Lo studio dei ghiacci delle calotte polari, ci ha permesso di scoprire importanti informazioni del passato più remoto del nostro pianeta. Un’ultima innovativa ricerca, pubblicata sulla rivista Science lo scorso 6 novembre, ha studiato la concentrazione delle polveri cosmiche intrappolate sotto i ghiacci. Svolta dall’equipe multidisciplinare guidata da Frank Pavia, dell’Università di Whasington, tale indagine ha permesso di ricostruire gli ultimi 300mila anni di espansione e contrazione dei ghiacci artici.
Il presupposto di partenza è che la Terra sia continuamente bersagliata da sedimenti cosmici, provenienti da lontanissime esplosioni di stelle, o trasportati attraverso il passaggio di comete, e che queste si posano sulla superficie del suolo, o sui fondali marini. A distinguere queste polveri rispetto a quelle di origine terrestre, sono le tracce di determinati isotopi, non presenti naturalmente nel nostro pianeta, come nel caso dell’elio-3 e del torio-230. Tali elementi sono stati ricercati tra i sedimenti di tre siti del Circolo polare artico: uno prossimo al Polo Nord, perennemente coperto dai ghiacci; uno al margine della banchisa, nel periodo dell’anno in cui registra il minimo di copertura; infine il terzo sito che era coperto fino al 1980, ma oggi è quasi completamente privo di ghiaccio per tutto l’anno. Il mapping della concentrazione ha rivelato che la presenza di elio-3 nei sedimenti sia inversamente proporzionale alla presenza della copertura di ghiaccio nella zona presa in esame.
È stato così possibile ricostruire il passato dei ghiacci artici, risalendo nel tempo fino a 300 mila anni fa. Se durante l’ultima era glaciale l’Oceano Artico centrale è stato sempre coperto dal ghiaccio marino in tutto l’arco dell’anno, a partire invece da circa 15mila anni fa, un innalzamento delle temperature ha portato il ritiro della copertura a cadenza stagionale. Negli ultimi decenni la riduzione dei ghiacci della calotta polare come sappiamo sta subendo vertiginose accelerazioni, portando ad una degradazione dei nutrienti del mare, fondamentale per la buona salute generale del pianeta e dei suoi abitanti.
La novità focale della ricerca è insita però nei motivi che pare abbiano determinato in passato la riduzione dei ghiacci: questi infatti non dovrebbero ricercarsi nell’aumento della temperatura marina, ma in quelle dell’atmosfera. Tale scoperta potrebbe risultare utile su più piani, e aprire altre frontiere di ricerche. “Se riusciamo a proiettare nel futuro i tempi e i modelli spaziali di declino della copertura di ghiaccio potremo comprendere meglio il riscaldamento, prevenire i cambiamenti nelle reti alimentari e nella pesca e prepararci alle conseguenze geopolitiche” ha così commentato il coordinatore della ricerca Frank Pavia, sottolineando come gli esisti di questo studio debbano essere tenuti in considerazione a livello sovranazionale.