio 2014 - 10.15


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di Fabio Luppino

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Quando un giornale arriva al Novantesimo compleanno il rischio della retorica è forte. L’Unità il 12 febbraio tocca questo traguardo. Il giornale fondato da Antonio Gramsci nel 1924. Quando si decise di togliere organo e mettere questa definizione tutti noi che c’eravamo abbiamo sentito come se ci riappropriassimo delle radici. Antonio Gramsci fa parte del patrimonio culturale del Paese e il suo pensiero è studiato con cura e passione soprattutto nei paesi anglosassoni.

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L’Unità è Storia passata e presente. Era il riferimento dell’antifascimo anche in clandestinità, era il giornale dei senza paura, delle sfide al potere e lo è stato per molti decenni anche dopo, fino a tutti gli anni Ottanta. I suoi giornalisti erano in ogni parte d’Italia e del mondo. I lettori amavano il giornale, un fenomeno unico e straordinario, mai sottolineato abbastanza. Italiani, prima di essere comunisti, uniti dal giornale.

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Di un aspetto si parla poco. All’Unità si sono formate generazioni di giornalisti che oggi occupano ruoli chiave nelle principali testate nazionali, ed anche per questo non può che appartenere a tutti, anche a quelli che lo dimenticano o non lo sanno affatto. Questo sito è animato da Antonio e Gianni Cipriani che hanno vissuto i migliori anni della loro vita professionale all’Unità. Hanno rischiato di persona andando a svelare le trame oscure del doppio Stato, l’organizzazione Gladio, e tante e tante altre cose ancora. Hanno scavato dove altri non andavano. L’attuale generazione di cronisti giudiziari ha in Antonio Cipriani il capostipite. Giornalisti cresciuti all’Unità sono condirettori o vicedirettori a Repubblica e al Corriere della Sera. Sono presenti in Rai, all’Espresso, a Panorama, centinaia, firme che non citiamo per non scontentare nessuno. Sull’Unità si sono cimentati i maggiori scrittori del Novecento italiano e moltissimi dell’ultima generazione. Per decenni l’Unità è stato il quotidiano più diffuso.

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E’ stato un giornale atipico, controverso, caduto in difficoltà insormontabili quindici anni fa, in un rapporto ambivalente con il partito. L’Unità costava, ma il Pci prima e tutte le altre sigle dopo pretendevano. L’Unità anticipava, c’è sempre stato un corpo a corpo con il partito, l’alchimia che lo ha reso unico e popolare. L’Unità al Giro d’Italia, l’Unità a Sanremo, al festival di Venezia, alle Olimpiadi, ai Mondiali di calcio. L’Unità a Cuba e Arminio Savioli intervista Fidel Castro; l’Unità in Cile, in Rwanda, a Varsavia, a Mosca, a New York. E ancora in Cecenia, in Albania, nella ex Jugoslavia, a Timor est, a Gerusalemme, in Iraq, in Iran. L’Unità e il “Tutti” per i funerali di Berlinguer; l’Unità e Pasolini, e Moravia e Calvino. Non sono solo citazioni del tempo che fu, è stata fino a ieri l’ambizione di raccontare il mondo con un originale punto di vista.

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Un’epopea ben presente benché si sia ridimensionato il mercato anche per l’Unità. Ma c’è quella originalità ancora inossidabile, insopprimibile, quella miscela di mito e Storia che in nessun altra redazione potrà mai essere avvertita, vissuta. Il 12 febbraio una piccola parte di quel che vi abbiamo raccontato sarà racchiusa in un inserto speciale di 96 pagine: 90 prime pagine, foto d’archivio e tre testi inediti. L’inserto e l’Unità insieme costeranno solo due euro.

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