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Volevano pulirsi il c**o con il tricolore ma oggi cantano l'inno: Mameli dovrebbe denunciarli

Al'adunata salviniana di Roma la platea ha intonato Freatelli d'Italia. E ha applaudito gli eredi di un partito chi sputava sull'Italia, il tricolore e non omaggiava il presidente della Repubblica.

Salvini al palazzo dei Congressi di Roma dove la platea ha cantato l'Inno di Mameli
Salvini al palazzo dei Congressi di Roma dove la platea ha cantato l'Inno di Mameli

globalist Modifica articolo

16 Febbraio 2020 - 17.08


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E anche oggi l’ipocrisia è andata in scena. Con Salvini non più verde ma blu che entra al PalaCongressi di Roma mentre la platea canta l’Inno di Mameli.
L’Inno di Mameli? Per decenza in qualsiasi consesso leghista o post-leghista dovrebbe essere vietato cantare l’Inno di Mameli.
Perché va bene essere un paese di banderuole e opportunisti che legano l’asino sia dove vuole il padrone sia dove più conviene, ma come possono cantare l’Inno di Mameli per omaggiare quelli che hanno fatto carriera politica nella Lega cresciuta invocando la secessione, disprezzando terroni e napoletani, dicendo che con il tricolore ci si doveva pulire il culo, che il 2 giugno non c’era nulla da festeggiare e che tifavano ostentatamente contro la nazionale di calcio italiana?
Con quale faccia possono cantare “Fratelli d’Italia”? Se ci fosse un discendente di Goffredo Mameli li dovrebbe denunciare.
Ma non c’è nessuno – che si sappia – legittimato e allora con le parole di Giancarlo Governi proviamo a ricordare che Mameli non solo è la negazione degli indipendentisti padani, di coloro che insultavano il tricolore, ma uno che voleva unire gli italiani e poi gli europei.
Perché l’Inno di Mameli andrebbe letto e cantato per intero.
Ha detto Giancarlo Governi: “Goffredo Mameli a venti anni compose quel testo poetico, che fu poi musicato da Novaro, e un anno dopo lasciò la sua vita sulle barricate del Vascello, dove difendeva, nell’esercito di Garibaldi, la Repubblica Romana. Quella Repubblica Romana che si dette una costituzione che fu in vigore un solo giorno e che aveva dato il voto anche alle donne, un atto rivoluzionario e anticipatore. Mameli era mazziniano e aveva seguito gli insegnamenti di Mazzini il quale voleva unire i popoli, i popoli italiani prima e quello europei dopo, liberati dalla tirannide. Prima fondò la Giovane Italia e poi la Giovane Europa. Mameli poi aveva capito che Mazzini era il teorico, il profeta disarmato, e Garibaldi era il combattente, l’eroe dei due mondi sempre pronto a combattere per la libertà, la democrazia e la giustizia sociale.
Mameli non era un sovranista, come credono gli ignoranti e coloro che deliberatamente vogliono ignorare, ma era piuttosto un internazionalista”.
Chiaro?

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