Per giustificare il razzismo la destra sdogana le allucinazioni su Dio

Nella foga di definire l'episodio di Pontassieve come un rito di magia nera africana sono state dette stupidaggini ignorando cosa sia il cristianesimo africano. Altro che il 'dio bianco' da disprezzare

Salvini

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Riccardo Cristiano 11 settembre 2020

Va detto, o ammesso: non possiamo sottrarci all’obbligo di leggere. Ma quello che si legge in questi tempi su Dio e la religione rasenta l’incredibile e mantenersi distaccati nella prosa si fa sempre più difficile. Si fa sempre più difficile perché se non possiamo sottrarci all’obbligo di leggere non possiamo neanche sottrarci a quello di sobbalzare.


Davvero siamo ancora al livello per cui si può parlare al riguardo dell’aggressione a Salvini da parte di un africano che vive qui in Italia che dietro l’assalto al crocifisso che portava si vedeva un rito magico, magia nera? “Ti attacco con il mio Dio che è superiore”. Di più: “ attacco il Dio dei bianchi”.


Viene da chiedersi dove siamo... Senghor, la negritudine, l’ inculturazione cristiana in Africa, la creazione di una maggioranza relativa di neri africani cristiani non hanno insegnato proprio nulla?


Lasciamo perdere i discorsi sul singolo Paese, sul Paese d’origine del malcapitato. Ma cosa sappiamo dei cristiani d’Africa? Proprio nulla? Verrebbe da temere che la proiezione di un Dio bianco, un Dio nemico del Dio nero, possa corrispondere all’immaginario di chi scrive certe cose.
Il cristianesimo africano è nero, è inculturato in quel continente, in quelle società, in quelle culture. Bisogna farci pace con la storia e mettere da parte certe anticaglie che sanno proprio di colonialismo.
Il Dio cristiano è per tutti, con tutti, il cristianesimo quindi è di tutti e con tutti, in tutti i popoli e tutte le culture. Questo dovrebbe essere abbastanza noto, ma non lo è purtroppo. Ho un timore: siamo pronti a tornare ai tempi dell’orda. Così ci differenzia da allora? Non solo il fatto che i franchi non si cospargono più con il burro i capelli, ma che abbiamo scoperto che Dio è uno, non ci sono orde, né tribù con il loro Dio personale, tribale, nazionale. Vale da noi e vale da loro, e derubricare le religioni animiste a questa caricatura senza storia e senza cultura è la cosa più triste che si possa fare. Ma non è l’unica. O qualcuno pensa che bianco vuol dire civilizzato e nero invece vuol dire incivile? Le altre religioni sarebbero incivili, barbariche, false credenze... Dunque esisterebbe una falsa umanità...
In queste ore si parla di Dio anche per dire che non è unico. Lo fanno presunti esperti di cose di Dio per architettare assalti a Bergoglio e alla sua imminente enciclica sulla fratellanza. E se Dio non fosse l’unico Dio, di grazia, chi sarebbe? Se si può arrivare a dire che il Dio cristiano non è il Dio unico, il Dio di tutti, vuol dire ancora una volta che siamo pronti a tornare al Dio nazionale, a quello che guida gli eserciti, o le invincibili armate?
È noto, purtroppo, che ognuno di Dio può dire ciò che vuole, anche di rappresentarlo come vuole, magari come un anziano irascibile signore, figurarsi, padronissimi. Ma queste farsesche raffigurazioni con il Dio cristiano non hanno nulla a che fare. E non è questione di Francesco o Benedetto: “Deus Caritas est” è il titolo di un’enciclica di Benedetto, il papa più frainteso della storia. E se Dio è amore è amore per tutti, non certo solo per i bianchi. Ripercorrendo i titoli delle più note encicliche troveremo sempre chiarissimo questo punto, e che i tre monoteismi poi si riferiscano al Dio unico, e non ad un unico Dio, lo ha messo in chiaro da par suo già Paolo VI, a Betlemme, tanti decenni fa. No, non possiamo sottrarci al dovere di leggere, ma possiamo auspicare che ci sia anche la possibilità di documentarsi prima di scrivere?
La verità è che Francesco con la sua imminente enciclica sulla fratellanza manda in soffitta tutti i fondamentalismi, quelli che dicono “Muslim first” o “Christian first”, manda cioè in soffitta l’idea che unisce tutti i fondamentalismi, lo scontro di civiltà. E questo sarà uno spartiacque, per tutti.