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Andreoni: "Chi distingue tra 'morti per covid o con covid' non sa di che parla"

L'infettivologo: "Chi compila una scheda di decesso di un paziente neoplastico terminale che ha contratto una polmonite da Covid, sa che questa persona non muore con Covid ma per il Covid, perchè è il virus che gli ha dato il colpo di grazia".

Andreoni: "Chi distingue tra 'morti per covid o con covid' non sa di che parla"
Massimo Andreoni

globalist

19 Gennaio 2022 - 19.31


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L’ordinario di Infettivologia e primario di malattie infettive dell’azienda universitario ospedaliera di Tor Vergata, nonchè direttore scientifico della Società Italiana di malattie infettive (Simit) Massimo Andreoni, riguardo all’aumento del numero dei guariti da Covid, ha dichiarato che “è probabilmente legato all’alto numero di contagi avuto in queste ultime settimane, si lega ad un rallentamento della crescita e contestualmente alla discesa ripida della curva che avremo nei prossimi giorni. Ricordiamo che la variante Omicron ospedalizza nell’1% dei casi, diversamente da Delta che porta a ricovero nel 5% dei casi e da quadri clinici importanti, se è vero che molti dei nuovi casi sono con la nuova mutazione ecco che il concetto di guarito non è più legato al guarito ospedaliero, cioè a colui o colei che viene dimesso da un ospedale, ma a un guarito che ha fatto la malattia a casa e che si negativizza in meno tempo. Non mi sorprende quindi che vi siano così tanti guariti relativi ad una variante meno aggressiva”. 

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“In ogni caso, abbiamo notato che tutti i pazienti che sono a domicilio e si recano da noi in ospedale per fare la terapia con i monoclonali o con gli antivirali, il 95% di questi hanno la variante Omicron, e questo lo sappiamo perchè dobbiamo sequenziare il campione testato per capire quale monoclonale somministrare”, spiega Andreoni. “Detto questo, tuttavia, sbagliamo se ne deduciamo che questa variante da solo un raffreddore e non causa infezioni anche gravi. Da questa considerazione siamo ancora molto lontani”, avverte il primario. “Anche perché – ribadisce – sempre all’ospedale di Tor Vergata, dei 28 ricoverati in sub-intensiva, il 50% è Omicron, questo per dire che questa mutazione non ci mette al riparo da un’evoluzione della malattia anche grave”.

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E rispetto ai tanti morti che stiamo registrando in queste ore? “Il Covid è ancora tra le prime cause di morte in questo Paese, non c’è una categoria di pazienti che fa 300-400 morti al giorno; non credo vi siano così tanti morti di infarto semmai di malattie cardiovascolari nel complesso, ma parliamo di numeri molto più ampi e quindi non comparabili”.

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Ci sono Paesi, come il Regno Unito, che hanno meno decessi da Covid, che peraltro conteggia distinguendo morti per Covid e morti da Covid, una differenza che però non convince Andreoni: “È una distinzione che non mi appassiona, perché chi compila una scheda di decesso di un paziente neoplastico terminale che ha contratto una polmonite da Covid, sa che questa persona non muore con Covid ma per il Covid, perchè è il virus che gli ha dato il colpo di grazia. Anche se aveva un’aspettativa di vita inferiore ad una persona sana, è stato il virus a togliergli la vita ed è quindi deceduta a causa del Sars-Cov-2. Chi la pensa diversamente, è evidente che non ha mai compilato una scheda di morte oppure valuta molto diversamente la patologia sottostante all’infezione da Coronavirus nel paziente. I casi di decessi morti con Covid, quindi, riguardano davvero pochi, pochissimi pazienti”.

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