Epstein tentò contatti con Putin: nuovi documenti svelano legami opachi con russi e servizi segreti
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Epstein tentò contatti con Putin: nuovi documenti svelano legami opachi con russi e servizi segreti

Jeffrey Epstein voleva far arrivare un messaggio diretto a Vladimir Putin. Non un contatto marginale, non una conoscenza di passaggio: un canale politico.

Epstein tentò contatti con Putin: nuovi documenti svelano legami opachi con russi e servizi segreti
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8 Febbraio 2026 - 16.42


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Jeffrey Epstein voleva far arrivare un messaggio diretto a Vladimir Putin. Non un contatto marginale, non una conoscenza di passaggio: un canale politico. Era il giugno del 2018 e Epstein, già noto per i suoi legami opachi, cercava di riallacciare i rapporti con il Cremlino dopo la morte improvvisa di Vitaly Churkin, l’ambasciatore russo all’Onu con cui – secondo documenti ora resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense – aveva rapporti regolari a New York.

In una email a Thorbjørn Jagland, allora segretario generale del Consiglio d’Europa, Epstein suggeriva di far sapere a Putin che il ministro degli Esteri Sergey Lavrov avrebbe potuto “parlare con lui”, ricordando che Churkin lo faceva abitualmente. Jagland rispondeva che avrebbe girato il messaggio all’assistente di Lavrov.

Le mail mostrano un Epstein che si accredita come interprete del trumpismo per Mosca: Churkin, scrive, “capiva Trump dopo le nostre conversazioni”. E aggiunge una frase rivelatrice: per Trump “non è complesso, deve solo sembrare che ottenga qualcosa”.

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I nuovi documenti aprono uno squarcio inquietante: Epstein non cercava solo modelle nell’Europa orientale, ma puntava esplicitamente a inserirsi nei circuiti del potere russo, tentando più volte di incontrare o contattare direttamente Putin. Tanto che il premier polacco Donald Tusk ha annunciato l’apertura di un’indagine per verificare possibili legami tra Epstein e l’intelligence russa.

«Sempre più indizi, sempre più informazioni e sempre più commenti sulla stampa globale indicano il sospetto che questo scandalo senza precedenti di pedofilia sia stato co-organizzato dai servizi segreti russi», ha dichiarato Tusk. Un’ipotesi devastante: se fosse vera, Mosca disporrebbe di materiale compromettente su leader politici ancora oggi in carica.

Il Cremlino respinge tutto con sarcasmo. Il portavoce Dmitry Peskov liquida l’idea che Epstein fosse controllato dall’intelligence russa come “non seria” e invita i giornalisti a “non perdere tempo”.

Eppure le carte raccontano altro. Epstein si vantava di poter consigliare la Russia su come attirare investimenti occidentali, chiedeva incontri riservati di ore con Putin, si presentava come consigliere di Bill Gates (affermazione smentita dal diretto interessato) e parlava di sé come di una figura in grado di fare per l’economia russa ciò che Sputnik fece per la corsa allo spazio.

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I documenti mostrano anche legami diretti con figure russe con trascorsi nei servizi di sicurezza, come Sergey Belyakov, ex FSB e dirigente di fondi sovrani e forum economici russi. Epstein lo definiva “un mio carissimo amico”, gli offriva aiuto, chiedeva “suggerimenti” su come gestire casi di ricatti sessuali e tentava di fare da intermediario con oligarchi come Oleg Deripaska, all’epoca sotto sanzioni statunitensi.

Attorno a Epstein ruota anche Masha Drokova Bucher, ex attivista del movimento giovanile putiniano Nashi, sua pubblicista dopo la condanna del 2008 e poi fondatrice di un fondo di venture capital. Una relazione stretta, personale e professionale, che rafforza il quadro di un sistema di relazioni opache tra finanza, potere politico e intelligence.

I registri di volo confermano che Epstein e Ghislaine Maxwell viaggiarono in Russia già nel 2002. Foto e documenti lo collocano perfino a Sarov, città chiusa sede di ricerca nucleare, davanti alla casa di Andrej Sacharov.

Nulla dimostra in modo definitivo che Epstein fosse un agente russo. Ma le carte delineano un profilo preciso: un uomo che cercava sistematicamente il potere, che si proponeva come intermediario geopolitico, che frequentava ambienti di intelligence e che si muoveva con disinvoltura tra oligarchi, leader politici e apparati statali.

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Ed è proprio questo che rende la vicenda ancora più inquietante: Epstein non era solo un criminale sessuale protetto per anni. Era un nodo di una rete molto più grande, dove ricatto, denaro e politica internazionale si intrecciano in modo esplosivo.

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